Jajalo: Da 25 anni l’Udinese è in A, qualcosa vorrà dire

Jajalo: Da 25 anni l’Udinese è in A, qualcosa vorrà dire

«Normale che voglia far bene con l’Udinese. Ma tornare nella nazionale bosniaca sarebbe bellissimo, è il mio sogno».

di Redazione

Mato Jajalo, 31 anni, si presenta alla Gazzetta sapendo che Igor Tduor lo ha benedetto: regia ordinata, piedi buoni, abile nei cambi gioco, ottima visione. «Siamo sei figli, cinque fratelli e una sorella». Ora i figli li ha lui, quattro a soli 31 anni. E proprio i suoi bimbi gli hanno regalato la perla dell’estate con un video in cui cantano l’addio della famiglia Jajalo a Palermo, una città che è entrata nel loro cuore. «La canzone l’ha scritta mia moglie Ivana, che è di Mostar, e i bambini la cantano».

C’era un legame forte con Palermo dove è arrivato nel 2015.

«Fortissimo. Rimarrà. Anche se la casa la lasceremo. La scuola internazionale dei figli in centro era diventata una famiglia. Dispiace tanto davvero che il Palermo sia finito così. Ma da tempo avevo capito che c’erano difficoltà. Mi mancherà il cannolo, a Palermo ho cominciato ad apprezzarlo tardi poi ogni tanto di nascosto lo mangiavo».

Ed è arrivata l’Udinese. Prima di tutti.

«Sì, ho firmato un triennale. Sono contento, me ne aveva parlato molto bene Bubnic. Mi piace tutto di questo club, la storia, innanzitutto. Da 25 anni l’Udinese è in A, qualcosa vorrà dire. C’è uno stadio bello e tutto quello di cui un calciatore ha bisogno per fare al meglio il suo lavoro. Neppure in Germania avevo visto una struttura del genere».

Il vero lavoro comincia a casa dopo l’allenamento. Come fa a 31 anni con quattro figli? Non le manca la vita da single?

«L’ho fatta. Da ragazzo. A voi italiani sembra strano, ma nel nostro paese è normale farsi una famiglia da giovani e averla numerosa. La mia figlia più piccola ha cinque anni».

Torniamo al pallone: come si definisce?

«Un centrocampista box to box. Sono destro. Gioco davanti alla difesa, mi piace costruire, ma, se capita, vado al tiro. Ho fatto pure il trequartista».

Nel suo ruolo chi le piace?

«Pjanic, sarebbe facile, ma uno che mi ha sempre colpito è stato Montolivo. Mi è rimasto impresso. Se poi devo pensare a chi mi ha insegnato molto dico Enzo Maresca. Molto intelligente, lui è stato importante».

Lei viene dalla B, dovrà riabituarsi alla Serie A.

«La A è difficile, perché c’è tanta qualità. Ma in B ti aggrediscono sempre, c’è più fame e vince chi ha voglia davvero».

Perché ha scelto definitivamente l’Italia?

«Mi piace il calcio che si gioca e la sua idea. Si deve pensare».

Con il tecnico Tudor parla la stessa lingua?

«A volte con alcuni di noi si esprime nella stessa lingua, ma durante l’allenamento no».

Da Palermo è arrivato anche Nestorovski, l’attaccante tanto atteso. Una garanzia per l’Udinese?

«Assolutamente, perché ha fame. Ha la mentalità vincente. Poi gioca per la squadra, sa tenere la palla e ha un tiro molto preciso. Abbiamo fatto tre anni insieme, garantisco per lui».

Chiudiamo con i suoi obiettivi.

«Normale che voglia far bene con l’Udinese. Ma tornare nella nazionale bosniaca sarebbe bellissimo, è il mio sogno».

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