Due gare per buttare all'aria il sogno Champions. Due sconfitte per far tornare la Lazio con i piedi per terra. Il passo falso contro il Genoa non ha lasciato in eredità soltanto le polemiche sull'arbitraggio di Andrea Gervasoni, ma anche una dura considerazione: questa Lazio può, anzi deve competere per un posto in Europa League, ma le migliori squadre italiane sono ancora distanti.
Lazio, verso Udine con molti problemi
Eppure l'illusione è durata a lungo, grazie agli stenti del Napoli e all'esplosione di Felipe Anderson, diventato in poche partite un irrinunciabile valore aggiunto. Dopo la convincente vittoria sul Milan, ottenuta nonostante l'assenza del brasiliano, la squadra di Pioli sembrava poter lottare per il terzo posto con gli azzurri di Benitez, distanti appena 2 punti. Poi, però, è riemerso l'atavico problema della Lazio della gestione Lotito, sempre incapace dell'ultimo, decisivo salto di qualità. La differenza tra una buona e un'ottima squadra, del resto, sta proprio nella continuità, pregio difficile da acquisire.
INFORTUNI A CATENA
I motivi del doppio passo indietro - in classifica (ora la Lazio è sesta, distante 8 punti dal terzo posto) e soprattutto nelle ambizioni - sono molteplici. In primis i tanti infortuni che hanno decimato la squadra di Pioli. Un problema che ha colpito anche Roma e Milan, ma particolarmente penalizzante per la Lazio, costruita in modo poco equilibrato: tanti esterni offensivi, pochi difensori all'altezza e due soli attaccanti. Il mercato invernale per ora non ha dato una mano (Mauricio e Perea in panchina col Genoa), meglio sperare nel ritorno di Felipe per una scossa ora necessaria.
CALO MENTALE
La prestazione di Cesena, del resto, non può trovare giustificazione nelle assenze. Per perdere contro la formazione più scarsa della serie A, come solo il dissestato Parma ha fatto nelle 22 giornate finora disputate, serviva un'impresa e i biancocelesti ce l'hanno fatta. Già a novembre, con l'Empoli, la squadra di Pioli aveva fallito la prova del nove: per sognare la Champions non basta giocare alla pari con Roma e Napoli, servono concentrazione e continuità in ogni gara, e questa Lazio non è ancora pronta dal punto di vista mentale. I messaggi «positivi» lanciati da Pioli a Cesena (Keita per Ledesma sullo 0-0) e col Genoa (fuori Cataldi e non una punta per inserire Berisha) non hanno prodotto gli effetti sperati. E con otto sconfitte in 22 partite la strada per l'Europa è tornata in salita.
VERSO UDINE
Domenica la Lazio è attesa dalla trasferta al Friuli, non proprio la gara più agevole per ripartire. Altri errori non sono però permessi. Pioli è già al lavoro per motivare la squadra nel modo giusto. Contro l'Udinese - oltre ai lungodegenti Gentiletti, Ciani, Lulic e Djordjevic - il tecnico dovrà rinunciare agli squalificati Marchetti, Cana e Mauri. Al contempo, però, Pioli ritroverà Braafheid, già ieri in gruppo: se Mauricio non darà garanzie, Radu potrà affiancare De Vrij al centro e lasciare spazio all'olandese sulla sinistra. Difficile immaginare un centrocampo diverso da quello schierato col Genoa (Cataldi-Biglia-Parolo), impossibile non rivedere in campo dal primo minuto Anderson, con Klose e Candreva nel tridente al quale Pioli non rinuncia mai.
Tratto da Il Tempo
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