Heurtaux: possiamo diventare la squadra-rivelazione
Castellini Barbara
Si avvicina l'appuntamento-clou della settimana: la gara al San Paolo contro il Napoli, ennesimo test che servirà ad Andrea Stramaccioni per testare la cifra tecnica della "sua" Udinese. Con tutta probabilità sarà una domenica particolarmente impegnativa per i difensori bianconeri che dovranno affrontare alcuni dei più prolifici attaccanti della serie A. Della trasferta a Napoli, ma anche di tanti altri argomenti ha parlato in esclusiva a MondoUdinese.it uno dei cardini della difesa bianconera, Thomas Heurtaux. Heurtaux, la vittoria di Empoli e il pareggio con la Juventus hanno confermato che la squadra è in crescita... Sì, penso che siamo in crescita. Abbiamo ottenuto tre ottimi punti contro l'Empoli. E' stata una vittoria molto importante, che purtroppo non siamo riusciti a cogliere con il Cagliari. Buona anche la prestazione a Napoli in Coppa Italia, anhe se non siamo riusciti a qualificarci. Non dico che la mentalità sia cambiata dopo quel match, ma si è creato qualcosa ed è bene continuare su questa squadra. Avete, appunto, già affrontato il Napoli due volte in questa stagione tra campionato e Coppa, conquistando una vittoria e un pareggio. Qual è il punto di forza della formazione di Benitez? E quale il punto debole? Il punto di forza è rappresentato senza dubbio dai tanti giocatori offensivi di qualità, che sanno mettere in difficoltà tutte le difese. Però, anche se era una partita di Coppa, anche noi siamo riusciti a creare loro qualche problema al San Paolo. Dobbiamo preparare bene questa partita, perchè possiamo raccogliere soddisfazioni. Higuain attualmente è il vice-capocannoniere della serie A. Come si ferma l'argentino? Dobbiamo essere concentrati dal primo all'ultimo minuto, Higuain è un fuoriclasse, ma non c'è solo lui. Dobbiamo stare attenti, con la testa e la mentalità giuste. Tornando all'Udinese, ciò che colpisce quest'anno è la compattezza del gruppo. In termini percentuali quanto conta sul campo l'unità della squadra rispetto ai valori tecnici? La mentalità è la cosa più importante. Dobbiamo essere compatti, uniti, se uno perde un duello c'è sempre un altro dietro, quando lo abbiamo fatto abbiamo messo in difficoltà tutti i nostri avversari. Ovvio che è importante avere anche giocatori che sappiano fare la differenza per vincere le partite. Mancano solo 12 punti alla salvezza. Nello spogliatoio avete parlato di nuovi obiettivi da poter raggiungere? No, per il momento pensiamo solo partita dopo partita. La nostra volontà è fare bene, abbiamo le capacità, molte qualità, il nostro obiettivo è andare avanti sulla strada intrapresa. Fino a questo momento, qual è la squadra-rivelazione del campionato? Noi potremmo esserlo, c'è un nuovo mister, nuovi giocatori e finora abbiamo compiuto un buon percorso. Anche il Palermo sta facendo molto bene. Sono partiti con il piede sbagliato, ma poi si sono ripresi e finora stanno disputando un buon campionato. E ora concentriamoci su di lei. Quanto è cresciuto in questi tre anni a Udine? E si sente un leader di questa squadra? Sono cresciuto tantissimo. E' stato un po' difficile all'inizio come per tutti gli stranieri. Ho dovuto adattarmi alla lingua, alla tattica, ma ora sto giocando quasi sempre. Ho lavorato tanto per arrivare fino a qui. Leader? No, sono uno dei più vecchi, qui abbiamo tanti giovani e a 26 anni sono uno tra i più grandi, ma non mi sento un leader. In cosa sta cercando di migliorare? In tutto, c'è sempre da migliorare. Sto cercando di essere il più completo possibile. Nella scelta di una destinazione, valuta principalmente il progetto tecnico o il blasone del club? Quando sono venuto qui, sono arrivato per crescere. E' importante, andare in un posto dove puoi trovare gli strumenti per crescere sia come uomo che come giocatore. La scorsa estate si è parlato di un Napoli fortemente interessato a lei. Conferma? Non so niente di questo. So solo che ho firmato il rinnovo con l'Udinese fino al 2019. Apriamo una parentesi dedicata alla Nazionale italiana. Rispetto a una decina di anni fa, quando giocavano Maldini, Costacurta, Nesta, Cannavaro,... oggi il livello dei difensori azzurri si è abbassato notevolmente. Qual è stato l'errore? E come giudica l'eventuale candidatura in azzurro di Danilo? Sono convinto che la Nazionale italiana abbia tanti giovani di qualità, bisognerebbe far crescere maggiormente loro. Adesso comunque c'è Chiellini che considero un grande giocatore, forte fisicamente e con personalità. Danilo? Credo che da quando è arrivato a Udine abbia fatto vedere le sue qualità. In questa stagione ha disputato ottime partite, potrebbe meritare la chiamata in azzurro, certo. Ora passiamo alla nazionale francese. Quanto ci sta pensando? E cosa le manca per arrivarci? Non penso, nel senso che, con tutto il rispetto per l'Udinese, non vedo molte prospettive a riguardo. Tutti i giocatori che vanno in nazionale solitamente disputano la Champions League. Noi purtroppo non giochiamo in campo internazionale, farsi vedere è molto più difficile. Ovvio che giocare per la nazionale è un sogno di tutti, ma devo essere umile e realista. Non credo nemmeno che nessun membro dello staff dei Blues sia mai venuto a vedermi... La Ligue 1 per certi versi ricalca il campionato italiano con una squadra al comando – l'Olympique Lione – e due inseguitrici – l'Olynmpique Marseille e il Psg -, staccate di sette punti da Saint-Etienne e Monaco. Chi la spunterà? E per chi farà il tifo? Credo che sarà Parigi a vincere il campionato, ha la rosa più completa. Il Lione sta facendo molto bene, ma hanno due o tre infortunati che non so quando rientreranno. Personalmente tifo il club nel quale giocavo prima di venire a Udine, il Caen, che sta affrontando un campionato non semplice, ma nelle ultime tre partite ha conquistato nove punti. Sono fiducioso. La nazionale francese è lo specchio della società multietnica e variegata. Come ha vissuto la notizia della strage di Charlie Hebdo? Non ho saputo subito della notizia, l'ho appresa mentre mi allenavo. Ovviamente è un episodio che mi ha fatto riflettere molto, sono cose che non dovrebbero succedere. E soprattutto è una questione ancora aperta, che interessa più nazioni e il mio augurio è che si trovi presto una soluzione. In Francia c'è una profonda riflessione da compiere, non agire sull'onda degli eventi. L'integrazione è un sogno possibile? Sì, è un sogno possibile. In Francia abbiamo aperto le frontiere da tanti anni. Siamo più avanti sulle politiche di integrazione rispetto ad altri Paesi, dobbiamo continuare così. Segnali dal calcio? Sì, sono già arrivati. Ma non basta. Stiamo parlando di questioni di portata mondiale. Il discorso da affrontare è molto più ampio. [youtube youtubeurl="cLOkng4wiTY" ][/youtube]