Udinese, niente di nuovo all’orizzonte

Udinese, niente di nuovo all’orizzonte

La sfida con la Fiorentina ha confermato vizi e virtù della squadra di Tudor

di Redazione

Niente di nuovo all’orizzonte: la sfida del Franchi ha confermato vizi e virtù palesati più volte dall’Udinese in questo inizio di campionato. Con un’aggravante: sono prevalse le caratteristiche negative, considerata la vittoria – e come è maturata – della Fiorentina. Capitolo vizi. Non si può che partire da quello più evidente, ovvero dalla sterilità offensiva: tre gol nelle prime sette partite, solo in altre tre stagioni i bianconeri erano partiti così male (1980/81, 1993/94 e 2010/11).

Perché la squadra di Tudor segna poco? Al netto dell’abbondanza numerica dell’attacco, com’è noto da tempo manca un bomber di razza: un Di Natale, non per fare paragoni scomodi, ma con il solo obiettivo di non voler andare troppo il là nel tempo. Appurato questo dato di fatto, bisogna cercare di capire come il reparto offensivo potrebbe raggiungere numeri accettabili. L’elemento che salta maggiormente agli occhi è la scarsa capacità del centrocampo di sostenere le punte: lo si è visto anche a Firenze, dove Okaka a lungo ha fatto la guerra da solo, con Nestorovski incapace di coadiuvare il compagno d’attacco o, viceversa, di creare pericoli in proprio.

Nel tentare di analizzare questo fattore, si distingua tra corsie laterali e posizioni centrali. Sulle fasce Larsen e Sema non garantiscono la spinta costante che un modulo come il 3-5-2 richiede. Si badi bene, non si pretende che i due esterni vivano i 90 minuti in perenne pressione offensiva, ma che abbiano la bravura di prendersi campo quando possibile, garantendo così più soluzioni offensive alla manovra. Contro i viola, a dire il vero, Sema non è dispiaciuto, mentre Larsen appare poco incline – perlomeno in questo momento – a garantire le necessarie sgroppate sulla corsia di destra.

Veniamo al tasto più dolente, senza comunque ridurre – non sarebbe possibile, visto il modulo utilizzato da Tudor – l’importanza dei laterali. De Paul nella posizione di mezzala non è libero di esprimere il considerevole talento di cui dispone. Dove collocarlo, quindi? Ora, anche se è vero che sistemarlo in mezzo al campo consente da un lato di avere una mediana più folta e maggiormente tecnica schierando allo stesso tempo due attaccanti di ruolo, altrettanto evidente è che per fare il salto di qualità l’Udinese ha bisogno del miglior De Paul. All’allenatore il compito di trovare una soluzione.

Alla voce vizi rientrano anche gli errori, sia in fase difensiva che offensiva. Macroscopico quello di Jajalo: invece di rinviare comodamente, ha preferito far uscire il pallone, regalando così il corner grazie al quale gli uomini di Montella hanno trovato il gol-partita. Inoltre, altre imprecisioni, piccole e grandi, hanno fatto tremare Musso; allo stesso modo, le poche palle-gol che si sono materializzate al Franchi l’Udinese le ha sprecate. Serve più precisione, davanti e dietro, è necessario rimanere concentrati dal fischio d’inizio a quello finale. Cosa che ieri, 6 ottobre, non è avvenuta.

Analizziamo ora le virtù. Di sicuro nel primo tempo i bianconeri hanno interpretato il match come gli aveva chiesto il tecnico: compatti, stretti tra i reparti, attenti. Solidi, in una parola. Si riparta da qui, allora, unendo a questo pregio il talento di alcuni interpreti (oltre a De Paul sicuramente Musso), che assieme alle caratteristiche tecniche di altri giocatori può aprire le porte alla svolta. In tal senso la fisicità di Okaka appare un elemento imprescindibile per aprire le difese, nelle quali potrebbe essere letale, grazie alla sua velocità, Lasagna. Mandragora ha un sinistro educato: si assuma più responsabilità, sempre, non a intermittenza.

I margini per fare meglio di così ci sono, e sembrano essere ampi. La sosta – al netto del via vai dei nazionali – può rappresentare l’occasione per Tudor di bilanciare in maniera più puntuale la squadra, limando le conseguenze dei vizi e cercando di amplificare le virtù.

 

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