Ieri la moviola, poi la tecnologia per il gol fantasma, oggi il sorteggio integrale. Tante parole, ma ancora nessun fatto, a parte che - forse - dal prossimo anno toglieremo di mezzo gli arbitri di porta per adeguarci a un chip che ci dirà, finalmente, se il pallone nel 2015 è dentro o fuori dalla porta.
Sorteggio, tecnologia, nuove norme: tanto rumor per nulla?
Per il resto 'tanto rumor per nulla' sentenziava Sir William Sheakspeare. Del resto puoi mantenere il potere sulla gente, così a lungo finché gli dai qualcosa. Deruba un uomo di tutto e questo uomo non sarà più in tuo potere.
Il problema dell’Italia e del calcio, che rimane specchio inesorabile di tutto un paese, è questo: viviamo in una sorta di continua ed eterna restaurazione dove i re che si credono illuminati fanno pensare alla gente di dargli qualcosa, in modo di mantenere la poltrona così a lungo che nel frattempo possono togliergli con la mano destra quello che gli hanno dato con la sinistra.
Di esempi ne abbiamo a decine, se non a centinaia. E nel calcio viviamo oggi una sorta di restaurazione dove il candidato di molti, ma non di tutti, vorrebbe con la restaurazione fatta a a suo modo (Serie a a 18 squadre, per esempio), continuare a concedere sempre i soliti privilegi a certi club. La riforma vera, quella che farebbe bene al calcio italiano non si vede.
Limite alle rose, massimo di 25 giocatori. (Annunciata, ma fatta la regola si troverà l'inganno?)
l'8 per cento proveniente obbligatoriamente dal vivaio italiano (Anche qui fatta, ma come reagiranno i club?)
Massimo 6 stranieri in campo, numero illimitato di tesseramenti per non contravvenire alle norme UE (non si farà mai)
Rifroma arbitrale: sorteggio integrale, arbitro nominato il giorno prima della gara e consegnato alla stampa il giorno stesso (se ne parla, se ne parla, se ne parla. Da decenni)
Completa separazione tra AIA e FIGC (mai e poi mai)
CT della Nazionale che si occupa anche dell’U21 e dell’U19 (Conte lo vorrebbe, altri lo osteggiano)
Serie a a 16 squadre per dare un livello elevato al campionato e incertezza sui risultati fino alla fine (Sarebbe rivolta di Lega, non nord)
Abolizione dei contratti di 5 anni. Massimo tre anni, con possibilità al massimo di opzione su quelli successivi per evitare plusvalenze fittizie (Sarebbe ricolta dei procuratori)
Tetto agli ingaggi pari al 30 per cento del fatturato di un club (Sarebbe rivolta e basta, chi verrebbe in Italia?)
Chi è in rosso ha il mercato bloccato per gli acquisti se non per i prestiti (Rivolta senza se e ma)
Il punto è che se continui a puntare sulla restaurazione quando prima o poi derubi un uomo dei suoi sogni perdi il potere che hai in lui, e tradotto in cifre perdi pubblico. I numeri della A sono inesorabili rispetto a Bindesliga e Premier League.
Tavecchio è l’uomo giusto per portare avanti la rivoluzione o la restaurazione? La risposta viene dal suo curriculum, la battuta sulle banane è solo la punta dell’iceberg di un problema che non è solo nel calcio. Rinnovare, rinnovarsi, cambiare establishment è qualcosa di impossibile in Italia, dove ognuno ha quel che si merita. Lamentarsi senza combattere, è come gridare ‘governo ladro’ senza andare avocare pretendendo leggi nuove e rispettate.
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