La corda a furia di tirare si è spezzata, la pazienza della gente è finita. Ora i giocatori e la dirigenza devono fare i conti con un ambiente ostile.
Un Udinese troppo brutta per essere vera
Vari opinionisti hanno bollato come esagerata la reazione dei tifosi alla fine della partita, ma loro non c'erano. Loro non hanno vissuto e soprattutto non hanno sofferto come i tifosi friulani che ormai da anni continuano a sostenere una società che li ha costantemente delusi e forse talvolta persino presi in giro. Ieri sera si è vista un Udinese troppo brutta per essere vera, troppo disorganizzata e impaurita tra le mura che dovrebbero essere amiche, ma che ora non lo sono più.
Ė ora che la dirigenza faccia delle scelte: il Grananda é già stato venduto, forse ora è arrivato il turno dell'Udinese. Il meraviglioso ciclo di Giampaolo Pozzo a Udine si è chiuso definitivamente con la costruzione dello stadio, il figlio Gino però non ne ha mai iniziato un altro. La scelta che è stata fatta dalla dirigenza non è stata dettata dal cuore, come ogni tanto accadeva in un calcio che oggi non c'è più, bensì dal portafoglio, si è scelto quindi l'Inghilterra, il Watford.
Ora però i tifosi sono stufi di essere presi in giro da giocatori stranieri che con il Friuli e pure con la maglia non hanno niente a che vedere, esigono perlomeno il rispetto e la dignità che gli è stato negato con false promesse e false rassicurazioni. Ma adesso è ora di finirla: o dalla dirigenza arriva una scossa forte, decisa e convinta, oppure è meglio lasciare le redini a qualcun altro. Stavolta il giocattolo non si è inceppato, si è rotto, e sta al colpevole riaggiustarlo.
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