Il ritorno di Zico: “Sognavo lo scudetto”

Il ritorno di Zico: “Sognavo lo scudetto”

Seguiamo in diretta la conferenza stampa del Galinho nella sala stampa dello stadio Friuli

Bentornato Zico. L’indimenticato campione brasiliano è stato accolto questa mattina nella sala stampa dello stadio Friuli da numerosi giornalisti, desiderosi di “interrogarlo” dopo tanti anni di assenza dal Friuli. Il ricordo delle magie del Galinho è ancora vivissimo nel mondo bianconero. A presentare Zico sono stati il presidente dell’Udinese Franco Soldati e il presidente dell’Udinese club Arthur Zico Orsaria Alessandro Scarbolo.

E’ sempre un piacere tornare qui a Udine – le prime parole del campione brasiliano -, grazie al presidente dell’Udinese club di Orsaria, felicità e gioia per i due anni vissuti a Udine. Mi dicevano che era una città fredda, senza calore, invece ho trovato una cosa diversa qui. Ho passato momenti belli qui. Sono felice di essere qui ancora una volta. Seguo sempre da lontano l’Udinese, che è diventata una una delle mie tre squadre del cuore assieme a Flamengo e al Kashima. Vedo che il club è in continua evoluzione, la struttura è davvero molto bella. Mi aspetto di rivedere tanti amici, ex compagni, ex dirigenti.

Zico, qual è il suo ricordo più bello?

Il giorno della presentazione nella piazza. Non mi aspettavo una simile accoglienza, solitamente certe situazioni si creano solo allo stadio. Sono stati momenti indimenticabili.

Ma in quegli anni ha pensato allo scudetto?

E’ sempre stato il mio sogno. Mi ricordo che ero nello spoagliatoio dopo l’amichevole con il Real Madrid, abbiamo vinto, io ero sotto la doccia, quando un giocatore di cui non dico il nome, mi disse: “ora che abbiamo battuto il Real la gente ci chiederà di vincere lo scudetto” e io risposi: “se non è questo il tuo obiettivo, perchè sei qui?”

Ma cosa mancò?

Nel girone di ritorno ci furono problemi di relazione con il presidente, con i dirigenti. Ci fu un’amichevole a Brescia, io dovevo giocare e subii uno strappo muscolare che mi costrinse a rimanere fuori per diverse giornate. Poi ci furono i problemi tra Dal Cin e Mazza. Non c’era una “vecchia guardia” in grado di risolvere i problemi che stavano sorgendo. Mancava la struttura all’epoca, non è come oggi. Era un’epoca diversa, c’erano tanti problemi, dovevamo pensare alla struttura, alle trasferte, al pullman… Comunque abbiamo fatto bene, ci siamo ritrovati fino all’ultimo a lottare per una posizione in Europa. Uno scudetto non si vince solo un campo.

A distanza di oltre 30 anni lei è in grado di regalare ancora tante emozioni…

I risultati restano, ma ciò che conta è il legame che si crea con la squadra, con l’ambiente, con i tifosi. Tutti hanno visto che scendevo sempre in campo per dare il mio meglio. Ho imparato questo dai miei genitori: lavorare fino alla fine per dare il mio meglio. Ho gestito così la mia carriera. Dove sono andato la gente ha sempre dimostrato grande rispetto per me. L’Udinese è cambiata molto in questi anni, ma la gente ancora si ricorda di me e questo mi fa molto, molto, molto piacere.

Nell’83 cosa conosceva dell’Udinese?

All’epoca non era il giocatore a scegliere la squadra, poteva solo rifiutarsi. Nell’80’ avevo ricevuto la proposta del Milan, ma il Flamengo si rifiutò di cedermi. Prima di Dal Cin è venuto Edinho a parlarmi, per convincermi a venire a Udine. La federazione brasiliana non voleva farmi partire dall’aeroporto per venire a giocare l’amichevole pro terremotati. Fu costretto un giudice a intervenire per sbloccare la situazione, allora arrivai e conobbi Udine. In quel periodo avrei dovuto rinnovare con il Flamengo, il contratto sarebbe scaduto il 31 maggio 1983. Ecco perchè mi cedettero, altrimenti non l’avrebbero fatto.

Domani compirà 50 anni Roberto Baggio, che ha sempre detto di avere in lei il suo idolo…

Innanzitutto gli rivolgo un augurio per i suoi 50 anni. Anch’io sono un gran fan di Baggio. Mi ha divertito quando io lavoravo per una tv brasiliana per i Mondiali del ’90, se l’Italia ha raggiunto un simile traguardo è grazie a lui. In quegli anni sono andato negli spogliatoi della Juventus per incontrarlo. E’ l’unico giocatore con il quale non ho giocato assieme, l’ho invitato per la partite delle Stelle che organizzo ogni anno a dicembre ma lui ha smesso. Roberto resta uno dei migliori della storia del calcio italiano.

Parlando del presente, come giudica il campionato italiano e come si concluderà la lotta per il vertice? E dell’Udinese, invece?

Tifo sempre Udinese, non ci sono altre squadre in Italia per me. Quando posso vedo le partite. In generale il calcio italiano è calato, sia a livello di club che di Nazionale. L’unica squadra che si sta confermando ad alti livelli è la Juventus. In Italia il livello si è abbassato perchè i grandi campioni sono tutti in Inghilterra, in Spagna, in Germania. Il calcio italiano dal primo posto è scivolato al terzo, quarto. In Europa solo la Juve sta cercando di difendere il blasone italiano. Sono stati sbagliati alcuni investimenti, il calcio italiano ha perso un po’ la sua identità.

Parlando di bandiere, accanto al suo nome spicca quello di Totò Di Natale. Lo incontrerà?

Magari posso incontrarlo, sarà sempre un piacere. L’ho incontrato a Roma qualche anno fa assieme a Marcio Amoroso. Totò Di Natale è stato il più grande della storia dell’Udinese, per i numeri, per ciò che ha fatto. Avrebbe meritato lo scudetto con l’Udinese. Mi piacerebbe incontrarlo qui a Udine.

Neymar può essere considerato un suo degno erede?

Assieme a Lionel Messi e Cristiano Ronaldo è tra i più forti al mondo. Ma Neymar ha caratteristiche diverse.

Rispetto ai suoi anni, oggi il calcio è molto diverso. In cosa è cambiato secondo lei?

Non mi piace fare paragoni, ma la qualità tecnica oggi si è abbassata. Ora si insegnano per prima cosa gli schemi. Oggi conta maggiormente la fisicità, conta soprattutto se un giocatore è alto, strutturato, forte, conta molto meno il fatto che non sappia giocare a calcio. Oggi probabilmente non avrei avuto le opportunità di giocare, considerati gli standard richiesti.

Scherzando, tra tutti i suoi nipoti ce n’è uno pronto?

Il più “vecchio” magari potrebbe avere una chance, l’importante è che non soffrano il nome di Zico sulle spalle. I miei figli hanno sofferto tanto per le pressioni legate al nome del padre.

E i suoi ricordi legati all’esperienza da giocatore in Brasile?

Ricordo un giocatore, Dida, che aveva segnato quattro volte in una finale del Flamengo. I miei genitori dicevano che dopo “mamma” e “papà” pronunciai “Dida” (ride, ndr). A parte questo, in quel periodo Pelè aveva smesso di giocare e la stampa, soprattutto a San Paolo, insisteva che sul “nuovo Pelè” e quindi venivo preso di mira in campo, non è stato facile riuscire emergere. Ho sofferto tanto. Arrivava uno nuovo, magari di colore, e tutti si aspettavano di vedere il “nuovo Pelè”.

Quali i maggiori rimpianti “mondiali”?

Ho giocato tre Mondiali e ho subito solo una sconfitta, quella con l’Italia, ma non siamo mai riusciti ad arrivare in finale, una cosa abbastanza strana.

Abbiamo pensato di passato, ma quale sarà il suo futuro?

Se mi capiterà l’occasione tornerò ad allenare volentieri, ma non in Brasile. Perchè? Ho un legame speciale con il Flamengo e non riuscirei ad allenare una squadra contro. Oggi lavoro in una tv brasiliana ed è molto più tranquillo.

Lei ha allenato in Giappone, India, Qatar, Paesi che 30 anni fa nemmeno conoscevano lo sport del calcio. Pensa che un giorno si ribalteranno le gerarchie con un “dominio orientale” al posto di quello europeo e sudamericano?

In India ci vuole temp. La differenza è in Giappone dove si lavora per far crescere il calcio. Vent’anni fa nessuno si aspettava che un giocatore giapponese potesse emergere, ora non è più così. Ma per dare linga a un movimento in crescita, non basta avere Zico, e tanti altri campioni, è necessario far crescere i giocatori localil. Non credo che stiano facendo questo in Cina. Non vedo crescere il calcio cinese, non hanno opportunità, non giocano tutto l’anno, pensano solo a chiamare i campioni dei campionati europei. Così il calcio locale non cresce. Oggi gli asiatici stanno stanno ancora sotto, rispetto America Latina ed Europa. Credo, invece, che possa emergere l’Africa, come ha dimostrato il loro successo alle Olimpiadi, se avessero più disciplina avrebbero già potuto vincere un mondiale. Il nuovo presidente della Fifa vuole dare opportunità ad altri Continenti per avere equilibrio. Mondiali a 48 squadre? Sono troppe, ma già lo erano 32. Non è questa la via.

Da allenatore qual è il suo consiglio che dà a un giovane calciatore che vuole fare il professionista?

Deve avere innanzitutto una grande passione. Non deve essere solo una professione, bisogna divertirsi. Il pallone deve essere la gioia principale di ogni ragazzo. Rimane sempre un gioco. Quando ero bambino chiedevo a Babbo Natale il pallone o il gioco di bottone, tipico brasiliano. Il mio consiglio è avere sempre il pallone in mano. Oggi sono tanti i genitori che iscrivono i ragazzi per risolvere i problemi economici, ma non è che questo che deve essere.

Un suo parere sullo stadio Friuli?

Non l’ho ancora visto, ma dai video mi sembra davvero molto bello. Più tardi lo visiterò.

Cosa pensa del ruolo di Maradona, come collaboratore del presidente della Fifa Gianni Infantino?

Non sapevo della sua collaborazione, potrà dare un grande contributo per la sua esperienza nel calcio.

Augurando lunga vita a Delneri, come reagirebbe a una chiamata dall’Udinese?

Molto bene (ride, ndr).

Visti i risultati della Champions League, il calcio spagnolo è in declino?

Credo sia giusto valorizzare la vittoria del Psg contro il Barça, perchè hanno giocato da squadra e non attendendo la giocata di un campione che come hanno fatto i blaugrana. Forse hanno l’1 per cento di passare il turno. Un conto è fare 4-0, un conto è avere l’obbligo di realizzare un 4-0 per qualificarsi al turno successivo. C’è un clima diverso in casa Barcellona. Il Psg ha giocato l’ultima partita della vita, il Barça una in più… Hanno subito una sconfitta che potrebbe provocare un enorme cambio di mentalià.

Infine, tra i tanti talenti brasiliani dell’Udinese c’è qualcuno che l’ha impressionata.

Dopo Amoroso, Diego e Neymar, molto poco per il calcio brasiliano. Mi aspettavo molto da Maicosuel, un talento che era in odore di nazionale. Poi ha avuto molti problemi, come il rigore fallito in Champions League qui a Udine. Dell’Udinese di oggi conosco Danilo e Samir, che secondo me può avere futuro. Non so se qui concluda molto, ma è in grado di tirare le punizioni.

 

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