Inter, Sinisa-Mancio: sarà passaggio di consegne?

Inter, Sinisa-Mancio: sarà passaggio di consegne?

Un punto in centottanta minuti di campionato. Una classifica da guardare stando nella parte destra e la fastidiosa sensazione di essere stati superati pure dal Sassuolo. Tutti rischi che Roberto Mancini aveva calcolato quando aveva accettato la proposta di Erick Thohir (su consiglio di Massimo Moratti) raccogliendo l’eredità di Walter Mazzarri. I candidati erano un paio e Leonardo, una volta contattato, non avrebbe ritenuto il progetto solido economicamente a tal punto da convincerlo a “scendere in campo” a rischio di bruciare la sua seconda vita da allenatore. Il Mancio invece ha detto sì. Forse anche perché si sentiva in debito verso l’Inter: dopo tutto se è diventato un allenatore top nel mondo è proprio grazie ai successi ottenuti in nerazzurro. Tuttavia nel contratto del tecnico – nonostante dall’Inter siano giunte smentite in serie pure dopo l’ultima assemblea dei soci – sarebbe presente una clausola che permetterebbe all’allenatore di risolvere unilateralmente il contratto (c’era pure nell’accordo col Galasataray) qualora l’Inter non avesse una rosa adeguata per competere per gli obiettivi prefissati. La finestra di svincolo “chiuderebbe” il 15 luglio, ovvero quando – giorno più, giorno meno – dovrebbe partire il prossimo ritiro estivo.

Thohir ora vuole i punti

Mancini contestualmente ha comunque fissato un premio da 1,2 milioni per terzo posto, vittoria in Europa League (che porterebbe ugualmente in Champions) e coppa Italia. Parallelamente, con scelte radicali ma comprensibili, ha attuato quella rivoluzione tattica che, viste le molte “pedine da riempire” ha portato l’Inter a essere un cantiere a cielo aperto. Soluzione shock ma utile a capire – e soprattutto a far capire in società – dove intervenire a gennaio. Mancini sa bene che il mercato sarà condizionato dalle tagliole imposte dal fair play finanziario e, in estate, da quanto fatto in stagione (Ausilio ha sottolineato come sia stata spiegata all’allenatore la doppia strategia legata al raggiungimento o meno della Champions), però vuole giocare a carte scoperte. Uno dal suo curriculum può permetterselo: l’uomo di Jesi ha detto sì all’Inter levando il club da un bell’impiccio (era l’unico reputato all’altezza di sostituire, in meglio, Mazzarri) però vuole capire quanto questa società sia disposta a fare per assecondare il suo progetto. Ieri l’allenatore – dopo uno scambio di sms a fine partita – si è sentito con Erick Thohir che ha manifestato la necessità (pienamente condivisa) di tornare a fare punti già con l’Udinese anche perché – come peraltro spiegato da Mancini -, soltanto le vittorie danno autostima e aumentano la convinzione in quello che si fa. Intanto, cosa che ha apprezzato pure il presidente, l’Inter è tornata ad avere una “testa” da Inter. Questo è il primo, importante segnale dato dal neo allenatore: non a caso sui social network chi aveva messo sulla croce Mazzarri con l’ormai mitico hashtag “Mazzarri Vattene”, ieri – nonostante il ko – elogiava il cambio di rotta attuato a livello di mentalità dal Mancio.

E se fosse Sinisa?

In estate, qualora non dovesse esserci unità di vedute o semplicemente nel caso in cui il Mancio avesse nuove importanti opportunità di lavoro (un Napoli da scudetto, il Psg degli sceicchi o, perché no, la Roma qualora Garcia dovesse salutare) si consumerebbe un addio con sentiti ringraziamenti al Cincinnato nerazzurro che ha raccolto una squadra sotto contestazione dei tifosi lasciando a Thohir la possibilità di tirare una bella riga a fine stagione. Perché è vero, come ha spiegato Fassone che «Pagare due tecnici pesa sul bilancio» , ma è altrettanto vero che il dg, una volta fatta decantare la rabbia di Mazzarri, conta di arrivare alla risoluzione consensuale dell’accordo firmato fino al 2016 e che, nel caso in cui pure Mancini salutasse, Thohir si ritroverebbe con mani libere per scegliere l’allenatore del futuro. Una scelta che convergerebbe probabilmente su Sinisa Mihajlovic che, dopo aver accarezzato un’estate fa la Juventus, avrebbe finalmente la chance di misurarsi con una grande del nostro calcio senza preclusioni all’idea di dover ricostruire partendo dai giovani. In tal senso, non si fa peccato a pensare che la scelta di rimettersi in gioco da parte del Mancio sia stata attuata anche per favorire l’amico – ex giocatore nonché per tanti anni braccio destro in panchina – facendo restare l’Inter un “affare di famiglia” allo scopo di preservarla dall’arrivo di allenatori (Zenga, per esempio) che avrebbero giocoforza preteso un contratto di più anni ancorandosi alla panchina. Cosa che Mancini non ha intenzione di fare: l’idea è quella di riaprire un ciclo ma, qualora la rincorsa dovesse rivelarsi troppo lunga oppure irrealizzabile per le difficoltà economiche in cui versa il club, ci sarebbe un piano B che farebbe ugualmente tutti felici. Il tutto al netto di una considerazione: come può un’Inter in Europa League già sanzionata per il fair play finanziario (in questi giorni sono in arrivo gli 007 dell’Uefa spediti da Nyon per completare il dossier sul club), permettersi un allenatore da 4,5 milioni di stipendio, ovvero quanto guadagnava Milito negli anni del Triplete? La risposta è quasi pleonastica.

Tuttosport)

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