Meret e la meglio gioventù dell’Udinese

Meret e la meglio gioventù dell’Udinese

Angelo Trevisan e Andrea Carnevale hanno scovato in questi anni giocatori che si stanno affermando anche tra i professionisti. Luca Mattiussi li ha cresciuti e plasmanti. Il vivaio dell’Udinese c’è. Ma ora serve il passo successivo: portarli stabilmente in prima squadra

La convocazione di Alex Meret con la Nazionale maggiore è un premio alla bravura del giovane portiere friulano, ma è anche un premio al lavoro fatto nel vivaio bianconero da Angelo Trevisan, Andrea Carnevale e mister Luca Mattiussi che col suo staff hanno cresciuto lui, ma anche tanti altri giovani che oggi si affacciano tra i professionisti raccogliendo da tutti gli addetti ai lavori consensi.

Insomma più di semplice promesse. Oltre a Meret in questi anni l’Udinese ha allevato Scuffet, Perisan e Pontisso (freschi di contratto fino al 2020 con il club bianconero), ha individuato Coppolaro (uno dei difensori più forti in circolazione a livello giovanile), senza scordarci di Zielinski, Jankto, Jaadi, Evangelista, Berra, Vicario (altro portiere DOC) e prossimamente potrebbero vedere la prima squadra anche Magnino e Armenakas. Solo per citarne alcuni. Inoltre ci sono anche ragazzi più giovani come Federico Ermacora già nel giro delle nazionali giovanili e il prossimo anno perno della Primavera.

Insomma lo staff tecnico e i dirigenti che scovano questi giocatori ci sono, il che significa che si sta seminando bene, come non succedeva da anni. Ma poi? Poi serve il passo finale: il gap tra giovanili e Serie A c’è, nessuno lo nega, ma servono anche tecnici capaci di credere nei ragazzi e che abbiano il coraggio di provarli con insistenza. Perché altrimenti da tanto ben di Dio si rischia di rimanere con i soliti stranieri presi qua e là che magari non sanno nemmeno dove stanno arrivando.

Beppe Iachini nella sua carriera ha lanciato giovani come Leali, Belotti, Chochev, Lazaar, Berardi e aveva pure individuato in Kone un giocatore importante quando aveva 23 anni in Parma-Brescia. Ma ora è chiamato a valorizzare anche questo nostro prodotto. Perché per la rinascita l’Udinese non necessariamente deve guardare lontano.

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