Zapata, è arrivato il momento dei saluti (e dei bilanci)

Zapata, è arrivato il momento dei saluti (e dei bilanci)

Dopo i due anni trascorsi in bianconero, quello che l’Udinese restituirà al Napoli è un attaccante che ha imboccato la via della maturità

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Centravanti di peso, un peso in proporzione. Ai gol segnati quest’anno in maglia bianconera, al denaro che a fine stagione potrebbe entrare nelle casse del Napoli. Eh sì perché Duvan Zapata, superato il suo record di marcature in A grazie ai 9 centri messi a segno quest’anno, è prossimo alla conclusione della sua avventura con l’Udinese. Il prestito biennale che lo lega al club friulano scadrà infatti il prossimo 30 giugno, con la sessione di mercato alle porte e già un ventaglio di pretendenti pronte ad accogliere il gigante di Cali. Quella di domenica a San Siro contro l’Inter, allora, dovrebbe essere – al netto di colpi di scena hollywoodiani – l’ultima gara per il colombiano al servizio delle zebrette: il congedo alla Scala del calcio, poi il rientro in terra partenopea. Per restare? Considerando lo scarso impiego ipotizzabile in quest’ultimo caso, è più probabile che il presidente Aurelio De Laurentiis decida di far cassa con i milioni – al momento ne chiede 15 – derivanti dalla vendita dell’attaccante classe ‘91. Al varco, in attesa, Sassuolo, Atalanta, Torino e pure la Roma: vice Dzeko o rimpiazzo del “Gallo”, cercato in Italia così come oltre confine. Zapata è un obiettivo e il merito è dell’Udinese.

Lo chiamavano il “Panteron”. Appellativo di un certo rilievo quello con cui Duvan arrivò in Friuli nell’estate del 2015. Un soprannome prima affibbiato all’uruguagio Marcelo Zalayeta, puntero che di graffi, e belli profondi, ne ha sferrati sino al termine della carriera. Scarso il minutaggio all’ombra del Vesuvio, in curriculum soltanto una manciata di realizzazioni. Nelle prime uscite in bianconero, Zapata colpisce per la prorompenza fisica con cui semina gli avversari tra falcate e contrasti di spalla. Corsa e quantità insomma.

Ma le unghie si spezzano, i muscoli non reggono. Lo spirito da fiera c’è ma necessita cure e attenzione costante, aspetti di certo in contrasto con l’infortunio occorso all’ariete colombiana in occasione della sesta giornata del campionato scorso, vittoria al Dall’Ara per 2-1 contro il Bologna. La distrazione al retto femorale subita quel giorno si ripercuote sul campionato del giocatore così come su quello del club allenato da Stefano Colantuono. L’Udinese si salva a fatica senza godersi, se non in parte, il suo attaccante al top della forma.

È dunque insieme a Gigi Delneri che Zapata riesce a far proprio quel nomignolo a volte ingombrante. Alla corte del coach di Aquileia Duvan riesce così a segnare, a creare gioco, a sostenere una squadra ancora priva di manovra. Fa reparto da solo il colombiano, una caratteristica questa che lo rende inamovibile grazie alla capacità di arpionare i palloni lanciati dalla retroguardia: con il corpo protegge la sfera, la squadra intanto sale con buona pace del “regista” di turno. È generoso Zapata, corre, “sgarfa” e affonda. Semina gli avversari squarciando la difesa in due. La potenza del colombiano è straripante, non fosse che all’esplosività manifestata dalla punta durante il possesso è troppo spesso corrisposta un’imprecisione snervante sotto porta. È anche per questi suoi errori grossolani in fase di realizzazione che la fine della storia tra il numero 9 e l’Udinese non sarebbe opzione sgradita ad una parte di tifo bianconero.

La squadra che quest’estate si assicurerà le prestazioni del ventiseienne attaccante fresco di esordio con la Colombia, allora, dovrà prendersi cura di questo fondamentale aspetto tattico in cui difetta l’ormai ex bianconero: non strafare in termini atletici in modo da mantenere la giusta lucidità quando si tratta di metterla dentro. Altro aspetto da non sottovalutare, infine, è la tendenza, da parte dei direttori di gara del nostro campionato, a non sanzionare gli interventi più ruvidi effettuati sull’imponente punta nativa di Calì. In più occasioni la stazza di quest’ultima viene infatti considerata un pretesto su cui appigliarsi – letteralmente – nei tentativi di recupero palla fra spinte e scossoni vari. Pochi i falli a favore, tanta la fatica per rialzarsi senza un misero “risarcimento” arbitrale.

Nel complesso, quello nato ai piedi del Cjscjel, è un attaccante ancora grezzo ma sulla via della maturità, un bomber forte di testa e dotato di un tiro discreto, una pantera che non disdegna il faccia a faccia con la sua preda.

Per continuare a crescere Zapata ora necessita di una società disposta a comprarlo a titolo definitivo, un club che lo inserisca in un progetto ben definito. Stop ai prestiti, niente panchine: questo quel ci vuole, la decisione, poi, spetta al Napoli e al suo presidente.

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