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Udinese, con l'infortunio di Geijo è allarme rosso

Monica Valendino

Ora che c'è anche l'infortunio di Geijo (due mesi fuori, come abbiamo anticipato ieri), l'emergenza in avanti è davvero da allarme rosso: Di Natale, lo hanno sottolineato tutti, non può tirare la carretta per tutto il campionato e anche lui non è un robot, come visto a Reggio Emilia. Basta una banale influenza per rendere l'Udinese disarmata. Sì, disarmata, perché se a inizio anno sembrava che la forza di questa squadra potesse essere proprio l'attacco (tutti pensavano che Muriel fosse un campione che si sarebbe affermato...), oggi ci si rende conto che l'amara battuta di Stramaccioni ('pensavo di mandare in campoCarnevale') diventa quasi una supplica verso la società: a parte Theraru e Totò c'è il deserto. Ovviamente si può pensare a Vutov chiamato d'urgenza dalla Primavera, ma non è la soluzione.

Alfredo Pedullà, nell'analisi fatta ieri proprio su queste pagine, descriveva Aguirre come un innesto non da Udinese, nel senso che c'è grandissima fiducia nel giocatore, è forte, ma necessita di crescere giocando. Oggi a Udine forse questa possibilità la troverebbe, ma rimane pur sempre una scommessa visto che a Empoli (sempre che Corsi lo lasci ritornare), non ha mai giocato.

Servono, dunque, due innesti immediati, servono giocatori pronti non solo in prospettiva: forse coniugare queste due cosa sarà il compito più duro per una società che di solito programma gli acquisti e che adesso deve far fronte a qualcosa di inaspettato, ma che va affrontato con forza.

Perché Stramaccioni i miracoli li sta già facendo, ma guarire i malati non è ancora umanamente possibile.

Anche in mezzo la coperta è corta: Guilherme sembra soffrire l'adattamento. Normale, è giovane e a inizio campionato è partito forte, un calo fisiologico ce lo si poteva attendere. Pinzi però rimane l'unica alternativa e non ha nemmeno le stesse caratteristiche.

Senza contare che Zapata, Evangelista, Wague, Badu, Zapata, quando torneranno dalle nazionali, probabilmente spremuti e con allenamenti diversi da quelli che avrebbero atto qui, non è da escludere che non siano al top, per cui tutti da verificare.

Da oggi ci si deve muovere: Cagliari e Empoli sono due esami da superare a pieni voti, per rilanciarsi e non dover essere costretti a giocare il campionato in attesa. Stramaccioni sa lo stesso come cambiare, magari si giocherà con una punta e mezzo, ma la coperta è corta e vista la crescita agonistica della squadra sarebbe sprecato non aiutarla per farle fare una volata finale nel ritorno degna delle possibilità che merita.

Inoltre c'è la Coppa Italia, non una banalità: a Napoli in queste condizioni è dura più di quanto non lo sia già.

Insomma, lo abbiamo detto a caldo: la palla passa alla società: cosa vuole fare? Tentare di dare a Stramaccioni la possibilità di sfruttare al meglio la crescita che sta ottenendo, o andare avanti, in questo anno zero dove tra iella e episodi contro l'Udinese ha già meno di quel che merita?

moval@Mondouudinese