Il pregio di far giocare male gli avversari

Solidità difensiva, compattezza e mentalità dell’Udinese fanno emergere i difetti altrui

di Redazione

Far giocare male l’avversario può essere più produttivo di giocare bene? Alle volte sì, molto più efficace. In particolare se non si dispone di un’organico di qualità particolarmente accentuata, mancanza cui, giocoforza, si deve sopperire con altre armi.

Nelle prime otto giornate l’Udinese ha fatto vedere cose buone e altre meno positive: nella prima categoria rientra la capacità, la propensione di far giocare male le squadre che si è trovata di fronte. E’ accaduto quasi sempre: perché?

La formazione di Tudor ha una spiccata predisposizione alla fase difensiva, che declina mantenendo le giuste distanze tra i reparti, fra i quali spesso gli avversari non hanno lo spazio di imbastire la manovra tanto corte sono le diverse linee bianconere; inoltre, l’Udinese ha mentalità, carattere. Propensione alla lotta, alla corsa, al sacrificio.

In altre parole, gli uomini di Tudor nella bagarre non si trovano male, anzi: appare la dimensione a loro più congeniale. Ora, com’è noto sono molti gli aspetti da migliorare – primo dei quali, inutile dirlo, la produzione offensiva -, però riuscire a far esprimere non nel modo migliore le squadre che si hanno davanti è un buon punto di partenza.

Occorre accentuare questa caratteristica, lavorando allo stesso tempo su ciò che non va. Siamo solo all’alba del campionato, i destini sono ancora tutti da tratteggiare: l’Udinese pare avare davanti margini adeguati per togliersi delle soddisfazioni.

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