Udinese, Okaka: “La lotta contro il razzismo parte dall’educazione dei nostri figli”

Udinese, Okaka: “La lotta contro il razzismo parte dall’educazione dei nostri figli”

L’attaccante bianconero in una lunga chiacchierata ai microfoni di Sportitalia

di Redazione

L’attaccante bianconero in una lunga chiacchierata ai microfoni di Sportitalia:

Campionato “Come squadra siamo a buon punto, si può sempre fare meglio, abbiamo perso qualche punto all’inizio, poi li abbiamo recuperati in partite difficili, ma siamo nella media.

Non ho mai pensato di lasciare l’Udinese perché qui, in questa regione, ho trovato la mia zona comfort, Essendo però un giocatore del Watford sono dovuto tornare in Inghilterra, poi appena si è aperto uno spiraglio sono rientrato volentieri perché qui ho trovato la mia dimensione”.

L’Udinese “E’ un club a cinque stelle, ha un’organizzazione incredibile, ti fa sentire un top, ti fa sentire a casa coinvolgendo anche i tuoi familiari. E’ un po’ una famiglia dove tutti danno il massimo, è un club perfetto per un giovane che vuole rimettersi in gioco”. 

L’esonero di Tudor “Quando si prendono 11 gol in due partite perdendo malamente la colpa è di tutti, non solo dell’allenatore perché alla fine non è lui a scendere in campo. Poi la società ha fatto delle scelte che noi dobbiamo accettare e che alla fine si sono rivelate giuste”.

Mister Gotti “Il mister c’ha messo a disposizione la sua umiltà, il suo amare questo sport e pensare il calcio da grande allenatore, anche se non era il primo era sempre vicino a noi. C’ha dato molta tranquillità e sa trasmettere quell’energia positiva di cui avevamo bisogno e i risultati sono arrivati”.

De Paul “Si parla tanto di De Paul nel bene e nel male, ma alla fine le statistiche parlano per lui. Un centrocampista con le sue cifre per gol e assist vuol dire che ha un livello alto, nell’Udinese ha il 60% della fase offensiva. Ha una qualità e una personalità che lo portano oltre  le critiche e gli elogi. Sono sicuro che ci darà tanti punti quest’anno”.

Il razzismo negli stadi “Si sta facendo un po’ di confusione, è come se fosse una guerra tra bianchi e neri, invece il razzismo può trovarsi dappertutto e nei confronti di chiunque, per la razza o per il paese da cui provieni. Non è questione di colore, ma di educazione. Poi a volte lo sfottò proviene solo da quattro o cinque elementi, ovviamente non è giusto, ma in questo caso non bisogna utilizzare un caso isolato per aizzare gli animi contro uno stadio intero. La discriminazione è una cosa seria e va combattuta in sedi serie, non solo gridando allo scandalo. Mi dispiace per quanto successo a  Mario (Balotelli ndr), è un amico. Bisogna andare allo stadio per divertirsi, poter portare le famiglie e il giorno dopo parlare solo della partita, non di questi episodi. La lotta contro il razzismo parte dall’educazione dei nostri figli”. 

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy