Guffanti racconta lo scouting dell’Udinese

Guffanti racconta lo scouting dell’Udinese

Lo scouting dell’Udinese sotto le lente. All’Holiday Inn di Cava de’ Tirreni, il 6 settembre, forum sul tema con Riccardo Guffanti, osservatore che collabora con l’Udinese, e che a TuttoMercatoWeb.com, ha raccontato come funziona il modello bianconero:  “C’è una grande abitudine a Udine, che è il rispetto dei ruoli. Chiunque lavora come osservatore fa un lavoro molto particolare, ma i meriti per un lavoro di gruppo sono soprattutto di Giaretta che è il direttore sportivo, di Andrea Carnevale che è a capo dello scouting, e di Gino Pozzo che è a capo di tutta questa struttura organizzativa. È a loro che vanno i meriti per ogni giocatore scoperto”.

L’Udinese comunque va sempre in cerca di giocatori che siano già pronti.

“Noi cerchiamo calciatori soprattutto bravi. È ovvio che principalmente cerchiamo giocatori bravi, e più si accorcia il percorso formativo, meglio è per la società. C’è sempre un percorso formativo, questo vale sia per gli stranieri, sia per gli italiani giovani che si avvicinano al calcio dei grandi. Gli stranieri in particolare devono inserirsi in un modo di far calcio molto difficile, soprattutto dal punto di vista tattico: l’Italia ti forma tatticamente nel modo migliore, questo è un concetto che ancora oggi viene riconosciuto all’estero. Per un ragazzo straniero la formazione è ancora maggiore rispetto a un italiano che esce da un campionato Primavera. Noi stiamo molto attenti a questo e siamo molto organizzati nell’aiutare questi ragazzi ad accelerare i propri tempi di maturazione, e più accelerano meglio è”.

Avete pescato nel mondiale under 17 Leandrinho, attaccante del 1998, per fare un esempio: c’è qualche segreto particolare per voi nel seguire i giovani in prospettiva?
“Al di là delle esigenze che ha un allenatore, l’osservazione va fatta se si trova il giocatore bravo, al di là che poi possa inserirsi nel meccanismo tattico di un allenatore. In questo brasiliano giovane abbiamo trovato delle doti tecniche e fisiche alte in rapporto alla sua età. È ovvio che poi c’è un inserimento nel calcio dei grandi, ma quel giocatore magari può essere fatto maturare inizialmente non a Udine ma in qualche altra società con cui l’Udinese ha rapporti buoni, dove è necessario quel determinato giocatore: magari nell’Udinese quel ruolo è occupato da un altro giocatore bravo. Quindi ci sono due fasi, la prima è la ricerca del giocatore bravo e l’altra è la ricerca di un giocatore che si deve inserire subito dal punto di vista tattico all’interno della squadra. Quando abbiamo preso Danilo non è che abbiamo preso un giovanissimo, ma un giocatore che per bravura tecnica e mentale che serviva tatticamente alla squadra in quel momento, e proprio lui è diventato subito titolare. Ecco perché lo strumento informatico di Enrico Amore può essere di tanto aiuto in questo senso, per ottenere subito delle risposte sull’utilità tecnica e tattica”.
(Foto Europacalcio)

 

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