Udinese, dopo il Ravenna i primi nodi al pettine

Udinese, dopo il Ravenna i primi nodi al pettine

Come si dice errare è umano, perseverare diabolico. Sempre restando che un ko col Ravenna non è indicativo, ma certamente indiziario sì.

di Redazione

Il ko col Ravenna forse viene al momento giusto perché l’Udinese ha messo in mostra il peggio di sé al di là della fase di preparazione che indubbiamente influisce (la Fiorentina e il Napoli ne sanno qualcosa contro il Benevento, ndr). Fatto sta che i bianconeri sono la stessa squadra dell’anno scorso. Gli innesti di Becao, Jajalo e quasi certamente Nestorovski non portano un aumento considerevole del tasso tecnico. A questo si aggiunge l’incertezza per il rischio di dover trattenere contro voglio alcuni giocatori che hanno già la valigia e forse la testa altrove, leggasi Fofana e De Paul soprattutto. Trattenerli solo perché nessuno riesce a considerare onesta la richiesta dell’Udinese sarebbe un errore che farebbe pensare che non si è capito nulla degli anni scorso dove proprio una rosa troppo ampia e piena zeppa di doppioni tutti sullo stesso piano ha contribuito in modo considerevole alla crisi.

Tudor ha annunciato moduli nuovi, che tradotto significa che gli piacerebbe passare alla difesa a quattro magari con due mediani davanti oppure con un “semplice” 4-3-3. Ma per ora deve adeguarsi, non c’è la possibilità di provare certe soluzioni perché la squadra è rimasta immutata.

Per questo il tecnico ha reclamato acquisti. In attacco dove sa che il solo Lasagna è forse l’unico da doppia cifra (ma non di certo da bomber di razza ancora), mentre gli altri sono appoggi che possono dare qualcosa, ma non di certo la completa efficienza in entrambe le fasi di gioco, indispensabile per giocare con una punta in più. Il caso si complicherebbe con la permanenza di De Paul che come l’anno passato dovrebbe cercare un ruolo che non gli appartiene e che toglierebbe spazio a giocatori con caratteristiche più duttili e utili alla causa.

Vendere per poi comprare, lo diciamo da tempo. La filosofia è questa ed è logica, ma se mancano gli acquirenti serve pensare di fare qualche sacrificio abbassando le pretese. Poi pensare a un mediano (Tokoz sembra un giorno vicino e due lontano e più passa il tempo più l’operazione si complica), un esterno sinistro dopo che Pezzella e D’Alessandro hanno salutato, e una punta di valore che probabilmente la società come al solito cercherà in Sudamerica. Poi c’è da capire sulla destra se Larsen rimarrà.

Ingelsson intanto va verso il Venezia, Matos ha richieste da parecchie squadre di B, Nuytink è in attesa di capire dove potrebbe andare (forse di nuovo in Olanda). Intano Guaye appare acerbo, mentre per il resto come detto nulla sembra essere cambiato.

Il tempo inizia a stringere, un mese per gli innesti può bastare, ma ricordiamo prima le vendite per cui si rischia di arrivare a metà agosto con le trattative più serrate e i prezzi che aumentano a meno che non ci si getti su seconde scelte.

Per ora quindi solo ancora confusione, in campo come contro il Ravenna (ripetiamo, la condizione c’entra ma non è l’unica spiegazione), fuori ancora incertezza sulle operazioni e alcuni giocatori che appaiono non certo felicissimi di essere ancora a Udine, con i fischi a Mandragora che sono un piccolo grande segnale da non sottovalutare.

Per adesso l’Udinese è indietro quindi. Il tempo per rimediare c’è, la volontà passa da Pozzo Jr che coordina tutto il mercato. Marino sta già iniziando a mettere mano ai problemi di spogliatoio e di più non può fare, anche se sono davvero complicati anche per un dirigente della sua esperienza. Del resto dopo anni di tribolazioni ci si attendeva una rivoluzione, invece assistiamo ancora a alla solita fiducia in chi ha già dimostrato di essere non all’altezza. Come si dice errare è umano, perseverare diabolico. Sempre restando che un ko col Ravenna non è indicativo, ma certamente indiziario sì.

 

 

 

 

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy