Rubriche Editoriali

La strada giusta

Monica Valendino

Paròn Pozzo si è tolto più di qualche sassolino dalla scarpa. E ha fatto bene. Primo, Stramaccioni ha sempre avuto la fiducia del club, però è ovvio che le pagine e le trasmissioni vadano riempite. Basta leggere oggi, che - nonostante applausi e vittoria finali - Stramaccioni da qualche parte viene posto sempre e ancora in discussione. Viene da chiedersi cosa ci sia sotto, oppure cosa non c'è altro da dire. Opinioni tutte rispettabili, per carità, ma la prevenzione è il primo passo verso il pregiudizio, al quale pare qualcuno è già arrivato ampiamente, anche se gli applausi della gente allo stadio sono la risposta migliore alle parole, assieme all'abbraccio tutti assieme, tifosi e squadra. La vittoria col Toro fa sospirare di sollievo, dunque, ma non tanto perché qualcuno stava mettendo in dubbio scelte o il progetto, ma perché finalmente si può guardare finalmente al futuro senza mettere più in discussione nulla. Oddio, guai a pensare che il campionato sia finito, ma Stramaccioni si è visto la grinta che ha.

Vorremmo tanto sapere cos’ha detto ad Allan (suo pupillo, ndr) nel finale quando il brasiliano ha commesso una delle poche leggerezze della partita...

E vorremmo ascoltare cosa dice oggi chi ha accusato Strama di non avere coraggio: perché se ci ha messo faccia e responsabilità dopo Cesena, oggi la vittoria è sua. E’ un’equazione inequivocabile, che però non sappiamo se tutti affronteranno, anzi le prime prove, come detto, già appaiono.

Ma non importa: la primavera friulana se ha una data astronomica, la possiamo fissare in questo otto marzo. Da qui comincia davvero il futuro, manca una gara, la classifica dice che con 3 vittorie in 13 gare da giocare c’è tutto il tempo per divertirsi, provare nuove idee e seminare ulteriormente. Wague, Widmer, ma non solo sono l’emblema di scelte coraggiose. E’ vero quello che ha detto Pozzo: a Udine si sa che al 90 per cento si sbaglia poco le scelte, a volte però lo si fa. Per cui prima di sbilanciarsi su Aguirre e Perica, aspettiamo per vederli. Poi magari ci ha azzeccato anche qui.

Di certo una cosa non la rimangiamo: Quagliarella vale un sacrificio per il nuovo stadio, perché se si vuole davvero dare seguito a questo sogno tanto agognato di crescita, che si perda Di Natale o meno, un innesto che faccia da immagine serve. Ce lo si può permettere, poi gli altri possono crescere come detto dal Paròn, con la battuta dell’autostop.

E’ vero: spesso ci si dimentica che mentre in Italia i dirigenti che vanno sui campi a cercare giovani mancano, a Udine ci sono. Come detto spesso trovano campioni, altre umanamente sbagliano (Ranégie e Riera rimarranno esempi da non seguire!).

Ma le parole più belle sono venute da Kone: basta parlare di mercato, basta piazzare i giovani in una grande ad ogni partita giocata bene. Parole da un leader che non sembra tale, ma quando Strama l’ha consigliato sapeva che ne aveva bisogno.

Le vicissitudini, per mettere i puntini sulle i, hanno portato quest’anno a un normale cambio generazionale che fa parte della rivoluzione in atto, a una perdita contemporanea dei leader: che non servono solo in campo, ma anche fuori. Purtroppo l’Udinese si è trovata smarrita anche di questo particolare, che non è affatto insignificante. Ora, con Kone già calato da tempo nella parte, aspettando Domizzi anche le battagli più dure possono essere affrontate sapendo che c'è chi la sa più lunga.

Pozzo ha bacchettato pure lui alcuni media: non devono servire comunicati per ribadire ciò che è normale e che ha ribadito più volte. Con una squadra giovane serve pazienza, poi magari ci si accorge che come nell’ultimo anno di Marino dentro quella rosa ci sono giocatori che fra anni varranno tanto.

Piuttosto c’è da analizzare ancora i contraccolpi dei cambiamenti regolamentari, non tanto sulle rose e sui giovani, ma sulle comproprietà. Una perdita d’esercizio consistente c’è già stata, forse si dovrà correggere qualcosa anche in ambito stadio. Renderlo vivibile e non commerciale è un bell’intento, una base fondamentale, ma serve fare botteghino. E, si sa che i friulani vanno trascinati, sono rari i momenti in cui trascinano la squadra, anche se la loro bandiera è unica e una. Sono così, per questo la politica dei giovani forse non dev’essere cambiata, ma solo adattata ai tempi e alle nuove esigenze. Per cui più italiani e, magari quel sogno che per Stramaccioni è un incubo: Quagliarella, Toro permettendo, ovviamente.

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