Rubriche Editoriali

Gli alibi non servono

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Quando si perde si cercano alibi, o giustificazioni. A volte sono più che plausibili (vedi le partite contro il Milan o la Roma), altre servono solo a rimandare l’inevitabile presa di coscienza.

Stramaccioni, alla fine della partita, si è arrabbiato non poco. Non con l’arbitro o i guardalinee, ma con la squadra. La sconfitta del San Paolo non dipende dai fischietti (almeno non stavolta…), ma dal fatto che il Napoli è più forte, ha un attacco magnifico e noi abbiamo interpretato le regole del calcio a nostro piacimento. Siamo entrati 20 minuti dopo e siamo usciti anzitempo a fare la doccia.

Gli errori che ci hanno portati a questa sconfitta, per quanto dipende da noi, non riguardano i polmoni come si poteva ipotizzare, ma la testa. Stanno nell’approccio da ultima in classifica avuto nei primi 20 minuti e negli ultimi. In mezzo, abbiamo visto al stessa Udinese di Genova contro la Sampdoria, la stessa vista contro la Juventus e migliore di quella vista contro la Roma.

Quindi smettiamola di prendercela con eventi esterni, questa volta poco influenti, e guardiamo in casa nostra.

La tattica è stata buona. L’Udinese attaccava cercando di aprire la difesa del Napoli, approfittando di un loro congenito difetto che vede gli uomini d’ala non tornare quasi mai sulla linea di difesa. Si attaccava per difendersi. Le azioni più pericolose nascevano da un lancio (il gol) e da una azione personale (il palo di Allan). Inutile parlare della crescita esponenziale del brasiliano, è palese. Insomma, una squadra che tiene bene il campo e sa mettere a frutto le proprie individualità. Quello che manca è la testa, e quella frase gridata a fine gara "Chi pensate di essere, il Real Madrid?!" sintetizza una situazione paradossale ma reale.

Gli alibi non servono più, bisogna per forza prendere coscienza di se stessi. Siamo una squadra da Europa con una testa da ultima in classifica. Combattiamo solo quando vediamo la gloria, la difficoltà, per poi dimostrare che le motivazioni generali sono basse. Nelle annate in cui si veleggiava nella parte sinistra della classifica era il traguardo finale a dare motivazioni. Nella scorsa gli errori di mercato (mancate cessioni e acquisti non all’altezza) erano uno scoglio insormontabile. Ma quest’anno la squadra deve scrollarsi di dosso l’adolescenza con cui vive il limbo del vorrei ma non posso. Abbiamo 28 punti, tanti sopra la salvezza, vari sotto l’Europa. La ragione non è negli arbitri (che però ci hanno messo il bastone fra le ruote non poche volte), ma nel modo di affrontare determinate partite. A costo di essere ripetitivo le elenco: pareggio in casa col Cesena, pareggio in casa con il Chievo, sconfitta in casa con il Verona, pareggio in casa contro il Cagliari. Ora ci mettiamo anche le sfide contro le grandi come il Napoli?

Napoli è uno specchio di fronte al quale nessuno può nascondersi, e non poteva essere altrimenti. Forse serviva una partita importante per mostrare le due facce della medaglia che è la psiche del gruppo. Uno nessuno e centomila è un’opera magnifica di Pirandello che però va bene quando si è fuori dal rettangolo verde. Perché dentro al campo serve quell’ignoranza, quella spensieratezza ed al tempo stesso quella dose di "sana paura" che deve far venire gli occhi della tigre anche a giocatori come Aguirre, Guilherme, Halberg, Silva, Fernandes  etc etc…

La crescita non deve essere isolata, ma di sistema. Anche la società e chi segue la squadra deve capire che le qualità che sono insite in questa rosa non le vedremo ogni annata. Capita una volta ogni tanto che il mercato accresca così tanto le nostre potenzialità e la nostra esperienza. I 40 punti sono il primo step, ma siamo in ritardo, in grande ritardo sulla tabella di marcia. Guai dare alibi, guai cullare, guai giustificare con l’età media bassa. Francamente, non posso condividere l'analisi di Carnevale, tanto più per il ruolo che riveste. I "bravi ragazzi con dei limiti" non ci sono più in campo. Prendere coscienza di chi siamo e di dove possiamo arrivare è basilare per il prosieguo del campionato.

Stramaccioni lo ha capito, forse tardi, ma importa che ha disposto la squadra di conseguenza: quadrata, con equilibrio, ricerca delle triangolazione e pressing a tutto campo. E la squadra... quando lo capirà?

©Mu