Resa incondizionata

Resa incondizionata

L’Udinese si è consegnata all’avversario senza mai provarci veramente

di paoloblasotti

L’Udinese scesa in campo ieri è apparsa una vittima sacrificale sul cammino glorioso di una Juventus che si è ripresa, dopo tanti mesi, la vetta della classifica dopo la svolta data al campionato lo scorso week end con la vittoria di Roma sponda Lazio e la fragorosa sconfitta del Napoli in casa con la Roma.

Era difficile fare punti ieri a Torino. Era difficile segnare un gol alla vecchia signora visto che in casa non ne subisce da Novembre (gol di Ciciretti su punizione), e nel 2018 ha subito un solo gol. Era difficile se non impossibile considerando la pochezza dell’attacco bianconero (friulano) rimasto orfano del proprio goleador principe al secolo Lasagna. E’ però, decisamente impossibile se non utopistico , riuscire a marcare una rete con una squadra già rassegnata e impaurita conscia della propria inadeguatezza offensiva e del valore di un avversario molto più forte.

Oddo aveva preparato a sfida dando ai suoi disposizioni tattiche ben precise: prendiamoli bassi e poi ripartiamo. Già, ma l’impiego di Lopez, lento oltre ogni decenza, faceva a cazzotti con questo proposito di battaglia. Non sarebbe stato meglio impiegare subito De Paul come a Genova? Intendiamoci, ieri si sarebbe perso anche con Lasagna in campo, che meglio di chiunque avrebbe interpretato tale disegno tattico, ma rimane l’incongruenza strategica dell’impiego dell’argentino biondo.

L’Udinese ha fatto il lavoro a metà, ha serrato bene le linee, si è coperta adeguatamente, ma una volta in possesso palla non ha avuto il coraggio di ripartire o di imboccare dei contropiedi, se non dopo 1 minuto e mezzo con Jankto che ha costretto al fallo da ammonizione l’irruento Chiellini, e dalla cui punizione è nato l’unico tiro in porta degli udinesi con Ali adnan su punizione. L’unico tiro in porta, nato dall’unica ripartenza condotta come si conviene, con velocità e cattiveria. Non è un caso se poi l’Udinese non è riuscita più ad impensierire Szczesny. Se non riparti, se le mezz’ali rallentano l’avanzata del fraseggio (anche quando la juve concederebbe campo) e si appoggiano ai difensori, che a loro volta si appoggiano a Bizzarri anche senza essere pressati, il quale rilancia lungo, è chiaro che l’azione offensiva dell’Udinese non perviene, e la juve può riprendere a fare la partita con davanti un mero sparring partner per quello che diventa un buon allenamento defaticante dopo le fatiche e l’impresa di coppa.

A proposito dell’irruenza di Chiellini; è l’irruenza di Angella a incanalare il match verso la vittoria dei bianconeri di casa. Il fallo da cui nasce la punizione gol di Dybala (splendido arcobaleno a sorvolare la barriera e a spegnersi nel sette) e il fallo da rigore piuttosto ingenuo sempre sul folletto argentino, sono opera sua. L’altro argentino di 41 anni in porta con una mega parata rinvia l’agonia ai primi minuti della ripresa, quando sempre Angella concede una fin troppo comoda sponda ad Higuain per il rimorchio di un Dybala perso da Samir, il quale chiude la gara.

Da li in poi è puro allenamento, con la Juve che concede anche possesso palla e campo all’Udinese, che affonda sugli esterni, produce cross che sono tutto fumo, ma di arrosto ( i tiri) neanche l’ombra, perchè in area non c’è nessuno che attacca la porta. Pessima la gara delle mezz’ali, da Barak in paurosa involuzione da tempo ormai, a Fofana, troppo timido, le quali non hanno mai accompagnato l’azione offensiva, mentre Behrami si faceva notare per la cattiveria temperamentale (lui si) e una buona copertura davanti alla difesa (8 palloni recuperati) ma non per la spigliatezza nel palleggio. Meglio di lui in quel senso Balic da subentrato. La Juve ha potuto sperimentare Marchisio play, Sturaro  largo a sinistra, e far mettere minutaggio a Rugani in difesa. Khedira e Marchisio non hanno mai dovuto rincorrere più di tanto Barak e Fofana, mentre qualcosa di più hanno concesso Asamoah e De sciglio contro i rispettivi dirimpettai di fascia ma forse più per ordini di scuderia che per meriti degli avversari.

Oddo si è indignato per la mancanza di personalità dei suoi e per il fatto che non ha visto, in seno alla squadra ,l’applicazione di quanto provato in settimana. Nelle ultime sconfitte si era visto carattere e anche gioco, era girato tutto storto, ma la squadra non aveva demeritato. L’idea che la squadra fosse stata la prima a partire con il crisma della rassegnazione in testa, è un sospetto che aleggia in maniera concreta. Questo vuol dire però che qualcosa si è interrotto nella grande capacità comunicativa palesata da Oddo in questi mesi nei confronti del gruppo. Le prossime partite offriranno conferma o  meno di queste sensazioni. L’Udinese è attesa da partite più abbordabili, scontri che non può perdere. Se riprende da dove aveva interrotto due settimane fa con la Sampdoria può tornare ad accumulare punti, ma se lo spirito sarà quello visto ieri, sarà dura anche contro il claudicante Sassuolo di Iachini.

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