Inchiesta Corsera: Chi comanda nel calcio. L’Udinese…

Inchiesta Corsera: Chi comanda nel calcio. L’Udinese…

Un signore di 76 anni che sta a Hong Kong potrebbe diventare il nuovo padrone del Genoa, la famiglia Pozzo controlla «in chiaro» il Watford mentre l’Udinese è sempre avvolta nella nebbia Le scatole «indonesiane» dell’Inter, la trasparenza di Fiorentina e Torino: comincia così l’articolo a schede del Corriere della Sera che cerca di comprendere chi comanda nel calcio italiano. Si comincia con agnelli della Juve, la Roma e la Lazio. Sono i tre club quotati in Borsa. Dunque con alti standard di trasparenza e comunicazione. A Torino la famiglia Agnelli governa tramite la holding quotata Exor che ha il 64% della Juve. Nick Train e Michael Lindsell, due londinesi gestori di fondi, hanno fatto insistenti acquisti in Borsa tanto da portarsi nella City il 5%, diventando i secondi soci. La proprietà della Roma (78%) è invece di due società del Delaware, paradiso fiscale nel cuore degli Usa. Non sono giuridicamente di James Pallotta ma il numero uno della Roma ne è il dominus. La Lazio ha il 34% flottante in Borsa ma il resto è nelle immobiliari e società di pulizia di Claudio Lotito. Poi le schede continuano andando a scoprire anche quello che viene chiamato ‘Miracolo Chievo’.

Luca Campedelli e Giampiero Pinzi (archivio)Non si discute: il Chievo è un fenomeno (duraturo) di lungimirante gestione e Luca Campedelli ne è l’artefice. Tutti ritengono che il Chievo sia suo attraverso la Paluani di cui, a leggere le cronache e anche Wikipedia, lui è «il maggiore azionista». In realtà le «padrone» della Paluani, e quindi del Chievo, con un’ampia maggioranza, sono le sorelle Maria Adua (79 anni) e Berta Cardi (84). Cioè mamma e zia di Campedelli che dunque deve farsi approvare i bilanci da loro. Non solo: un’anziana e sconosciuta signora di Nogara (Vr), Giovanna Veronesi (78 anni), ha in mano un altro 16% della squadra.

Si arriva al Frosinone, la Cenerentola della Serie A.

Qui siamo agli antipodi. Un piccolo club con budget limitato che compete al massimo livello. Il maggiore azionista, l’imprenditore Maurizio Stirpe (Prima spa, 2.200 dipendenti, componentistica per auto e moto) è affiancato da un gruppo di manager della sua azienda,  anch’essi soci rilevanti del Frosinone. A luglio il 45% del club messo in vendita da Arnaldo Zeppieri è stato acquistato da Vittorio Ficchi, presidente del Basket Ferentino (A2). «Manager e imprenditore», riportavano le cronache ma in sostanza, sfrondato dell’auto marketing, dipendente delle Ferrovie. Ha firmato assegni per 2,4 milioni. La Banca Popolare del Frusinate l’ha finanziato. «E io – dice – ho dato in pegno i risparmi di famiglia ma spero con il marketing di far fronte ai debiti e rientrare dell’investimento». Intanto a dar retta al sito del club e a quello della Lega, Ficchi è uno dei due vicepresidenti del Frosinone, con Stirpe presidente. Ma è «per bellezza» perché nella realtà il Frosinone ha un unico amministratore, Maurizio Stirpe.

Sulla Samp  e sul Genoa interessante scoprire qualche aneddoto.

Massimo Ferrero canta, balla, dichiara, commenta e comanda. La Samp è il suo palcoscenico. Però a essere pignoli, Ferrero senior non ha nemmeno un’azione. La Samp è della figlia Vanessa.

Il 17 dicembre 2014 Enrico Preziosi si presenta dal notaio Ubaldo La Porta di Milano. Ha un debito, attraverso la sua controllata Fingiochi, con un certo Enrico Bognier: 4.368.510,23 euro. Bognier, si legge nell’atto notarile di cui il Corriere ha copia, si fa rappresentare da Carlo Rigamonti. Preziosi, dunque, «a garanzia dell’adempimento dell’obbligazione» dà in pegno a Bognier il 100% della società E.P. Preziosi Participations. Occhio: si tratta della holding di tutto il gruppo che controlla Fingiochi e quindi il Genoa e Giochi Preziosi. Se l’industriale non paga Bognier si piglia tutto. Ma chi è? È l’anziano, 76 anni, responsabile della sede di Hong Kong della Giochi Preziosi. Telefonata a Hong Kong: «Atto notarile?», Bognier cade dalle nuvole. «Onestamente non ne so nulla». Quattro milioni non si dimenticano. «Quattro milioni? Sarebbero miei? Rigamonti mi rappresenta nell’atto? So solo che è il commercialista di Preziosi». Telefonata al presidente del Genoa, già sotto pressione per le accuse della Procura di Milano di aver finanziato il Genoa con prestiti in nero della Infront: «Ho venduto tutto, compresi i mobili. Appena avrò i 4 milioni li ridarò a Bognier così si estingue il pegno». Veramente lui non ne sa nulla. «È da 50 anni in Cina, si sarà spaventato…». Tutto molto strano e, per ora, indecifrabile.

Infine l’Udinese:

Dopo alcuni valzer societari Olanda-Lussemburgo oggi la Clmg controlla la Kalmuna che controlla la Gesapar (tutte con sede nel Granducato) che controlla l’Udinese. Complicato. In più sopra la novità Clmg c’è il buio documentale. A Udine garantiscono: il proprietario finale è Gino Pozzo, il figlio di Gianpaolo. Ma «finale» quanto e dove? Nel Watford (Premier League), invece, si risale in modo abbastanza trasparente a Gino Pozzo, forse perché le norme inglesi sulla proprietà sono assai più severe. Curiosità: tra gli sponsor tecnici dell’Udinese c’è la società Hs Football dell’imprenditore ed ex calciatore Massimiliano Ferrigno, quello del pugno al giocatore del Modena Francesco Bertolotti, finito in coma.

 

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