Zapata: “Sono gli ultimi tre mesi a Udine”

Zapata: “Sono gli ultimi tre mesi a Udine”

«Sto bene, stavo cercando il gol con insistenza perché quando ti manca dall’11 dicembre non puoi essere felice. Finalmente l’ho trovato».

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«So bene che sono i miei ultimi tre mesi qui a Udine, ma voglio giocarmeli al meglio, voglio provare a fare tanti gol e sarebbe bello restare ancora qui. Io e la mia famiglia stiamo benissimo in città». Comincia così l’intervista di Zapata alla Gazzetta, l’attaccante che sbloccandosi ha bloccato la Juve

Zapata, lei si sta ritrovando, anche con la Lazio era sembrato in crescita…

«Sto bene, stavo cercando il gol con insistenza perché quando ti manca dall’11 dicembre (a Bergamo nella vittoriosa trasferta con l’Atalanta ndr) non puoi essere felice. Finalmente l’ho trovato».

Grazie a Delneri che pubblicamente l’ha sempre difeso.

«Ho giocato con continuità, è la prima volta. Lui mi ha sempre difeso, mi ha dato fiducia e nel calcio conta quasi esclusivamente il giudizio dell’allenatore».

Lei, soprattutto per certi errori in fase di finalizzazione, è diventato un po’ il bersaglio dei tifosi bianconeri.

«Ci sono rimasto malissimo. Ma proprio l’allenatore mi ha fatto stare tranquillo».

Chi decide il suo futuro? Il Napoli, lei o il suo procuratore?

«Tutti e tre, anche se l’ultima parola deve spettare a me».

Che possibilità ci sono di vederla ancora a Udine?

«Per come stanno ora le cose, nessuna. L’Udinese non ha il diritto di riscatto, è un prestito biennale, so che è quasi impossibile, ma io qui sto troppo bene e spero facciano un tentativo per tenermi».

Domenica ha messo le mani sulla fronte dedicando il gol a sua mamma che in quel giorno compiva gli anni.

«È morta sette anni fa, mamma Elfa. I gol sono per lei. Ora a casa ci sono mio papà e mia sorella Cindy. Vivono in Colombia».

Torniamo al calcio: con la Juve ha fatto molto bene con Perica come spalla…

«Stipe diventa il punto di riferimento davanti e io ho più spazi per muovermi. Abbiamo giocato un po’ come la Juve e per questo le abbiamo messo paura. Altre volte ho fatto più fatica a fare quello che mi chiede l’allenatore».

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