Delneri: dobbiamo ripartire dall’organizzazione

Delneri: dobbiamo ripartire dall’organizzazione

Presentato il nuovo tecnico dell’Udinese, che sostituisce Giuseppe Iachini: “La difesa sarà a quattro, ma per il resto vedremo sul campo. La stella? Qui la stella deve essere il gruppo. Vogliamo riavvicinarci alla tifoseria”

Avanti un altro. E’ durata poco più di un mese l’avventura di Giuseppe Iachini sulla panchina dell’Udinese. Dopo il tremendo ko interno con la Lazio, la società ha deciso di cambiare rotta, investendo su un friulano doc, Gigi Delneri. A presentare il tecnico sono stati il presidente Franco Soldati e il ds Nereo Bonato. “Volevo innanzitutto ringraziare Iachini e il suo staff per quanto fatto – le parole di Soldati – e dò il benvenuto al trentunesimo allenatore della gestione Pozzo. E’ friulano, legato alla nostra terra, ex giocatore bianconero. Abbiamo molto bisogno di lui in questo momento“. Bonato aggiunge: “Ci sono momenti in cui bisogna prendere decisioni traumatiche come cambiare la guida tecnica. Vogliamo creare uno zoccolo duro, conquistare una salvezza tranquilla e valorizzare i giovani. Giovani del territorio, cresciuto nel nostro settore giovanile”.

Mister, con quale emozione torna a Udine?

Con l’Udinese ci siamo inseguiti da tempo. Per me è un’emozione speciale essere qui, darò il mio contributo per risollevare le sorti di un gruppo che ha molte qualità.

Che lavoro l’attende?

Quando ci sono tanti giovani, le difficoltà ci sono. Comunque per prima cosa desidero salutare Beppe.. il nostro è un mondo molto particolare, se vinci va tutto bene, se perdi rischi di uscire. Ma lui merita di tornare più presto nel mondo del calcio. Non sono statico, valuterò bene la situazione. Ma ciò che conta è ripartire dall’organizzazione. Qui ci sono strutture importanti, poche società in Italia possono vantare una simile struttura. Abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno. E questo è un punto di partenza importante.

Si è fatto un’idea su quali aspetti dovrà intervenire prima?

Direi più aspetti tattici che tecnici. Giocheremo prevalentemente con la difesa a quattro. Ci sono buone qualità nei singoli, ne sono certo.

Si sente di dover recuperare anche il rapporto con i tifosi?

Il rapporto con la tifoseria è importantissimo. I tifosi vanno riavvicinati, è una situazione simile a quello accaduto lo scorso anno a Verona. Ma sul campo la squadra creava impatto, questo è l’aspetto da ritrovare. Dobbiamo trovare soluzioni in campo che consentano alla squadra di trovare il gol. L’abbinamento squadra-tifoseria-società è fondamentale per ritrovare risultati.

Il suo marchio di fabbrica è il 4-4-2…

Dipende. Sulla difesa a quattro sono d’accordo. Per esempio a Bergamo giocavamo con un trequartista, Doni, e una punta a sinistra, Valdes. Abbiamo giocato con caratteristiche precise. A Bergamo giocavamo con un 4-3-1-2. Il discorso è trovare l’equilibrio. Ciò che conta è trovare l’ampiezza. Le ali si chiamano così perchè hanno queste caratteristiche.

Si è fatto un’idea del modulo? Potrebbe essere il 4-3-3?

Anche il 4-2-3-1 o il 4-1-4-1. Qui ci sono giocatori con potenziale fisico pazzesco. Per esempio Thereau fa 12 chilometri a partita, può rivestire più ruoli. Conta l’organizzazione, un giocatore singolo non fa squadra.

Alla ripresa troverete la Juventus, sua ex squadra. Cosa si aspetta di vedere?

Questo è l’impegno più facile. Voglio vedere che la squadra si comporti in una certa maniera. Dobbiamo pensare a passare la metà campo ogni tanto…

Sul piano emotivo sente una doppia responsabilità?

Certo, per quello si dice “nemo propheta in patria”. Potranno non arrivare i risultati, cosa che non spero ovviamente, ma nessuno non potrà dire che non lavoro. Ho la cultura del lavoro, una cosa che mi accomuna con questo territorio.

Uno dei problemi è la mancanza di uno zoccolo duro italiano… come pensa di ovviare a questa situazione?

La base è migliorata, c’è un friulano che lavora (ride, ndr). Il calcio è sempre uguale a tutte le latitudini. La provenienza di giocatori di diverse regioni d’Italia, per esempio, causa un cambio di impatto di comunicazione da parte dell’allenatore. Dobbiamo trasmettere le prerogative del calcio italiano a chi non è abituato ad averle. I ragazzi devono conquistare il posto con l’applicazione. Ciò che porteremo sul campo sarà determinato da un po’ di… culo. Noi facciamo il massimo per ottenere il massimo attraverso l’organizzazione.

Fino alla scorsa stagione era facile individuare la stella dell’Udinese, ovvero Di Natale. Adesso c’è una “stella”?

Siamo tutte stelle, o meglio non c’è una stella. C’è un gruppo di giocatori che deve giocare per sè stesso e per gli altri. Anche le stelle devono mettersi a disposizione della squadra. Diamo il nome “stella” alla squadra.

E c’è un giovane che l’ha impressionata?

Mi ha impressionato di più Fofana. Ha struttura, ha passo. Anche Penaranda è un giocatore interessante, così come Perica è un buon elemento. Poi c’è Kums, ragazzo esperto che ha il gol nel suo dna.

Cosa ha determinato il suo “sì” dopo aver rifiutato in passato la proposta dell’Udinese?

Prima non c’erano le condizioni. Adesso sono da solo e ho deciso perchè è la cosa giusta. Per un fattore emotivo era la cosa migliore che potessi fare. Nessuno potrà dire che non abbiamo messo tutto il cuore e l’anima.

Lo scorso anno ha avuto Hallfredsson a Verona…

L’anno scorso avevamo un gioco meno efficace per una mezzala sinistra con caratteristiche fisiche importanti come Hallfredsson. L’ho sempre rispettato. Come tutti i ragazzi, se merita di giocare non ci sono problemi. Ogni domenica ci saranno alcuni che devono rimanere fuori, è normale. Emozione? Certo, è la seconda volta che sono qui e per me l’Udinese ha un posto privilegiato nel mio cuore.

Più in generale, che valore dà a questa rosa?

La società ha sempre lavorato in un certo modo. Questa è una squadra giovane, i giocatori vanno inseriti in un contesto di rendimento legato alle loro caratteristiche. Dobbiamo abbinare potenza fisica, intensità.. il calcio è fatto anche di sicurezze. Dare sicurezze è una fase importante. Non mi servono giocatori che facciano tunnel, ma ci vogliono giocatori che possano crescere. Daremo tutto ciò che possiamo per migliorarli.

Si dice che lei sia stato preferito a Reja, perchè il tecnico ex Lazio chiedeva più anni di contratto…

Non ho mai fatto contratti più lunghi di un anno. Qui ho inserito l’opzione per il secondo, perchè è l’Udinese. Non so se ci fosse anche Edi, comunque ci conosciamo da anni, è un amico. Io ho fatto questa scelta.

Tornando ai giocatori, c’è un giovane, Balic, per il quale si è creata alta aspettativa che però non ha mai giocato. Secondo lei, quale può essere il problema?

Lo conosco, è molto giovane. Qui abbiamo centrocampisti atipici. E’ un ragazzo che ha l’uno-due, ha un senso spiccato per il gioco e il gol. Il campo mi darà l’esatta “collocazione”. In generale credo che i giovani possano crescere solo giocando. Si devono abituare ad avere temperamento. I tifosi ci devono accogliere sotto la curva, non allontanarci. Dobbiamo ripartire da questo.

Come si completerà il suo staff?

Ci sarà Giuseppe Ferazzoli, che sarà il mio secondo. E’ un ragazzo che ha già fatto una buona esperienza in Lega Pro, alla Ternana. Per il resto mi avvallerò del lavoro dei collaboratori interni della società. Li ho conosciuti tutti, sia quelli dello staff medico, che dello staff tecnico. Condividiamo le idee su quello che dobbiamo fare. Sono persone attente, professionali. Sono molto soddisfatto del primo impatto che ho avuto con loro. Sono “allineato e coperto”.

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