L’Udinese chiude l’anno solare a 46 punti, di cui 22 conquistati da Stramaccioni che di gare ne ha giocate 15, contro le 22 di Guidolin. Una differenza da non perdere d’occhio, perché le differenze tra le due gestioni sono enormi. ALLENATORI A CONFRONTO Se apparentemente sembra che la squadra sia sempre la stessa, con la stessa minestra offerta, è totalmente diverso l’approccio e le aspettative. Guidolin ha chiuso un ciclo che non si riaprirà più: vincente, ma forse con l’errore di non capire che era chiuso già un anno prima. Il suo gioco era il 3-5-1-1-, vittima di Di Natale al quale non ha mai trovato un partner d’attacco. Quando c’erano Asamoah, Sanchez, Isla & C la cosa appariva insignificante, i gol arrivavano da tutte la parti, il capitano era il terminale offensivo. Poi, rivoluzionata la squadra, il capitano ha continuato a segnare, ma il gioco si è bloccato, fino all’amara stagione scorsa dove oltre che a mancanza di soluzioni tecniche ci sono stati parecchi giocatori rimasti non proprio volentieri. In estate si è parlato di rivoluzione, ma Stramaccioni ha ereditato una squadra rifatta a metà e in attacco male. Si è puntato ancora su Muriel, per il quale Guidolin non aveva mai trovato una sistemazione. Aveva ragione il vecchio saggio del calcio italiano: il colombiano tramuscoli di seta e inaccettabilità sta diventando sempre più un mistero buffo più che un caso. Campione per caso, sarebbe il titolo di un film cucito su di lui ad oggi, perché se sui giornali viene dipinto come tale, in campo di giocate ne ha mostrate davvero poche. Strama ha ereditato anche una schiera di giocatori a fine ciclo: non venduti per il semplice motivo che per età o altro non sono richiesti. Non sono pochi e servirà tempo per riciclare la squadra a forgiarla a immagine del tecnico e di Dejan Stankovic, la novità inaspettata dell’anno. ANNO ZERO I punti conquistati quest’anno per qualche critico patentato (di tessere varie) sembreranno pochi, ma l’Udinese sta ottenendo comunque quello che ci si attendeva in estate. Rabbia, rammarico, ci stanno per le occasioni gettate, ma più che parlare di moduli si dovrebbe puntare l’indice sugli errori che certi giocatori commettevano anche con Guidolin: distrazioni,, mancanza di raddoppio, insomma si gioca per la pagnotta, se si sbaglia capita. Qui Strama sta facendo il alloro più duro e che porterà frutti solo nel tempo, quando i giovani cresceranno e in campo andrà solo gente affamata. METODOLOGIE Guidolin era oramai stanco, lo si era capito già dopo l’eliminazione dalla coppa. Una mazzata psicologica che ha influito su tutto. Al di là delle cause che l’hanno provocata, il tecnico si avvaleva sempre più dei collaboratori, da Bortoluzzi a Viviani, che dirigevano con sempre maggior potere la squadra, tanto che Viviani coltivava il sogno di ereditare la panchina. Invece è stata fatta piazza pulita. Strama è sempre in mezzo al campo, detta legge, chiede e parla molto con i suoi: gli allenamenti sono meno fisici e più tecnici, a dimostrazione che la corsa ragazzi di 20 anni ce l’hanno nelle gambe. La preparazione, cioè, è mirata più anglosassone, più ala Guardiola, dal quale Strama ha studiato e preso a spunto alcune caratteristiche. GIOCO Il modulo, tanto per intenderci è discorso più giornalistico che altro. Si è giocato più con la difesa a tre che con quella quattro (per l80 per cento dell’anno), ma come Strama a fatto capire più volte il vestito lo si deve adattare a chi si ha a disposizione e il modello di quest’anno deve ancora andare avanti a schiena dritta. QUASI PARI Se come punti alla fine l’Udinese è quasi pari, bilanciata tre i due semestri, come visto le differenze ci sono e sono parecchie. E, come detto, il 2015 sarà l’anno zero: attendiamoci altre rivoluzioni perché Strama quando è stato preso è perché deve aprire un nuovo ciclo non er continuare uno vecchio e finito. Per questo l'anno è a due facce: quella di Guidolin icona da appendere tra chi ha contribuito a fare la storia del club e quella di Strama che vuole scrivere la storia.