Il Natale sereno dell’Udinese, il Capodanno da mille e una notte del Pordenone

Il Natale sereno dell’Udinese, il Capodanno da mille e una notte del Pordenone

Storia, contesto e mezzi diversi: eppure i bianconeri arrancano, mentre i neroverdi sognano

di Redazione

Se l’Udinese battendo il Cagliari si è regalata un Natale sereno, il Pordenone, grazie al successo sulla Cremonese, vivrà un Capodanno da mille e una notte. Non è la prima volta che lo scriviamo: tentare di fare paragoni tra bianconeri e neroverdi probabilmente non è del tutto corretto.

Non lo è per storia, contesto, mezzi a disposizione; eppure alle volte torna utile, non solo per i solidi rapporti di collaborazione tra le due società, soprattutto per un altro elemento, il più lampante: l’appartenenza allo stesso territorio.

La storia che la squadra di Tesser sta scrivendo partita dopo partita è una favola, di quelle che riconciliano con il calcio, il quale spesso, molto spesso, nell’oggi fa di tutto perché non gli si voglia più bene. Certo, se sarà davvero una favola lo si scoprirà solo in primavera, ma già ora il dato di fatto è che i ramarri fanno sognare una città e i tifosi. Chi c’era dai tempi dei dilettanti e chi è arrivato da poco: non è la stessa cosa, ma l’importante è che identica sia la passione, l’affetto. I sogni non fanno distinzioni, sono democratici.

Le zebrette, di contro, vivono un’altra stagione complicata, l’ennesima degli ultimi anni. I tifosi bianconeri sono arrabbiati, delusi, eppure non arretrano di un millimetro: sempre al fianco della squadra. Sempre a cantare, gioire, piangere, imprecare. Emozionarsi.

Sarebbe complicato – e probabilmente si rischierebbe di disperdere per strada plurimi elementi – cercare di capire le difficoltà dell’Udinese e i successi del Pordenone: sono due storie diverse, prima di tutto sono delle storie. Come tali hanno radici, percorsi, inclinazioni, difficoltà e ambizioni differenti.

Esulando dalle riflessioni e badando al sodo, al giro di boa la stagione essenzialmente dice questo. L’Udinese può salvarsi, lo può fare senza correre particolari rischi, anche se quest’anno la bagarre è più subdola: squadre materasso non ci pare ce ne siano. Quindi? Proprietà, società, allenatore e giocatori devono sbagliare il meno possibile, ragionando come un gruppo vero.

Com’è il Pordenone. Già, e il Pordenone? Chi vivrà vedrà. I sogni sono una dolce compagnia.

Massimo Pighin

 

 

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