Oddo: Grandissima stima in Lasagna

Oddo: Grandissima stima in Lasagna

“Rifacendomi alla mia Udinese, Okaka ricalca il Maxi Lopez che avevamo e che era capace di aprire gli spazi per poi servire Kevin, che per la mia idea di calcio si esprimeva al massimo avendo vicino proprio una spalla capace di mandarlo al tiro”

di Redazione

Massimo Oddo è stato l’ultimo tecnico dell’Udinese a regalare una striscia positiva unica, cinque vittorie consecutive. Un ricordo annebbiato poi dall’incredibile fila di sconfitte che fecero saltare anche la sua panchina. «Il ricordo è splendido, eravamo in un momento estremamente positivo perché avevamo trovato l’alchimia giusta e stavamo giocando bene. Quella vittoria a Bologna fu la quinta consecutiva e tra le più belle perché arrivata in una partita quasi perfetta, ottenuta in rimonta e con il secondo gol, quello di Kevin, bellissimo per come costruito e finalizzato in velocità», le parole al Messaggero Veneto dove poi parla an che di Lasagna. «Ho grandissima stima del giocatore che potrebbe fare molto di più credendo più in se stesso. Kevin è introverso, timido, dà sempre la sensazione di non essere sicuro, quindi il salto da fare è mentale più che tattico e tecnico. È uno di quei ragazzi che si sente in fiducia quando la squadra va bene, ma che è poco lucido quando le cose non vanno benissimo».

La coppia con Okaka secondo Oddo è «un’ottima coppia. Rifacendomi alla mia Udinese, Okaka ricalca il Maxi Lopez che avevamo e che era capace di aprire gli spazi per poi servire Kevin, che per la mia idea di calcio si esprimeva al massimo avendo vicino proprio una spalla capace di mandarlo al tiro».

Nella sua Udinese il punto di forza era dato da Barak Jankto: «Ero e sono convinto che Barak sarebbe potuto arrivare a grandi squadre, ma dopo l’ho perso di vista e quindi non posso esprimermi sul perché della cessione».

Infine unpensiero a Mihajlovic ex compagno nella Lazio: «Sinisa non si sentiva solo in campo, ma ti aiutava anche fuori, e non ho mai avuto dubbi che non combattesse contro la malattia, perché quello è il suo carattere. E’ sempre stato forte. La storia della sua vita gli ha insegnato a combattere sempre e spesso ci raccontava delle guerre passate, rischiando molto anche quando tornava nel suo paese».

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