Onoriamo il Re

Onoriamo il Re

E’ quello che oggi la gente che gremira’ il “Friuli” chiede a coloro che scenderanno in campo a difendere i colori bianconeri e’ proprio questo: in tribuna arriva il “re”, onoriamolo nel migliore dei modi, con una prestazione di tutto rispetto, che riconcili con il calcio, di fronte a chi del calcio rappresenta un simbolo, o meglio ancora, una leggenda vivente.

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Si sarebbe tentati di dire che alle ore 15 di oggi si consumera’ il rito domenicale atteso da migliaia di tifosi dell’Udinese, con la disputa sul terreno dello stadio “Friuli/Dacia Arena” del match che vedra’ gli uomini di Gigi Delneri opposti al Sassuolo di Eusebio Di Francesco, rivelazione del campionato 2015-16 conclusosi con la storica qualificazione dei neroverdi emiliani all’Europa League.

Ma, e’ inevitabile, l’attenzione sara’ catalizzata, come d’altronde sta avvenendo dallo scorso giovedi’ sera, dalla presenza presso l’impianto di gioco friulano del campione che piu’ di tutti ha segnato un’era, quasi uno storico passaggio da un’epoca all’altra del calcio dalle nostre parti: Arthur Antunes Coimbra universalmente conosciuto come Zico. Le righe che seguono vogliamo dedicarle sia a chi, anagraficamente un po’ piu’ giovane rispetto a chi scrive, ha eletto a campione del cuore altri fenomeni che hanno legato I loro successi al nome Udinese, pensiamo ad Alexis Sanchez oppure Antonio Di Natale, ed in seconda battuta a coloro che attualmente vestono il bianconero, che si stanno rivelando croce e delizia degli affecionados dell’Udinese. Riteniamo che entrambe le componenti menzionate, giovani quanto basta per vivere la realta’ del calcio cosi’ come lo intendiamo a 360 gradi oggi, si pongano una domanda sul perche’ un campione che ha legato il proprio nome alla storia del calcio friulano di ben 34 anni fa, un’eternita’ nel mondo pallonaro abituato a cambiare rapidamente, talvolta anche troppo in fretta, mode e costumi, dopo cosi’ tanto tempo sia ancora rimasto nel cuore della gente di questa regione, che gli tributa gesti di infinito affetto, venendo ricambiato da questa leggenda vivente del calcio carioca.

La spiegazione e’ presto trovata. Pochi giorni fa, dal palco del teatro Ariston di Sanremo, abbiamo sentito Zucchero Fornaciari rendere musicalmente e verbalmente omaggio a Luciano Pavarotti, che e’ stato definito dal bluesman reggiano come “una persona semplice, pur nel suo essere per forza di cose planetario”. Arthur Zico, numero uno del calcio mondiale nel 1983, con Maradona che all’epoca era ancora chiamato ad esprimere il meglio di se, questo suo essere planetario lo traslo’ alla citta’ di Udine, togliendola, potenza del calcio, dall’anonimato calcistico e geografico. Nell’incredibile, appassionata storia del Galinho ad Udine c’e’ di tutto. Un piccolo club in grande ascesa capace di soffiare il giocatore piu’ venerato del pianeta alla concorrenza di squadre come Juventus, Milan, Real Madrid.

Lo stupore di un popolo che dopo anni di sofferenza ed un duro lavoro di ricostruzione nel post-terremoto vedeva, in quella discesa di Zico dalla scaletta dell’aereo che lo faceva sbarcare all’aeroporto di Ronchi dei Legionari il 15 giugno 1983, realizzarsi un sogno; lo stesso popolo che, alcuni giorni piu’ tardi, punto nell’orgoglio per le decisioni federali che parevano sul punto di mandare all’aria il trasferimento e far svanire il grande sogno, scese in massa in piazza ad Udine, molto meno folcloristicamente di quanto potessero pensare nei palazzi della Capitale. Un popolo che mostro’ I muscoli e minaccio’ l’annessione all’Austria se all’asso nativo di Rio fosse stato negato il diritto di vestire il bianconero.

Poi l’apoteosi col definitivo via libera al trasferimento, poco importa se avvenuto anche per l’intercessione di eminenti figure del mondo politico di allora. Quel che conta fu ed e’ il modo di porsi di Zico nei confronti del Friuli. Si sarebbe potuto pensare, allora come ora, che nulla potesse essere piu’ agli antipodi, comparando il vissuto, la storia calcistica di Zico, uno che veniva dall’allegria del Brasile col suo Carnevale, e dai trionfi con la squadra piu’ titolata ed idolatrata del panorama calcistico verdeoro, il Flamengo, e quella che e’ l’immagine, che, in maniera distorta, si da del friulano, visto come freddo, schivo. E invece il rapporto che venne a crearsi tra Zico e quella che in Italia egli ha sempre definito come “la sua gente” fu straordinario. Per l’eccezionalita’ del personaggio, che aveva deciso di cullare l’ambizione di vincere qualcosa anche laddove non tutto era gia’ apparecchiato per poter trionfare a mani basse, per quel rifiutare ogni forma di divismo che a destra e a manca vediamo oggi mettere in mostra anche da giocatori di fama, sicuramente importanti, ma non in possesso delle stimmate dei numeri uno.

Questo rimane del campione che nel frattempo e’ diventato allenatore e che questa sua umilta’ da grande anima l’ha mantenuta nelle scelte, non solo professionali, ma di vita, da lui fatte. il Brasile che continua a considerarlo un’icona del proprio futebol ancora una volta ha dovuto ammirare le sue gesta da lontano, visto il lungo girovagare di Zico in qualita’ di tecnico nel bel mezzo di realta’ asiatiche solo apparentemente minori quali Giappone, Turchia e piu’ recentemente India. Scelte che ci descrivono la grande umilta’ dell’uomo Zico, la sua continua volonta’ di cercare non il guadagno facile, ma piuttosto provare in continuazione il gusto della sfida ritenuta sulla carta impossibile dal punto di vista sportivo. Oltre  alle magie ed ai tocchi di classe che un’intera generazione ha potuto ammirare dal vivo in quei due anni intensi pur se privi di significativi risultati sportivi, e’ la profondita’ del personaggio che ha conquistato e continua a conquistare tutti coloro che hanno l’Udinese dentro di se. Ai giovani e giovanissimi che hanno negli occhi le gesta dei vari Bierhoff, Amoroso, Di Natale, Sanchez forse va ricordato che la voglia dell’Udinese di dire la propria, gli albori di un cambio di mentalita’ e di dimensione, si sono cominciati a vedere con l’approdo del Galinho in Friuli.

A coloro che vestono attualmente il bianconero, finora protagonisti di un campionato che troppo precocemente e colpevolmente li vede agire sotto l’influsso negativo di un’ingiustificata, inconscia ma inammissibile forma di appagamento, vanno ricordate le parole rammentate dallo stesso Zico in questi giorni, in riferimento ad un post-partita di una memorabile amichevole estiva del 1983 che vide i bianconeri imporsi sul Real Madrid, in rimonta, per 2-1. Negli spogliatoi, un compagno di squadra ammoni’ Zico sul fatto che I tifosi, lustratisi gli occhi e fattisi la bocca buona dopo tali risultati di prestigio, iniziassero gia’ a sognare lo scudetto. Zico rispose: “Io sono qui per questo, altrimenti cosa ci stiamo a fare qua?”. La gente friulana, ben conscia di come sia mutato il mondo del calcio in questi trentaquattro anni, oggigiorno non pretende scudetti. Ma prove piu’ dignitose rispetto a quelle in tono dimesso tipo Firenze, o Empoli, o diverse altre di queste ultime quattro stagioni, quello si’.

Zico, fuoriclasse calatosi da numero uno del mondo nei panni di leader di una squadra di provincia che non poteva vantare il blasone del suo Flamengo o di tante squadre del campionato italiano di serie A, ha sempre mostrato un attaccamento straordinario al bianconero friulano. Questo il pubblico lo ha capito, lo percepisce tuttora e per questo il Galinho a Udine e’ considerato un re, e come tale verra’ sempre trattato, ogni qualvolta gli capitera’ di tornare da queste parti.

E’ quello che oggi la gente che gremira’ il “Friuli” chiede a coloro che scenderanno in campo a difendere i colori bianconeri e’ proprio questo: in tribuna arriva il “re”, onoriamolo nel migliore dei modi, con una prestazione di tutto rispetto, che riconcili con il calcio, di fronte a chi del calcio rappresenta un simbolo, o meglio ancora, una leggenda vivente.

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