Zanetti analizza la crisi dell'Udinese: “Serve un bagno di umiltà, credo in questa squadra”
Paolo Zanetti analizza il momento complicato dell'Udinese e individua le priorità per ripartire. Il tecnico bianconero ha parlato dei problemi della squadra, della necessità di ritrovare autostima e del lavoro da svolgere durante la sosta per le nazionali. Non manca la fiducia nella possibilità di raggiungere la salvezza.
Zanetti: “La prima cosa è l'autostima, serve un bagno di umiltà”
I problemi della squadra: “Sicuramente ci sono dei problemi da risolvere, questo è evidente. Credo che la prima cosa sia l'autostima, perché di una squadra di questo livello si può dire tutto, tranne che non sia una buona squadra.
Ci sono stati veramente troppi errori tecnici, troppe situazioni in cui si vede la paura. È anche normale, probabilmente: il momento è difficile.
In due giorni non si possono fare miracoli. Però dal punto di vista psicologico bisogna sicuramente fare degli step in avanti. E, sinceramente, bisogna anche alzare il ritmo della gara. Siamo andati a folate: abbiamo fatto dieci minuti buoni e dieci minuti non buoni. Se vai a vedere i gol, le pressioni sono troppo leggere, e anche le corse di rientro dei centrocampisti non sono fatte a cento all'ora”.
La fiducia nella salvezza: “Sì, sono d'accordo con la tua disamina. Non capisco il vostro sarcasmo, ma io credo in questa squadra, penso che abbia ancora la possibilità di fare un ottimo campionato, perché ci sono molte, molte partite davanti e ci sono tante squadre, anche più forti di noi, che in questo momento sono in difficoltà.
Probabilmente oggi anche essere ultimi ci fa bene, perché ci costringe a un bel bagno di umiltà. Questa è una squadra che l'anno scorso ha fatto 50 punti e quest'anno, per tanti motivi, si ritrova in fondo alla classifica. E quindi toccare il fondo è l'unico modo per lavorare su noi stessi.
Bisogna lavorare duramente ogni giorno, su ogni minimo dettaglio. Ma per me questa squadra ha tutto per salvarsi, intanto: quindi un bagno di umiltà per tutti, e poi guardiamo avanti. Io credo assolutamente in questi giocatori, che però devono avere una testa diversa: non devono avere paura, perché devono ricordarsi chi sono. E devono anche tornare a essere gli uomini che sono stati”.
La sosta per le nazionali e il lavoro da svolgere
I giocatori impegnati con le nazionali: “Vanno via 15 giocatori, sono tutti importanti. Mi sarebbe piaciuto averli tutti, sarebbe stato diverso. Con quelli che rimangono lavoreremo duramente, mattina e pomeriggio, senza sosta, perché io sono stato chiamato per risolvere i problemi, e l'unica via che conosco è il lavoro e l'umiltà.
Ci sono tante cose da mettere a posto, sia con la palla sia senza, probabilmente soprattutto senza. Questa squadra ha comunque nelle corde un'idea di gioco, ma bisogna attaccare di più gli spazi e fare un calcio più dinamico. E il dinamismo per noi è un problema, questo è evidente”.
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