Sprofondo bianconero
Dopo l'ennesima figuraccia, ci si interroga cosa ne sarà di questa squadra, l'Udinese, che chiamarla squadra appare fin troppo generoso. Quello andato in scena ieri all'olimpico è uno show dell'orrore e degli orrori, così brutto da sembrare un incubo, e invece è la realtà, la nuova realtà dove è sprofondata una società che fino a pochi anni fa era un vanto del calcio di provincia, e che adesso, dopo anni a vivacchiare, sta rotolando sempre più in basso perdendo anche la dignità.
Ieri è bastato un tempo per decidere la gara, in favore della Roma. Errori che si ripetono in serie neanche fossimo di fronte ad una produzione a catena di montaggio. Quella bianconera è una macchina perfettamente oliata che produce nefandezze che farebbero arrossire anche il Demonio.
Il primo gol dove in tre (Angella,Behrami e Barack) perdono il contrasto con Nainggolan a terra, e non riescono a prendergli il pallone, ricorda molto il primo gol di Ferrara, con la verticalizzazione dettata dal giocatore avversario a terra per Borriello e Halfredsson con la testa per aria in cerca di un fallo mai fischiato dal direttore di gara. L'azione di ieri è ancora più clamorosa; sembra una di quelle situazioni in cui al mare il padre gioca con i bambini sulla sabbia, e i piccoli anche in tre non riescono a portargli via il pallone. Disarmante.
Il secondo gol è un classico errore, più accademico, di marcature scalate in maniera errata, un centrale chiamato a fronteggiare (in modo molle) l'avversario che crossa, il terzino che si trova più verso il centro che non intercetta un cross di facile lettura, e il "libero davanti la difesa" così battezzato da Del neri al secolo Behrami, che scalando in area marca da dietro El Sharaawy che insacca.
Ma il peggio è il terzo gol: palla sulla trequarti con punizione in favore dei bianconeri e potenziale occasione da gol per l'Udinese, respinta dalla difesa giallorossa e contropiede orchestrato dai giocatori di casa che con una rapida transizione raggiungono l'area avversaria, Perotti che si permette la rabona in area, El sharaawy che si inserisce da dietro con Larsen in grandissimo vantaggio sulla palla, che ad un tratto decide di stendere il red carpet all'avversario, il quale continuando la corsa pareva aver come intuito il grossolano errore avversario.
Il resto è storia. Il secondo tempo è allenamento e accademia.
Ci si interroga come abbia fatto una squadra a ridursi in tremolante gelatina; come possa una squadra che dispone di un corner a favore, o una punizione sulla trequarti, veder trasformare la situazione offensiva di vantaggio in una ripartenza avversaria che va in gol; fatto questo che si ripete e si è ripetuto con costanza in queste prime partite ( era successo anche sul primo gol del Torino).
Sembra un ammasso di giocatori, anche discreti, che ragionano in autonomia, si muovono scoordinati, non hanno istruzioni sul modo di condurre la palla, sul pressing da portare, sulla verticalizzazione da fare (anche in presenza di un movimento giusto a dettare il passaggio dei compagni di squadra), ne sui tempi di uscita, e imbarazzante appare il movimento della linea difensiva, che sembra attendere gli eventi senza uscire sull'uomo o aggredire l'avversario.
Aberrante poi che gli avversari possano passare in vantaggio senza applicarsi, senza di fatto combinare nulla, tanto basta attendere il regalo da scartare che puntualmente arriva, quasi che sotto sotto la partita sia stata venduta.
In questo contesto il tecnico sembra in confusione totale: lascia fuori Scuffet, ma si sapeva che non era il solo e unico colpevole, insiste sugli stessi uomini, sullo stesso canovaccio tattico che non funziona (il 4141), nella ripresa invece di provare ad aprire la partita toglie una punta per un difensore, passando a 3 dietro quasi una bestemmia tattica per Del neri, con una mossa che sa di resa incondizionata, salvo poi dopo venti minuti, vedendo l'atteggiamento della Roma più molle visto il risultato acquisito, inserire la seconda punta per provare a pungere e produrre occasioni e un gol. Idee poche e confuse.
In Confusionario e assordante silenzio appare anche la società, colpevolmente assente, la quale tutto ciò che appare in grado di fare dopo la presa di coscienza di tali disastri, è istituire dei ritiri in chissà quali località nella speranza che la buriana passi. Cara società, dobbiamo ahinoi rimarcare come negli ultimi 4 anni siano stati investiti più capitali in tali ritiri e in allenatori nuovi, che non in altre risorse, ben più utili, le risorse da campo: I GIOCATORI!
La società paga anni di assenza, anni di scommesse spesso non vinte, e anni di approssimazione dirigenziale. Una volta il Paron avrebbe tuonato al culmine di certe NON-prestazioni, ma ora è tutto in mano al figlio, che allo stadio non si presenta e al più osserva questi orrori da uno schermo collegato a migliaia di km di distanza. A Udine ci sono i tifosi da tastiera è vero, ma purtroppo abbiamo anche un presidente da video conferenza, lontano e freddo. Il salotto dello stadio Friuli sarà anche bello e colorato, ma ancora nessuno sembra essere riuscito ad accendere il fogolar furlan all'interno. La squadra e il tecnico purtroppo sono figli legittimi di questa situazione.
Stiamo rotolando verso gli abissi, qualcuno riuscirà a fermare questa corsa?
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