Delneri: “Un allenatore deve dare sicurezze ed essere credibile “

Delneri: “Un allenatore deve dare sicurezze ed essere credibile “

«Un allenatore deve dare sicurezze ed essere credibile agli occhi dei giocatori, in un secondo momento vengono l’aspetto tecnico e quello tattico. Dai miei allenatori ho appreso molto nella gestione del gruppo».

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Gigi Delneri, il Patriarca di Aquileia che ha cambiato volto in un mese all’Udinese. L’allenatore che i friulani volevano, l’allenatore friulano che vuole trasmettere i valori di questa terra a una squadra per troppo tempo smarrita. L’allenatore che più conosce le dinamiche di questo club, avendoci anche giocato in una formazione oramai storica:  «Si creò una chimica unica tra l’allenatore, la squadra e tutto l’ambiente. Il lunedì e il giovedì noi giocatori andavamo a cena con le mogli, inevitabile che poi alla domenica si creasse in campo una sorta di mutuo soccorso efficace. Quando decidevamo di vincere la partita la vincevamo. C’era il nostro massaggiatore Franco Casarsa, la segretaria Daniela che è ancora qui oggi. Vi dirò di più: quella squadra a Carnevale andava in giro per Udine vestita in maschera. Qualcosa di impensabile ai giorni nostri».

Quindi il passaggio in panchina  alla Pro Gorizia dove il presidente era Pozzo. Giancarlo, non Gianpaolo: «Un presidente amico, mi chiamava “trainer” non mister. La nostra giornata cominciava in ufficio alle 8.15 del mattino. Persona di un’intelligenza superiore, era un innovatore. E infatti in occasione della gara con il Rovigo riuscì a portare 5 mila persone allo stadio in una città dalla tradizione “baskettara”».

La sua idea è semplice:  «Un allenatore deve dare sicurezze ed essere credibile agli occhi dei giocatori, in un secondo momento vengono l’aspetto tecnico e quello tattico. Dai miei allenatori ho appreso molto nella gestione del gruppo».

Tante esperienze, dal Chievo alla Juve, la Roma, ma il punto più alto della carriera è quello alla Sampdoria con la qualificazione Champions: «Avremmo potuto lottare per il titolo quella stagione se non avessimo avuto un leggero calo a metà andata. Cassano? Non lo feci giocare per cinque partite, la prima qui a Udine. Le vincemmo tutte. Avessi perso al Friuli sarei stato esonerato. La squadra guadagnò autostima e lui si mise a fare le cose giuste portandoci in Champions. Un allenatore deve comportarsi così: calcisticicamente deve “morire” come vuole lui non come dicono gli altri».

Cassano, Totti, Del Piero.  Qual è il migliore? «Impossibile fare una classifica. Totti poteva fare qualsiasi ruolo, Del Piero era un leader tecnico e di personalità. Cassano da prima punta sarebbe stato molto più decisivo. In area come lui ne ho visti pochi».

Poi il mancato matrimonio con l’Udinese due anni fa: «Non erano i tempi. Per incontrarsi bisogna essere in due e in quel momento io non avevo la giusta serenità».
Stavolta invece « c’era la mia voglia di ricominciare. E poi, vedendo l’Udinese in tv, avevo intuito che c’era una squadra di qualità e con un buon potenziale. Sono friulano. L’altro giorno dopo 30 anni sono tornato in mezzo al campo per fare la foto con la squadra. Non accadeva da quando ero giocatore dell’Udinese. Mi ha fatto un bellissimo effetto. Si dice che nessuno è profeta in patria. Sarà, ma io cerco di trasmettere alla squadra i valori di questa terra: il sacrificio, il lavoro. Sono qualità che poi dobbiamo mettere in campo». Delneri ha sorpreso anche mediaticamente con lo slogan “andiamo a sgarfare”… «E pensare che a casa mi dicono che non so essere mediatico. É stata una frase uscita spontaneamente, volevo far capire quello che serve. Era la verità e sono stato assolutamente me stesso». Da mesi gira voce che l’Udinese è sul punto di essere venduta. La sua sensazione dall’interno è «l’esatto contrario. Questa è una società in netta crescita. Sono rimasto sbalordito per quello che ho trovato. Da avversario conoscevo solo la sala stampa e gli uffici della sede, ho trovato strutture per gli allenamenti, campi e palestre di prim’ordine. Qui siamo all’avanguardia e proiettati nel futuro».

Delneri e i giovani da lanciare, come Peñaranda che è arrivato con l’atteggiamento sbagliato… «Glielo faremo cambiare. Ho parlato a lungo con lui».
Kums può essere il Delneri dell’Udinese di oggi? «Lui ha anche altre qualità, può permettersi di portare palla e tentare il dribbling».

Infine Di Natale, con il quale Delneri si è solo sfiorato:  «Era destino. Sei anni fa stava già sull’autostrada per Torino, poi all’ultimo momento cambiò idea. Vinse l’affetto che aveva per il Friuli e io lo capisco. Non credo sarebbe cambiata la mia storia alla Juve, è cambiata sicuramente quella dell’Udinese. E da tifoso ne sono felice».

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