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Pozzo, una promessa è una promessa....

Monica Valendino

Una promessa è una promessa, si dice. E i tifosi sono come bambini, si illudono. C'è poco da fare, il (poco) bello che rimane di questo calcio-business, è proprio l'innato desiderio di sperare che la propria squadra prima o poi possa regalare un sogno. A Udine non si fanno voli pindarici con la fantasia, ma Pozzo ha detto e ribadito che col nuovo stadio l'intenzione del club è quello di non vendere più due-tre giocatori a stagione, ma cercare di trattenere i migliori. A meno che questo non manifestino la ferrea volontà di andarsene, vedi Muriel: a Udine si vuole gente che pensa al simbolo che porta davanti alla maglia, non al nome stampato dietro. Loro sì che possono prendere la loro strada e tanti auguri.  Ricordiamo sempre al statistica che solo uno su 20 venduti si afferma veramente, non è proprio uno stimolo a lasciare una città che non sarà Las Vegas, ma che ti lascia vivere Premesso questo Pozzo ha fatto intendere che l'asticella va alzata. Il perché è semplice: non è uno stadio nuovo a portare pubblico e introiti, per farlo serve riempirlo. Di idee nuove sul piano marketing (la figlia Magda, Alberto Rigotto e il team preposto ci sta lavorando), ma serve prima di tutto una squadra vincente. Una Udinese mediocre anche a Wembley non farebbe il tutto esaurito, inutile pensare che l'Italia sia come l'Inghilterra dove la passione non necessita di stadi gioiello. Molti che prendono a esempio quel calcio dovrebbero visitare alcuni impianti, ammodernati certo, ma pur sempre vecchi di decenni, qualcuno supera i 10o anni.

Allan, il suo valore è già di 20 milioni
Insomma è ora di passare ai fatti: il mercato non si deve toccare. E' vero, per un breve lasso di tempo abbiamo sognato tutti un ritorno di Quagliarella. L'Udinese (non è sorda) ha sondato, il giocatore aveva dato un sì di massima, ma Cairo fiutato l'affare ha alzato il prezzo chiedendo la Luna, inoltre non si sarebbe privato di lui senza giocatori in cambio all'altezza. Insomma operazione impossibile. Così l'Udinese si è mossa come al solito: ha rinforzato l'attacco con erica e Aguirre, due giovani che sicuramente hanno fame di affermarsi. Poi c'è il resto della squadra che sta plasmando Stramaccioni, con nuovi leader e nuovi campioni. Allan su tutti, ma anche Widmer e Heurtaux sono già uomini mercato per giugno. Qui Pozzo si troverà di fronte alla scelta: potrebbe incassare molto dai tre, ma se la promessa di cercare di trattenere i pezzi forti   della squadra per cercare di ambire costantemente all'Europa, deve scegliere al massimo uno da cedere. Poi, ovviamente, la volontà dei giocatori sarà determinante, ma Pozzo ha aggiunto anche che già il progetto del nuovo stadio e le idee sportive stanno allettando più di qualcuno. Vedremo, noi ci fidiamo, perché aver investito tanto in un impianto, aver consolidato la società, averla posizionata sesta negli ultimi 15 anni, ora deve necessariamente far alzare l'asticella. E l'allenatore va assecondato, ascoltato, perché alla fine è lui l'artefice di come una squadra rende. Riuscire a fare quello che ha detto Pozzo è un'esigenza che segue il sogno dei tifosi e quella che è la normale ambizione sportiva: crescere sempre, ben sapendo che non si può fare il passo più lungo della gamba. Non servono finti campioni (vedi caso Etoo'o) a Udine, serve gente che abbia numeri. E 20 milioni per gli osservatori hanno garantito questo negli anni. Ora però la politica delle plusvalenze, anche in virtù delle nuove regole, può adeguarsi a nuovi sogni. Perché ce lo si può permettere, perché le concorrenti traballano (Juve a parte il nulla) e perché Paròn Pozzo l'ha detto. Una promessa è una promessa, vero? Noi ci crediamo.

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