Il difficile destino di chi vive sulla graticola

di Redazione, @forzaroma

Fare l’allenatore è un mestiere certamente stimolante che vorrebbero fare anche alcune persone non legate direttamente al mondo del calcio, ma molti non considerano le responsabilità che sono richieste a chi siede in panchina che non solo deve scegliere con consapevolezza i giocatori migliori a sua disposizione da schierare in campo, ma inevitabilmente è anche ritenuto il primo colpevole quando le cose non vanno bene. Troppo spesso, infatti, per una società diventa più comodo scegliere di cambiare il tecnico piuttosto che riconoscere di avere fatto degli errori nella fase di costruzione della squadra, anche se si sa bene che è proprio chi scende in campo che ha il compito di eseguire gli insegnamenti dell’allenatore.

In casa Udinese la vittoria casalinga contro il Torino ha certamente contribuito a rasserenare gli animi dopo che nelle ultime settimane erano state troppe le battute d’arresto dei bianconeri che avevano perso anche posizioni in classifica, ma allo stesso tempo non erano mancate recriminazioni e accuse nei confronti di Stramaccioni che avevano dato coraggio a chi già da tempo non lo riteneva idoneo a guidare la formazione friulana. Nonostante i risultati non del tutto soddisfacenti, però, la società del presidente Pozzo si era stretta attorno al suo tecnico sottolineando la fiducia in lui e nel suo lavoro proprio perchè soprattutto nella prima parte della stagione il Mister romano era stato in grado di assemblare al meglio un gruppo eterogeoneo, come capita spesso in casa Udinese, che gli aveva permesso di ottenere risultati e prestazioni importanti come il pareggio in casa contro la Juventus. Strama inoltre aveva dimostrato carattere, caratteristica fondamentale in un allenatore che vuole fare bene, anche nei momenti più difficili, come quando davanti alle telecamere dopo la sconfitta contro il Napoli non aveva avuto timore a criticare l’atteggiamento dei suoi ritenuto troppo superficiale.

Situazioni come quella che abbiamo vissuto in questo periodo a Udine dimostrano chiaramente quanto sia importante per fare bene e proseguire con fiducia nei propri mezzi l’atteggiamento della società che non deve mai perdere di vista gli obiettivi da raggiungere, ma anche le reali doti della rosa messa a disposizione del tecnico. Ben diverso, invece, è quello che sta accadendo a Milano, dove sulle panchine di Milan e Inter siedono rispettivamente un esordiente e un allenatore che ha vinto e allenato anche in piazze importanti europee, ma che stanno finora raccogliendo meno rispetto a quanto ci si potesse aspettare.

Il caso di Inzaghi è comunque emblematico, ma paradossale: l’allenatore rossonero, infatti, si è guadagnato la panchina della Prima squadra soprattutto per il rapporto con Adriano Galliani, ma i risultati non parlano certo a suo favore. Siamo ormai a marzo, ma gioco e motivazioni nei giocatori non si vedono minimamente e il tanto decantato entusiasmo che avrebbe dovuto essere lo strumento migliore per ottenere il terzo posto (certamente utopico per una rosa assemblata piuttosto male) è sparito velocemente. Nemmeno il pareggio casalingo contro il Verona è però servito a spingere la società a cambiare allenatore, anche se il silenzio della proprietà e di Barbara Berlusconi è quello che fa maggiormente rumore proprio perchè sembra quasi che si voglia far decantare a fuoco lento Inzaghi che appare ormai sempre più provato, anche fisicamente, da una situazione più grande di lui che si è trovato a gestire.

Ben diversa è invece la situazione di Mancini, pur essendoci poca differenza di classifica tra le due sponde del Naviglio: il tecnico nerazzurro, infatti, è arrivato solo a novembre dopo l’esonero di Mazzarri, ma pur essendo consapevole del compito difficile che si trovava ad affrontare a stagione in corso ha subito puntato a dare un gioco e motivazioni da grande che mancavano da tempo con l’idea che i frutti non si sarebbero raccolti subito. Il cambiamento di rotta rispetto al passato in casa nerazzurra appare evidente e anche gli acquisti di gennaio sono stati improntati su suggerimento di Mancini nell’ottima di migliorare il livello qualitativo della rosa, pur senza perdere di vista le note difficoltà societarie.

Quale sia la strada migliore da percorrere è forse difficile dirlo visto che in ogni caso per fare bene è importante tenere presenti gli obiettivi che una società vuole raggiungere , ma la perseveranza nelle proprie idee non deve mai mancare.

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