Capitani coraggiosi e capitani indegni

Capitani coraggiosi e capitani indegni

La vicenda Icardi porta a nuove riflessioni sul ruolo del leader all’interno dello spogliatoio e in campo. La serie A odierna propone alcuni esempi positivi, ma solo lontanamente paragonabili alle figure carismatiche del passato. E l’Udinese ha destinato la fascia alla persona più adatta?

Pochi centimetri di stoffa che pesano come piombo. La fascia di capitano rappresenta uno degli ultimi simboli che legano il calcio ultra-moderno di oggi alla tradizione del passato. In oltre 100 anni di storia la serie A ha visto alternarsi campioni indiscussi che hanno saputo affermarsi non solo per le loro doti tecniche, ma anche per le loro capacità umane. Dei veri leader, capaci di trascinare la squadra nei momenti difficili, di esaltarla durante le vittorie e di essere figure di riferimento per i più giovani. Basti pensare a Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino, Armando Picchi dell’Inter di Helenio Herrera o a Gianni Rivera nominato capitano del Milan nella seconda metà degli Anni ’60. Ma per trovare personaggi carismatici che resteranno “eterni” non occorre scorrere così tanto l’album dei ricordi. Dagli Anni ’80 all’inizio dei Duemila abbiamo applaudito le gesta e il temperamento di giocatori del calibro di Franco Baresi, Giuseppe Bergomi, Paolo Maldini o Javier Zanetti. E oggi?

Oggi il quadro è profondamente cambiato, così come la società stessa ha subito una radicale metamorfosi. E i due fenomeni non si possono scindere. Come nella politica, anche nel calcio appare sempre più difficile trovare persone di spessore nelle quali ci si possa riconoscere. E le società sono spesso costrette a prendere o avvallare decisioni a dir poco discutibili. Aldilà delle vicende note degli ultimi giorni – che sicuramente provocheranno ulteriori pesanti conseguenze -, l’assegnazione della fascia di capitano a Mauro Icardi, per esempio, ha sollevato fin dall’inizio molte perplessità. E non solo per la giovane età, che l’ha portato a compiere una serie infinita di errori, soprattutto “mediatici”. L’abisso tra Maurito e Zanetti è (e sarà) incolmabile. Lo spessore umano, la capacità di trasmettere passione, il rapporto con l’ambiente sono completamente diversi e la sensazione è che anche la gestione dello spogliatoio sia molto differente. La stessa riflessione – per ragioni diverse – scaturisce pensando a Riccardo Montolivo capitano del Milan. Sulle spalle di questi ragazzi sono state appoggiate eredità pesanti, difficili da sopportare e da gestire.

Ma in questo calcio “mordi e fuggi”, dove la permanenza dei giocatori nello stesso club si sta sistematicamente riducendo, la figura del capitano si sta inevitabilmente modificando, perdendo di valore. Difficile, per esempio, che l’Atalanta possa trovare un altro Giampaolo Bellini, nato e cresciuto con la maglia nerazzurra cucita addosso, così come in futuro la Roma un altro Francesco Totti. Eppure, pur comprendendo le difficoltà attuali, ci interroghiamo su come le società intervengano nel processo decisionale. E’ lo spogliatoio a eleggere il suo leader? O contano di più gli anni di militanza nel club? O, ancora, è il valore tecnico del calciatore a predominare? Questi sono gli stessi interrogativi che circolano anche nell’ambiente friulano. Fin dall’inizio la scelta di Danilo è stata messa in discussione da una parte della tifoseria (e non solo per alcuni screzi avvenuti nelle ultime giornate dello scorso campionato e ripetutisi in estate, risolti poi con un confronto diretto). Il brasiliano è davvero il capitano ideale per l’Udinese? Risulta davvero difficile rispondere. Non sono in discussione l’impegno, il valore o le capacità del giocatore. Ma in un team variopinto come quello friulano immaginiamo le difficoltà nel gestire gerarchie, rispetto e solidarietà. Tutte componenti fondamentali affinchè un gruppo riesca a raggiungere i suoi obiettivi. Ci piacerebbe che fosse Danilo stesso a rispondere per aprire – una volta, una soltanto – la porta di quel complesso spogliatoio, nel quale mister Gigi Delneri sta cercando di riportare la luce.

In un momento così delicato della stagione, nel quale l’Udinese è attesa da tre gare-clou, c’è bisogno di tutti, in primis del capitano, al quale spetta sempre il compito più difficile: trascinare i suoi compagni verso importanti traguardi. Dal difensore brasiliano è lecito attendersi qualcosa di più, proprio per quei centimetri di stoffa che porta sul braccio sinistro. Coragem, Danilo, coragem!

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