Udinese, una rondine non fa primavera

Udinese, una rondine non fa primavera

L’Udinese vince col Chievo, ma di certo non può esultare per come siano arrivati i tre punti. Ora due settimane per pensare all’altra finalissima col Bologna

di Redazione

Nelle recenti stagioni l’Udinese si è salvata per il rotto della cuffia, spesso ricordiamo come abbia vinto gare delicate come quella che è stata col Chievo, per poi ricadere rovinosamente poco dopo. La mancata continuità è sempre stato il difetto principale della squadra a prescindere da chi la allenava.

Oggi oltre alla continuità sembra mancare anche il gioco, oltre che la capacità realizzata: in fondo contro i clivensi la rete vittoria è arrivata grazie a un VAR generoso (quello che viene tolto prima o poi torna, non ci si dovrebbe mai lamentare), con l’ennesimo rigore sbagliato, dove solo il fato ha permesso che il pallone sia schizzato giusto sui piedi di Teodorczyk invece che da qualche altra parte. Rimane però il fatto che l’Udinese gioca male.

Si guardi solo ai tre punti che salvano la classifica non facendo precipitare davvero l’Udinese nel baratro, ma di certo cambiano poco nella corsa verso la permanenza in A. L’Empoli è squadra tosta, la Spal anche (ha perso con un altro episodio epico del VAR contro la Fiorentina che gioca il miglior calcio attualmente in Italia), il Cagliari ha cuore e piedi e punti in più. Rimangono il povero Chievo che pare spacciato, il Frosinone che era perso con la Juve, ma che ha ancora cartucce da sparare e poi il Bologna che se la gioca lunedì con la Roma e che fra due settimane avrà la sua finalissima al ‘Friuli’.

L’Udinese ora ha la sosta. Non sappiamo se fosse stato meglio giocare oggi con la Lazio pregna di infortuni e stanchezza. A maggio, quando probabilmente si recupererà la gara (forse a fine aprile, ma cambia poco), la squadra di Inzaghi sarà decisamente più in palla e con obiettivi da raggiungere.

Comunque ora due settimane per recuperare qualche acciaccato e lavorare finalmente con più tranquillità per preparare la gara con i felsinei, che sarà molto più complicata di quella col Chievo che pure si poteva portare a casa almeno un punto se non la vittoria se non fosse stato così impreciso sotto rete e con il solito Musso a dire no a tutti.

Insomma, per i bianconeri non è finita, anzi tutto deve ancora cominciare a partire da un’idea di gioco che sia valida. Rimangono intanto i dubbi su De Paul e Fofana: non tanto per l’impegno profuso, quanto per la loro utilità in questo modulo. Forse in queste settimane Nicola è bene che sperimenti anche un 4-3-3, tentativo ennesimo di cambiare vestito a una squadra costruita comunque male, ma che forse potrebbe dare qual qualcosa di più davanti che oggi sembra non esserci, ma che rimane essenziale per arrivare a quota 36 che dovrebbe garantire la salvezza.

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