Una fiducia che va ripagata

Una fiducia che va ripagata

L’Udinese cade a Genova e torna in auge il discorso sulla condizione fisica, specie di qualche elemento: le assenze sono pesate, come l’errore sul primo gol, ma abcge le distrazioni dei bianconeri ci sono state. De Canio in un mese ha fatto un ottimo lavoro, ma la malattia di questa squadra è atavica. C’è fiducia e mancano 4 punti alla salvezza: ma serve dare davvero continuità al finale. E risolvere il caso Di Natale. qui De Canio si giocherà la conferma

Udinese e vecchi difetti: i bianconeri cadono a Genova e le assenze sono un alibi importante (specie quella di Fernandes), ma si sono rivisti anche errori che si sperava fossero archiviati. Il fallo su Armero c’era, ma se l’arbitro non fischia non ci si deve distrarre e la rete della Samp nasce anche da questo. Anche la seconda rete è figlia di movimenti sbagliati. Questione di testa, ma anche di gambe: la condizione fisica mostrata col Napoli è stata forse sopravvalutata, perché è evidente che, specie senza alcuni interpreti, questa Udinese soffre alla distanza.

De Canio lo sa bene e continuerà a lavorare su questo. Del resto in un mese no  ci si poteva attendere di più e a Genova l’Udinese ha comunque dato dimostrazione di esserci tatticamente.

CORSA SALVEZZA Palermo, Carpi e Frosinone sembrano davvero di caratura inferiore, ma non sempre si può pensare che ci si salva per disgrazie altrui. Certamente i quattro punti conquistati dall’arrivo di De Canio son un bottino che rispecchia la tabella che più di qualcuno aveva stilato al suo arrivo, anzi forse qualche pessimista ne calcolava addirittura di meno. Per cui perdere a Genova ci può anche stare, ma col Chievo è chiaro che diventa obbligatorio vincere per fare quel passo decisivo verso l’agognata permanenza nella massima serie.I punti da conquistare per farcela rimangono al massimo 38 e per l’Udinese ne mancano quattro in 6 gare. Una missione decisamente alla portata, al di là della caduta di Marassi.

SCONTRI DIRETTI Senza dimenticare però una cosa importante: la vecchia gestione ha lasciato in eredità un  passivo negli scontri diretti con tutte e tre le squadre che stanno dietro ancora in lotta, ovvero Palermo, Carpi e Frosinone. Per cui non è bene stare troppo tranquilli anche in virtù di questa classifica nella classifica.

IL CASO DI NATALE non può interferire, intanto, con la squadra, ma non può finire nemmeno nel cassetto. «Non è un argomento sul quale intendo più tornare. Quello che dovevo dire l’ho detto sin dal mio primo giorno a Udine, vado avanti per la mia strada con il mio lavoro», ha detto Gigi De Canio sabato prima di partire per Genova. Questa settimana, però, andrà ripreso dal club il discorso col giocatore e il suo procuratore che ha parlato chiaro. A fine stagione ci sarà l’addio a Udine. Ma una storia come la sua non potrà finire come quella di Paolo Poggi, senza un  saluto. Servirà trovare un compromesso, qualcosa che faccia sì che Di Natale possa strappare gli ultimi applausi dalla sua gente.
De Canio ha tutte le ragioni, è stato limpido e sincero, ha fatto quello che ci si attendeva fosse fatto prima. « Gioca chi si allena in gruppo »: ma ora serve anche il compromesso, per non rovinare una storia che ha scritto la storia dell’Udinese.

LEADER  «E’ possibile che alla squadra sia mancato un leader – ha detto De Canio nel post partita – ma io non ho avuto questa sensazione. Ho solo detto che avevo bisogno di giocatori con una certa condizione, visto il momento che sta attraversando l’Udinese. Bisogna essere compatti e giocare assieme, Di Natale ora non mi garantisce queste cose quindi non ho potuto convocarlo».

CONFERMA De Canio ha preso in mano tutta la situazione, non solo Di Natale. Ha ammesso che inizialmente qualcuno ha storto il naso alle sue sollecitazioni, confermando di fatto quello che Gianpaolo Pozzo ha sempre affermato (« questo spogliatoio non è facile »). Però i risultati dovranno essere confermati sul campo: per rimanere a Udine serviranno prestazioni e punti. Questa Udinese deve pensare di farne almeno 41 per non finire peggio dell’anno passato e per dimostrare che Genova è stato solo un episodio. La fiducia di una settimana fa rimane intatta, ma va ripagata sul campo.

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