Banco di prova

Banco di prova

L’Udinese deve mostrare miglioramenti a Milano al di là del risultato: ovvero una squadra che non aspetti solo le sorti dell’avversario.

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Dopo l’esordio a dir poco incolore di Roma, dopo la vittoria sofferta con l’Empoli, dopo il cambio modulo e la chiusura del mercato con l’arrivo di Kums per il centrocampo, da ora si vedrà davvero la nuova Udinese.

E’ presto per dire di essere ottimisti, qualche segnale confortante è arrivato, ma la strada da fare è ancora tanta e le illusioni sono facili compagne da queste parti. A San Siro, domenica, contro il Milan sarà il primo vero banco di prova. L’estate con il suo carico di false indicazioni è praticamente terminata, per cui al di là del risultato ora serve iniziare a vedere davvero qualcosa di nuovo in prospettiva.

Non sarà una eventuale sconfitta a far dare un giudizio, ma la prestazione: da questa nuova Udinese ci si attende di capire se il rientro di Thereau porterà più sostanza davanti, se il doppio trequartista è un lusso o un valore, se Kums davvero saprà prendere per mano la squadra, se la difesa reggerà anche al primo colpo di vento, ma soprattutto se si inizierà a vedere un’identità di gioco, ovvero una squadra che non aspetti solo le sorti dell’avversario.

Ecco, dopo mesi di parole ora si deve iniziare se non altro a intravedere tutto questo. Iachini dice bene di non avere la bacchetta magica e l’eredità che ha raccolto è stata pesante. Ma dopo tante settimane a provare e riprovare schemi con la difesa a tre (davvero improponibile senza fasce adeguate) ora c’è curiosità di capire come questi giorni abbiano migliorato l’assetto di una macchina che rischia spesso la derapata in curva.

Di certo non aiuta avere 12 nazionali sparsi per il mondo, ma del resto e non si punta sugli italiani sarà sempre un aspetto con cui convivere. Inutile trovare recriminazioni. E proprio il fatto di avere anche a Milano probabilmente 11 stranieri in campo sarà uno degli altri motivi della gara. A parole è fin troppo facile parlare di gruppo compatto, di splendidi amici e via dicendo. in campo si sa quanto il calcio sia sì una lingua universale, ma che necessita di una grammatica comune. Per ora all’Udinese non c’è, serve iniziare a intravedere anche questo.

1 commenti

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  1. nunziato_203 - 4 mesi fa

    …undici stranieri… – parliamo solo di quelli che entrano in campo per giocare la domenica – Come fanno a capirsi? – in campo e negli allenamenti, soprattutto quando il mister Iachini lo vedi, sbracciare a destra e a sinistra a bordo campo con il – “pizzino” – foglio di carta in cui fa vedere – traccia delle linee – per spiegare ai calciatori come devono muoversi sul rettangolo di gioco, o lo senti dire: avanti, in verticale, entra, esci, testa alta, ecc. I giocatori abbassano la capoccia in segno di assenso. Se poi sembra di essere in una torre di babele dove ognuno parla la propria lingua a prescindere anche dai giocatori che hanno qualche anno che sono a Udine – vedi alla voce Badu, Karnesis Wague ecc.Io proporrei di portare tutti a scuola – o in sede con insegnanti di madre lingua italiana – per delle lezioni intensive d’italiano. Per il loro bene e per il bene dell’Udinese calcio S.P.A.

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