Io c’è: in psicologia organizza e gestisce gli stimoli ambientali, le relazioni oggettuali ed è il principale mediatore della consapevolezza. Si può immaginare l’Io come il gestore centrale di tutte le attività psichiche, che rivolge verso sé stesso e verso l’ambiente esterno generando, appunto, la consapevolezza propria e della realtà.
Udinese, Io c'è!
L’io dell’Udinese è ben definito: consapevole della sua forza, consapevole che il simbolo che ha sulla maglia vale di più dei nomi stampati dietro, consapevole che la sua forza nasce anche dalle difficoltà, consapevole che il lavoro di Strama e Stankovic sta dando frutti, anche se a Napoli il risultato non ha ripagato i sacrifici fatti.
La società afferma, sicura, che ha completato la rosa: ma per ora Aguirre e Perica sembrano ancora due ragazzini che devono capire dove sono. Non con questo che non abbiano numeri e non potranno essere utili, ma la realtà è che la squadra di Stramaccioni si batte come un leone con 15 giocatori validi in rosa. Nemmeno il derelitto Parma è così.
Ora la settimana riporterà i nazionali, come sempre in questi casi il grande dubbio è come torneranno? Le condizioni fisiche saranno ancora quelle di quando a gennaio hanno lasciato Udine, oppure ci sarà da lavorare anche sul loro recupero psico-fisico?
Sono domande lecite, l’Udinese sta facendo - lo diciamo da tempo - un campionato ben al di sopra delle possibilità tecniche che ha, e questo è merito del tecnico e dei giocatori che si sono cementati assieme a lui. L’anno scorso con una squadra più completa, i punti erano molto meno, però c’era anche qualche critica in meno. Oggi chi non capisce che questa Udinese sta crescendo menomata è un po’ orbo.
Intanto l’Io c’è, ed è essenziale è la parte del carattere su cui costruire il futuro.
Accettiamo volentieri che questo sia un anno zero, di sperimentazioni, di prove, di crescita definitiva di alcuni elementi come Allan (c’è ancora chi reclama un regista?). però a giugno non si potrà fare a meno di pensare all’addio più che possibile di Di Natale e alla promessa di Pozzo: col nuovo stadio si tratterranno i migliori, al massimo una cessione. Insomma, noi ci crediamo e ci fidiamo.
Perché sentiamo che sta nascendo un organismo che al di là dei risultati sta identificando la maglia con la terra che rappresenta come da tanto non accadeva. Non si può gettare alle ortiche tutto questo per mero obiettivo finanziario. E le parole su Allan non sono gratificanti: il giocatore ha un grande rapporto con Strama, rimarrebbe se ci fosse un progetto tecnico adeguato. Ma ci dev’essere non solo a parole.
Intanto anche Strama alza la voce: gridare dopo una gara del genere per gli ultimi 30 minuti, dopo il 3-1 è segnale di polso, di amore per i particolari, per tenere tutti sulla corda. Guai se l’Udinese si abbaglia di complimenti, meritati, ma che devono sempre essere sudati.
Anche perché Di bello non ci è piaciuto, ma nemmeno le distrazioni sui due primi gol fotocopia non sono stati esemplari.
Infine gli arbitri: Di bello aveva fatto danni con il Catania l’anno scorso, quest’anno si può dibattere sul fallo di mano di Martens sul primo gol. Malafede? Come detto a pensare male molte volte ci azzecchi. Ma non ci vogliamo credere, solo che l’Udinese oltre che a una rosa decimata dalle assenze deve far fronte anche a quelli che tutti chiamano ‹ episodi ›.
L’Io di questa squadra si sta forgiando duro e compatto, forse, anche a causa più che grazie a questo. Comunque sia i crediti a favore ci sono, così come le cose buone viste in una sconfitta, non è cosa da tutti i giorni. Io c’è, Dio che vede e provvede, forse.
©Mondoudinese
© RIPRODUZIONE RISERVATA