Pozzo: l’Udinese non deve perdere la sua dimensione

Pozzo: l’Udinese non deve perdere la sua dimensione

Paron Pozzo ha tenuto a battesimo la presentazione di Stefano Colantuono: « Abbiamo concluso questa annata, ma volevo ricordare una cosa: siamo da 21 anni in Serie A, questo è già un avvenimento eccezionale, ci si dimentica che siamo una piccola società, lo dimostrano i ricavi. Capisco che il tifoso ha voglia di vincere, non gli interessano i numeri, ma i media sono portatori di cultura e se la gente legge i giornali lo fa per apprendere notizie. Alle volte vedo che certi risultati vengono trasmessi in maniera sbagliata: il primo obiettivo è raggiungere la salvezza. Mi riferisco all’anno scorso, abbiamo raggiunto l’obiettivo senza soffrire. E’ stato un obiettivo importante e non rinnego nulla di quanto fatto. Ma io sono soprattutto un tifoso, il calcio lo faccio per passione, non mi sento un professionista e non ho nemmeno le capacità di farlo. Sono un imprenditore e mi sento tale, il calcio è una passione e basta. Il primo obiettivo è sempre quello di raggiungere i massimi risultati, ma serve ragionare con i piedi per terra, altrimenti si rischiano brutte avventure e ogni anno si vedono società che finiscono male ».

Da questa precisazione nasce il presente: « Siamo arrivati in Europa grazie alla politica di ricerca dei giovani. Alcuni crescono in fretta, altri meno. Altre volte non sempre si confermano ».

Sul passato Pozzo ci tiene a ringraziare « il vecchio staff che ha fatto un buon lavoro ». Ora c’è Colantuono: « Altre volte siamo stati vicini, ora è qui: crediamo nel suo lavoro, iniziamo questa nuova stagione con grande entusiasmo, non è facile scegliere l’allenatore dell’Udinese. E’ una situazione un po’ particolare. Lavoriamo come detto con molti giovani, poi abbiamo anche altri giocatori che sono lo zoccolo duro del club. Vogliamo dare dei segnali ai calciatori: Udine può essere una tappa di passaggio, però esistono casi di giocatori che sono qui da anni, c’è anche la possibilità di rimanere, di fare una buona carriera, con in saggi inferiori ma giocando magari fino a 37 anni ».

Al mister « diamo una responsabilità importante, il materiale che gli mettiamo a disposizione è di giovani di belle speranze che devono crescere. Non basta essere un buon allenatore, serve avere altre caratteristiche che noi abbiamo trovato in Colantuono. Ha l’autorevolezza per tenere vicino uno spogliatoio non facile, multietnico. E’ un grande lavoro, ma lui è all’altezza per la forte personalità che ha. Prima di tutto se un allenatore ha lavorato tanti anni in una società simile, con risorse limitate come a Udine, e ha fatto bene non è giusto esprimere un giudizio negativo solo perché a un certo punto è stato esonerato, a volte si cambia anche solo per dare una scossa. Le ambizioni sono tante però, anche se con i piedi per terra. La volontà di crescere è abbinata allo stadio che darà maggiori risorse e fidelizzerà i tifosi, l’annos corso abbiamo giocato in un cantiere».

Stramaccioni è stato cambiato: «La salvezza è stata acquisita e questo gli avevamo chiesto. Allenare questa piazza non è semplice, non basta essere bravo, serve maturità. Ero e rimango un tifoso di Stramaccioni, garantisco che farà carriera, a Udine ha fatto bene il suo lavoro, ma vista la particolarità del nostro spogliatoio, si ha bisogno di un allenatore autoritario».

Il mercato l’anno scorso è stato importante, ma non ha dato frutti: «Direi che effettivamente abbiamo preso giocatori provenienti da campionati dove hanno avuto un rendimento superiore da quello sviluppato a Udine. Il campionato italiano è atipico, le difese non danno spazi, un giocatore quando arriva necessita di adattamento. Sono ottimi giocatori, non li prendiamo tra i profughi! I bomber? Non è facile trovarlo: la volontà c’è, c’è bisogno di un giocatore che possa fare le veci di DI Natale. Non è semplice, inutile promettere, la volontà è quella di fare una grossa squadra e raggiungere obiettivi, non mi diverto di certo a perdere».

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