Gazzetta: La Lazio vola, Udinese ko

Sesta vittoria di fila per la squadra di Inzaghi. E il suo goleador va a segno per la nona giornata consecutiva

di Redazione

L’analisi della Gazzetta sulla vittoria schiacciante della Lazio sull’Udinese.

Tutto facile, tutto fin troppo bello. Bastano 45 minuti, i primi, alla Lazio per piegare un’Udinese impalpabile, infilare il sesto successo consecutivo in campionato e consolidare il terzo posto solitario in classifica. Che fa rima con quella Champions che da sogno impossibile che è stato nelle ultime stagioni sembra quest’anno potersi davvero trasformare in obiettivo concreto per la squadra di Inzaghi.

Con quei quattro…

Vola, la formazione biancoceleste, grazie alla solita «banda dei quattro». Immobile non smette di segnare e mietere record; Luis Alberto continua a inventare e torna pure al gol; Correa si prende due rigori e anche la ribalta con le sue serpentine; e infine Milinkovic decide che è tempo di uscire dal letargo e torna ad esprimersi da Sergej. Quando quei quattro girano tutti insieme è davvero difficile fermare la Lazio. L’Udinese lo capisce subito, sin dai primi minuti, nel corso dei quali la squadra di casa crea subito tre palle-gol e, alla quarta, sblocca con Immobile. Milinkovic vince il duello di forza con Becao e Stryger Larsen, quindi scodella per Ciro che non perdona. I friulani hanno solo un sussulto nei minuti immediatamente successivi all’1-0 (Nestorovski e Mandragora sfiorano il gol con due conclusioni che escono di poco), ma poi si eclissano subito. Incapaci fisicamente e ancor di più mentalmente di reggere l’urto dei padroni di casa.

Resa senza condizioni

Gotti, l’ex tecnico pro tempore, si presenta con un 3-5-2 che, in realtà, assomiglia molto di più a un 5-3-2, con i due laterali bassissimi e il pacchetto di centrocampo che agisce solo qualche metro più avanti. Chiaro il disegno tattico: creare densità in mezzo, fare muro per impedire alla Lazio di arrivare in area. Anche perché i gol dei biancocelesti si consumano tutti lì dentro (33 su 32, con quelli di ieri). Eppure, nonostante l’atteggiamento a dir poco prudente, i friulani non riescono ad opporre alcuna resistenza. Anzi, lo schieramento abbottonato finisce col deprimerli (vero De Paul?), con l’impedire loro anche solo di pensare ad una partita diversa. Come si evince chiaramente da un secondo tempo affrontato con l’unica idea di finirla il prima possibile. Se non ci fosse Musso, l’unico a meritare la sufficienza, il passivo sarebbe ancora più consistente. Molto peggio i compagni, specie i difensori. Troost-Ekong e Nuytinck sono quanto meno sprovveduti nel causare i due rigori (entrambi falciano Correa) che chiudono la pratica già prima dell’intervallo, rendendo il secondo tempo una lunga, ininfluente appendice ad una partita già andata in archivio.

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