VAR: ecco il regolamento per questo campionato

VAR: ecco il regolamento per questo campionato

Molti si interrogano sull’utilità e l’efficacia del VAR, ma prima di tutto va spiegato il regolamento, che quest’anno è cambiato come spiega l’ex arbitro Marelli nel suo blog

di Redazione

Il VAR questo sconosciuto si potrebbe dire. I tifosi che invocavano la moviola completa si ritrovano dinanzi alla discrezionalità (imprescindibile) dell’arbitro, che a volte prende la decisione giusta (come sul gol annullato all’Udinese a Torino), a volte sbagliata. Arbitrarietà, appunto, una delle fondamenta del calcio dove se un attaccante sbaglia l’arbitro pga il diritto per l’appunto all’arbitrarietà, piaccia o meno, cercando di applicare il regolamento (sempre più complesso a causa della FIFA) a situazioni spesso al limite.

Ecco come spiega le novità di questa stagione l’ex fischietto internazionale.
“Sono i casi che un tempo si chiamavano sviste. Si tratta di episodi sfuggiti all’attenzione dell’arbitro, oppure in cui è talmente evidente l’errore di valutazione da richiedere l’intervento del VAR. Per il resto, è passato il concetto per cui quel che l’arbitro vede non si può discutere. Un’interpretazione diversa rispetto all’anno scorso, quando in Italia si è visto un uso un po’ estensivo del VAR. Non stupisce che in questa prima giornata si siano viste on field review solo per falli di mano”.
Tra le novità del protocollo 2018 del VAR resta valido il ‘caso simulazioni’: “Queste – spiega ancora Marelli nel suo intervento – rientrano nei casi di chiaro ed evidente errore, quando sono lampanti. L’anno scorso, in Torino-Bologna, Verdi viene inizialmente ammonito, ma il contatto in realtà c’è, l’arbitro rivede l’episodio, cancella l’ammonizione e assegna il rigore. Casi simili si potranno rivedere anche quest’anno

VAR protocollo 2018: occhio al ‘silent check’

Attenzione, con il nuovo protocollo 2018 del VAR nemmeno i cosiddetti “silent check” potranno aiutare a correggere eventuali errori che non siano “chiari ed evidenti”, in quanto i dialoghi fra il Virtual Assistant Referee e l’arbitro sono registrati, e ci sarebbero comunque conseguenze negative in caso di utilizzo della tecnologia al di là dei limiti consentiti dal regolamento.
Una scelta dell’IFAB che non è piaciuta agli arbitri italiani. Anche perché Rizzoli e Collina avevano in mente altro: “Chiedere l’introduzione anche del challenge, ovvero la possibilità di dare ai due allenatori delle rispettive squadre in campo l’opportunità di chiedere il VAR una o due volte a partita”.

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