Momento no Udinese: non gira l’attacco o è crisi difensiva?

Momento no Udinese: non gira l’attacco o è crisi difensiva?

Nel nuovo anno è fortemente in passivo la differenza reti per l’Udinese. Pochi i gol fatti e dietro si continua a subire: colpa dell’attacco o della difesa?

di Redazione

Ma cos’è l’attacco? Cos’è la difesa? Citazione a metà di gaberiana memoria per definire la situazione vissuta dai bianconeri. Quattro sconfitte subite in un mese, due gol incassati a partita, una classifica che, col bianco ed il nero, ha assunto un grigiore da finale di stagione anonimo. Parte della colpa è senz’altro attribuibile al reparto arretrato, seppure nemmeno l’attacco risulti assente dal banco imputati. Con Kevin Lasagna ai box, infatti, la via del gol per le zebrette si è trasformata in aspro sentiero, selva percorsa a tentoni dai sostituti della punta ex Carpi.

La differenza reti tende quindi al passivo: quale aspetto, a tal proposito, preoccupa in maggior misura? La sterilità manifestata in termini realizzativi o le sviste difensive di chi protegge la porta? Fermo restando che nel calcio odierno ogni elemento schierato in campo diventa parte di un meccanismo attivo in entrambe le fasi di gioco, addentrarsi nelle concause di questo momento di “sosta” porta per forza a chiamare in causa gli agenti ritenuti i responsabili più diretti. In sostanza l’attacco per i gol (non) fatti, la difesa per quelli concessi.

La difesa. Non può prescindere da Danilo. Senza il capitano le difficoltà si accentuano, sia nella gestione dei movimenti di ripiegamento, che nelle più semplici marcature a palla ferma. Samir, dopo l’infortunio dello scorso anno, fatica a trovare lo smalto di un tempo. Il brasiliano ha il vantaggio d’esser duttile – con Delneri era “esploso” sulla fascia – ma da inizio stagione non ha mai convinto troppo in nessuna delle posizioni ricoperte. Paga fin qui, invece, la scelta di Massimo Oddo di piazzare Stryger-Larsen nella sua nuova linea a tre davanti a Bizzarri: il danese è cresciuto molto in questi mesi di Serie A. Singoli a parte, in ogni caso, a colpire sono le sviste offerte immancabilmente ad ogni gara, errori capaci di gettare alle ortiche intere settimane trascorse a provare schemi, a oliare trame di gioco. Un esempio? Regalare un calcio piazzato a Paulo Dybala da quella distanza in occasione del vantaggio juventivo domenica: un vero e proprio suicidio sportivo.

L’attacco. E perché no, pure il centrocampo. L’abbiamo detto, il piatto piange, specialmente da quando Lasagna è temporaneamente uscito dai giochi. Si è placata la fame di gol di Barak, Jankto e De Paul, non si è ancora accesa quella dei centravanti di ruolo Maxi Lopez e Stipe Perica. Ne consegue che, nel 2018, siano soltanto cinque le marcature realizzate dai bianconeri – di cui due autogol -, un’astinenza, quella evidenziata nel nuovo anno, acuita ancor più dopo la lesione alla coscia rimediata da Lasagna l’11 febbraio scorso in occasione di Torino-Udinese. Questa squadra dipende allora dall’attaccante classe ‘92? Mister Oddo, per sopperire all’assenza, ha alzato il raggio d’azione di Jankto. Soluzione originale, d’emergenza, ma non per questo priva di senso. Finora non ha dato i frutti sperati, ma al tempo stesso è venuta meno la grinta di tutta una squadra. E senza il giusto spirito, senza mentalità, anche alla lunga i risultati faticheranno ad arrivare.

Simone Narduzzi

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