Metà stagione insieme al Var: il sistema resiste ed “espatria”

Metà stagione insieme al Var: il sistema resiste ed “espatria”

Fra i tifosi italiani il Var continua a suscitare opinioni discordanti. Nel frattempo, la nuova tecnologia fa il suo debutto nel calcio d’Oltremanica.

di Redazione

Al giro di boa il Var è ancora a bordo. L’innovativo sistema di assistenza arbitrale, entrato a pieno regime in questo campionato di A, sembra aver retto all’ondata di critiche e detrazioni, e si affaccia sul girone di ritorno appena iniziato con nuovi orizzonti sull’uso di questo strumento. Strumento utile, per quanto ancora acerbo. Da quel rigore contro la Juventus in occasione della prima giornata allo Stadium, l’ormai iconico gesto del giudice di gara, gli indici a mimare uno schermo immaginario, è divenuto parte integrante dei canonici 90’ di gioco. Novanta e anche più, considerati i lunghi intervalli di tempo spesso richiesti all’arbitro per visionare con cura gli episodi incriminati e formulare una decisione sulla base di quanto visto. Secondi – nei casi più ardui minuti – e l’attesa per la sentenza si tramuta ben presto in ansia. Certo, perché il Video Assistant Referee, già lo saprete, entra in gioco soltanto nei casi di maggior clamore, regolarità delle marcature in primis. Da qui gli attimi di stasi in cui ogni esultanza viene frenata dal dubbio, dal timore che il gol appena fatto possa alla fine non esser convalidato. Poi rigori, espulsioni, scambi d’identità. La pratica è nota, tanto che con l’8 di gennaio la moviola in campo ha esordito, in fase sperimentale, pure sul suolo inglese. Nel terzo turno di Fa Cup, Brighton e Crystal Palace si son sfidate sotto il vigile mezzo tecnologico in forza al team arbitrale. Durante il corso del match non vi è stata esigenza di intervento; discorso leggermente diverso per l’andata di semifinale di League Cup giocata ieri sera tra Chelsea e Arsenal, 0-0 il risultato finale. All’89’ Atkinson si vede costretto ad attendere un riscontro all’auricolare in merito a un contatto sospetto fra Welbeck e Fabregas in area Gunners: i replay non evidenziano irregolarità e la partita non subisce sussulti.

Insomma, il Var divide, già a partire dalla scelta dell’articolo – maschile o femminile – da accostare al termine stesso. Chi è a favore elenca i casi in cui si è riusciti a evitar l’errore, chi invece è contrario sottolinea i recuperi biblici post 90’ e le controversie nate da discusse scelte arbitrali – fra gli ultimi casi il gol concesso a Mandzukic in Juventus-Torino dopo il contatto Khedira-Acquah.

L’Udinese, nel frattempo, ringrazia per il 2-0 annullato venerdì scorso al Chievo Verona, una rete, quella dei gialloblù, invalidata dagli assistenti in moviola per millimetrico fuorigioco dell’autore del gol Cacciatore. La chiamata ha quindi permesso ai bianconeri di restare sulla scia clivense prima dell’1-1 realizzato nella propria porta dall’ex viola Tomovic. Come dimenticare poi il 3-1 a S. Siro, dove il rigore assegnato grazie all’ausilio del Var è valso ai friulani il secondo acuto e il nuovo vantaggio sull’Inter. Un tiro dal dischetto è arrivato anche a Ferrara, dove la tecnologia in precedenza aveva sancito la regolarità del 2-0 Spal. Col Genoa in casa è servita una visione video per convincere Maresca ad espellere Bertolacci, protagonista di un brutto intervento su Lasagna. Stessa sorte per il portiere bianconero Albano Bizzarri, che contro il Cagliari si è visto sventolare il cartellino rosso a match praticamente concluso per un fallo da ultimo uomo. Guardando agli altri episodi sfavorevoli per i friulani vengono quindi in mente anche il penalty assegnato a Jorginho per fallo di Angella su Allan e il gol negato a Lasagna perché pescato in fuorigioco col Milan – nel medesimo incontro offside e quindi rete negata pure a Kalinic.

Diciamocelo, la macchina di per se non sbaglia. L’errore, quando avviene, lo si deve all’interpretazione arbitrale: il giudice di gara può infatti valutare male le immagini, controllarle eccessivamente bloccando il gioco, o persino decidere di non visionarle affatto. È quanto avvenuto, per esempio, nella disfatta friulana firmata Vecchia Signora. Al Friuli la Juve si impone per 6-2: dubbi i gol di Danilo e Rugani, sospetto il rigore non dato a Mandzukic nel primo tempo. Il fischio mancato al croato, in particolare, porterà poi a un’eccessiva reazione dello stesso, punito per questo con la doppia ammonizione. D’altronde la moviola potrà essere in campo, ma le polemiche, dentro e fuori da esso, non cesseranno certo di esistere.

Simone Narduzzi

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