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Capitano o mio capitano. Carpeggiani: conoscete Totò...

Monica Valendino

La gratitudine è infinita, così come prende a spunto dallo stadio dell'Arsenal, dove all'esterno scendono maestosi i grandi capitani della storia del club. Nel nuovo impianto dell'Udinese, in rigorose tonalità dal nero al bianco si potrebbe pensare a una religiosa liturgia domenicale, che passa dall'inchino fino al culto estremo e un po' feticcio di qualche tifoso che bacia lo stendardo di Calori, Turci, Bertotto, Causio, Selmosson, Zoff e via dicendo fino ad arrivare a lui: Totò Di Natale.

Ma siccome l'impianto sarà pronto per il prossimo anno, il capitano dovrebbe avere idee un po' più chiare:  "Del mio futuro vediamo a giugno. Ora pensiamo a domenica". E ai gol che mancano per arrivare alla soglia di Roberto Baggio.

Di Natale quando gioca è magia pura, ma quando gli altri gli prendono le misure ha poco da offrire. Se poi ci si mettono anche le fasce, il motore di una squadra come quella di Strama, è chiaro che è menomato, che non può girare a pione regime e che chi è più scaltro o più bravo ce l'ha sempre vinta.

Aggrapparsi agli arbitri e ai punti mancanti per loro, sarebbe sbagliato: perché vero che l'Udinese è schiava oramai del sistema (undici rigori contro), ma è anche vero che Di Natale ci si accorge che manca solo quando non c'è davvero.

Non vorremmo che il prossimo anno si debba piangere di rimpianti, dopo che qualche giovane si sia insignito della sfigatissima nomea di 'Nuovo' Di Natale.

Totò è unico nel bene e nel male, nell'amore e nella rabbia. Ma come tutte le cose belle prima o pi ci si deve dire addio. O lui è motivato al 100 per cento, oppure è meglio lasciar perdere e andare negli Usa, dove sì che ti usano gettano, ma almeno con 8 milioni di dollari in due anni, contro i Cosmos, la squadra di Pelè, d'accordo, ma anche la prima vera trasferta esibizione per l'Udinese nei primi ani '80. Un segno del destino?

Intanto il suo procuratore, dopo l'ennesima apertura, risponde come sempre in modo affabile: "Sono in Sudamerica, torno sabato" A volte sembra di avere una segreteria telefonica che risponde, anche se aggiunge una mezza frase che lascia aperte tutte le porte: "Conoscete tutti Totò e come par".

Insomma ancora una volta il dilemma: privarsi di un campione se lui lo desidera, trattenerlo per contratto, oppure nel primo caso con chi sostituirlo?

Appurato che i nuovi Di Natale non esistono, è altrettanto vero che c'è poco talento in giro: Quagliarella sarebbe il sogno, ma anche giocatori formati che non vengono apprezzati dai rispettivi club come Pazzini, oppure il collaudato e giovane Zapata. Insomma soluzioni ce ne sono, basta volerle.

Ciò che non po' succedere è che una squadra debba pesare per il 70 per cento negli ultimi 10 anni sui gol di Di Natale.

Perché è chiaro che un allenatore non vi rinuncerebbe mai (sarebbe follia), ma è altrettanto vero che disponibilità al tipo di gioco ce n'è poca da parte del capitano. E' sempre stato così, quest'anno anche la panchina per scelta tecnica, insomma tanta amarezza. Che si può addolcire con una squadra fatta per vincere, non solo per parlare di quaranta punti e collezoinare targhe, che peraltro finiranno e si vedrà qualche dirigente bianconero ad andare a staccare quella dell'auto del malcapitato di turno.

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