Il dilemma degli esterni

Il dilemma degli esterni

L’Udinese sulle corsie laterali non convince: dipende dalle caratteristiche degli interpreti

di Redazione

Sono diversi i punti interrogativi che ruotano attorno all’Udinese, e non potrebbe essere altrimenti, considerato il non certo esaltante inizio di stagione dei bianconeri. Dalle perplessità su De Paul, sia in relazione al ruolo che al modo di interpretare le partite dell’argentino, alla sterilità dell’attacco, non ponendo in secondo piano, anzi, le amnesie, difensive e offensive, che hanno caratterizzato le prime uscite stagionali della squadra di Tudor.

Oltre a queste fonti di riflessione, ve n’è un’altra, magari meno appariscente, ma non per questo meno nevralgica: riguarda gli esterni, la loro quantità (numerica) e qualità. Si parta dal primo fattore. A voler essere generosi, l’Udinese in rosa ha quattro laterali. Perché volendo essere magnanimi? Perché è vero che Samir all’occorrenza può essere utilizzato sulla corsia sinistra, ma altrettanto certo è che non si tratta di un esterno puro, né per una difesa a tre né per una a quattro (dove, a ogni modo, potrebbe trovarsi più a suo agio).

Quindi, oltre al brasiliano, rimangono Larsen e Ter Avest (lato destro) e Sema (sinistro). Si dirà che quattro – o “tre e mezzo” – può essere ritenuto un numero sufficiente, ma non è così, se si tiene conto delle caratteristiche dei vari interpreti. Samir, come detto, è soprattutto un centrale; rimanendo a sinistra, Sema finora non ha fatto consumare le mani dagli applausi, anzi. Pur avendo messo in mostra qualche dote interessante, non ha trovato la necessaria continuità per diventare un fattore decisivo in termini positivi. Spesso si assenta dal match, talvolta balla dietro, non spinge con la dovuta costanza. Non l’ideale, in un modulo come quello scelto da Tudor: nel 3-5-2, infatti, gli esterni sono centrali sia in fase difensiva sia in quella propositiva.

Larsen sembra lontano dai migliori periodi di forma, e a livello generale non ha quella propensione alla sgroppata in avanti che servirebbe; Ter Avest sta progressivamente tornando alla piena disponibilità, ma anche su di lui permane qualche dubbio. Tirando le somme, appare chiaro che le corsie laterali sono uno dei problemi dell’Udinese. Si aggiunga un’altra valutazione. Se è vero che con la difesa a tre gli esterni a disposizione non sono l’ideale, allo stesso modo si può dire che, per caratteristiche, i giocatori in rosa non consentono di passare agevolmente a una linea arretrata a quattro.

Che fare, insomma? Il primo pensiero, inevitabilmente, è rivolto al mercato: a gennaio la società dovrebbe pensare soprattutto agli esterni, a meno di clamorose inversioni di rendimento da parte di quelli attualmente in organico. La squadra di Tudor, come detto più volte, ha diversi pregi: solidità difensiva, compattezza, attenzione. Ovvio, tali caratteristiche devono perdurare 90 minuti e non un tempo o poco più (come si è visto a Firenze), ma costituiscono una buona base di partenza. Vi è poi il talento di alcuni giocatori, che può esaltare le caratteristiche di altri interpreti.

Ecco perché rinforzare le corsie laterali potrebbe essere un fattore importante, se non decisivo.

 

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