Se più indizi fanno una prova qui siamo alla sentenza definitiva, senza nemmeno passare per la Cassazione: Valeri, Di Bello, Guida, Orsato. Nomi che rimarranno impressi nella stagione bianconera, nomi che non dovrebbero c'entrare nulla con la stagione dell'Udinese. Eppure gli arbitri quest'anno hanno tolto almeno 4 (siamo generosi) punti alla classifica e hanno determinato in maniera abbastanza evidente una eliminazione dalla Coppa Italia.
Udinese, orgoglio friulano
Cosa fare? Arrabbiarsi? Se qualcuno tra voi lettori ha il tempo e la pazienza di aprire qualche quotidiano sportivo dagli anni '60 (ma anche prima) ad oggi leggerà sempre le stesse cose. E' cambiato qualcosa? Solo una volta, precisamente nel 1984, qualcuno ha preso una scelta coraggiosa mettendo il sorteggio integrale in A e in Copa Italia. Fu il famoso anno del Verona.
Ribadiamo quello che abbiamo sempre sostenuto: per cambiare il calcio non serve una rivoluzione, ma serve intelligenza. Perché la tecnologia può dare un piccolo aiuto, ma bisogna stare attenti a non stravolgere il gioco. Tecnologia, sia ben chiaro, non moviola che non arriverà mai.
Qui si tratta, per l'appunto di buon senso: il sorteggio integrale, l'Aia staccata dalla Figc, professionismo arbitrale (non è possibile il divario tra gli stipendi dei giocatori e i seppur lauti dei fischietti), designazione ufficializzata ai giornali solo nel giorno della partita (perché sapere il giovedì il nominativo?). Risolverebbe la questione della sudditanza psicologica? Sicuramente sarebbe un deterrente, poi il resto sta al credere all'onestà o meno.
Certo è che quando più casi si mettono di fronte, tutti gravi, tutti penalizzanti in maniera decisiva qualche dubbio ti viene in mente. Però o credi nonostante tutto all'umana possibilità di sbagliare o non credi e non vai allo stadio.
Purtroppo il sistema arbitrale italiano, il calcio italiano sembra più fatto nei palazzi che negli stadi (sempre più vuoti). E non sono i palazzi a fare grandi gli uomini (in Italia avremmo politici illuminati), per questo la paura che anche nuovi impianti restino deserti senza riforme che vadano al di là di quelle proposte, ma tocchino la chiave del gioco. perché avere un bello stadio ma prenderla sempre nel culo non è bello.
L'Udinese è in credito con la Figc come nemmeno l'agnellino feroce credo di esserlo per quel famoso scudetto: Un titolo vinto sul campo, seppur nel lontano 1896, mai riconosciuto nemmeno come merito sportivo, nel 1955 una retrocessione d'ufficio incomprensibile per fatti mai provati risalenti a due anni prima, distruggendo di fatto il sogno del secondo posto e il progetto Bruseschi. Nel 1985 quanto si è pagato l'affare Zico? Negli anni '90, le prime proteste di Pozzo (contro Calleri della Lazio) furono addirittura tramutate in punti di penalizzazione. Insomma quanto fatto negli anni dall'Udinese per il calcio italiano, non parliamo solo degli ultimi venti, sembra quasi una simpatica questione da mettere su una pagina di un giornale per simpatia, quando non hai di meglio di cui parlare.
L'orgoglio friulano è abituato a questo: a invasioni, a disastri naturali e disastri causati dall'uomo (Vajont). I friulani non sono tutti per bene, sia ben chiaro, non esiste un popolo di santi. Ma siamo diversi, non ci sentiamo italiani, questa è una verità. La nostra diversità nasce dproprio dalle ingiustizie subite nella storia, dal carattere forgiato dalle Alpi e mitigato dal mare Adriatico che ci rende ospitali con chi ci fa un sorriso, ma diffidenti contro gli altri, perché troppe colte siamo stati fregati.
L'Orgoglio friulano è avere una squadra che è simbolo di una terra, non di una città. L'Orgoglio friulano è sapere che anche se ci manca mezza rosa, che se hai arbitri palesemente incompetenti, hai sempre la forza per combattere. La gente come noi non molla mai, ricordate? E anche dopo Napoli, Stramaccioni non farà altro che sorridere sornione, con un pizzico di amarezza negli occhi, perché ha capito, da romano, che il Friuli ha qualcosa di speciale, quello che aveva capito Zico: vincere qui non sarà mai facile, ma tentare di farlo è qualcosa che non è paragonabile ad altre piazze avvezze ad alzare trofei magari con qualche sostegno da sotto.
Stramaccioni i e la sua Udinese oggi incarnano a pieno la voglia di lottare sempre. Solo che la società non può essere così sorda mal non ascoltare il grido di una terra, che non vuole piangersi addosso, ma capisce bene che se a Napoli ci fossero state più pedine valide, chissà...Perché una squadra è una rosa, non una margherita che perde petali. Non sia sorda, non si pensi al futuro quando c'è un presente dove nemmeno battersi come un leone può bastare. Pozzo su Di natale non ha ancora risposto, è solo un segnale: ma in certo casi le parole servono, così come capire che davvero saremo piccoli e bianconeri, ma non ci fermiamo e se serve qualcosa per migliorarci siamo pronti a intervenire.
Moval@Mondoudinese
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