Distrarsi, dimenticare Guida, non sentirsi penalizzati e inermi dinanzi ai torti subiti quest’anno (col Cesena, con il Milan e con la Roma i più eclatanti). Questo deve fare l’Udinese. Non è facile, perché psicologicamente può subentrare invece che rabbia, una sorta di rassegnazione: qui parliamo dai 7 ai nove punti in ballo, che porterebbero di fatto l’Udinese in zona Champions, altro che storie.
E l’Udinese, al di là della proverbiale e naturale obiettività di Stramaccioni, deve considerarsi con i punti che meriterebbe, non con quelli che ha. Ovviamente senza sognare troppo o distrarsi al contrario sentendosi forti e ingiustamente penalizzati. Ma con la consapevolezza che al di là che qualcuno a inizio anno ha storto il naso per il gioco, questa squadra si sta forgiando con le idee meritocratiche di Stramaccioni e la grinta di Stankovic. Questa è la realtà che è emersa tra Genova e la gara con la Roma.
Udinese, una squadra comunque da 30 punti
Qualcuno ha affermato che, comunque, la Roma era più forte: ovvio. Nessuno pretendeva di farne un sol boccone, ma la lupa ha sofferto eccome la zebretta. Peccato per i difetti congeniti da migliorare per la squadra bianconera.
Se sulle fasce, anche col ritorno di Silva, si è vista maggiore pressione (Maicon ha sofferto moltissimo Widmer e gli inserimenti di Kone), è anche vero che davanti si deve sfruttare molto di più le occasioni, raddrizzando la mira. Perché 10 tiri in porta a partita (fonte Lega Calcio) non sono pochi, ma sono pochissimi quelli verso lo specchio (circa tre). Ecco, se sommiamo che di questi tre la metà la mette a segno Di Natale e un quarto l’ha fatto Thereau si capisce che gente come lo stesso Kone, Allan (un solo gol in tre anni) e Guilherme (definito quello di maggior qualità) devono crescere in questo senso.
Geijo, intanto è una bella scoperta: può giocare spaziando in avanti, fa sponde preziose, di testa spizzica quel tanto il pallone che può sempre creare assist, insomma un giocatore trovato e ritrovato. Un plauso va a Gianni De Biasi, troppo spesso criticato, e che a distanza di anni si prende una piccola rivincita morale. In una squadra come quella ereditata da Marino era durissima costruire da gennaio, lui però aveva visto bene in Geijo. Che solo oggi si toglie le soddisfazioni che merita: chiedere a Stramaccioni come si è allenato da giugno. L’abbiamo detto, la sua storia ricorda quella di Pepe, a volte per dimenticare le cose peggiori del mondo del calcio è bello anche ricordare questi aneddoti, queste piccole grandi storie di sacrifici e abnegazione.
A lui, a Totò, a Thereau, però serve abbinare qualcuno visto che Muriel è oramai un ‹ Bag Man Walking › un uomo che cammina con la valigia, parafrasando liberamente un famoso film (‹ Dead man walking › con un fantastico Sean Penn, da vedere se non l’avete fatto).
Il mercato porta a pensare che potrebbe arrivare Aguirre, comunque sia chi arriva deve completare il reparto con qualità indipendenti da quelle dei compagni.
Poi non dimentichiamo Fernandes: l’anno corso indispensabile, oggi un po’ jolly, un po’ titolare. Deve trovare una sua identità, è giovane, ma ha grandi numeri, tanto che è l’unico che ha portato la gran parte dei gol da fuori area, altro limite che ha ancora l’Udinese.
Ora il Sassuolo, con la squadra che ha cominciato l’anno zero portandosi dietro rabbia e rancori: giusti, umani, ma che devono ora essere tradotti sul campo. pensando che se gli emiliani stanno appena sopra e tutti parlano di miracolo, l’Udinese solo con quelle tre partite indigeste, può sentirsi tranquillamente alla pari. Lo dicono i numeri non noi, anche se per ora sono solo virtuali.
moval@Mondoudinese.it
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