Udinese, l’inizio di una nuova era?

La vittoria sul Torino racchiude tanti elementi positivi: da qui i bianconeri devono ripartire

di Redazione

L’inizio di una nuova era? Evidentemente, è presto per dirlo: come per ogni cosa, il tempo certificherà se il successo dell’Udinese sul Torino può rappresentare la “rinascita” della squadra di Tudor. Di certo già oggi si può evidenziare che gli aspetti positivi della vittoria di ieri, domenica 20 ottobre, sono più d’uno. E questo è di per sé stesso un elemento rassicurante.

Si parta dal più macroscopico: la solidità difensiva. L’Udinese è la quadra che ha subito meno reti in Serie A: 6 in 8 gare. Poche, è un bene, è inutile dirlo. A differenza di altre partite, però, ieri i bianconeri sono stati concentrati per tutto il match, concedendo pressoché nulla agli uomini di Mazzarri. Musso ha dovuto compiere un unico intervento realmente complicato, il terzetto difensivo posizionato davanti a lui non ha mai ballato vistosamente.

Al netto della ricerca, del culto, della nobiltà che molti commentatori illustri attribuiscono al bel gioco, nel calcio, da sempre, non subire reti rimane un aspetto essenziale. Per questo la solidità difensiva deve diventare sempre di più la base sulla quale l’Udinese può costruire le fortune della sua stagione.

Ora, come coniugare la compattezza della retroguardia con una produzione offensiva più efficace? Le soluzioni sono più d’una, ma probabilmente Gotti, nella conferenza stampa post partita, ha centrato bene la questione. “Dobbiamo credere maggiormente nel nostro valore”, ha detto il vice di Tudor. Viene da pensare che abbia regione: la fiducia, la testa, anche nel calcio fanno la differenza.

Allo stesso tempo va rilevato un altro fattore. Contro il Torino la vittoria avrebbe potuto avere dimensioni più larghe: non dev’essere dimenticato. In egual misura sono 4 i gol segnati in 8 partite: peggior attacco della Serie A. Quindi, il lavoro da fare non manca.

In ultima battuta – ma probabilmente al primo posto per rilevanza – si prenda in esame la mentalità. Ieri i bianconeri hanno avuto la bravura, la capacità e la pazienza di leggere ogni fase del match: un’applicazione tattica che ha pagato, soprattutto perché coniugata con una spiccata propensione alla lotta. Alla corsa, al sacrificio: Mandragora ha finito la partita coi crampi, e non è stato l’unico.

Si può essere ottimisti, insomma, a patto che si continui a lavorare lungo il percorso intrapreso: i segnali di vita, rilevanti, ci sono.

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