Udinese, te lo do io il Brasile

Udinese, te lo do io il Brasile

L’amore tra l’Udinese e il Brasile è noto: da Pereira a Zico ed Edinho, per arrivare a Matos ed Ewandro, la nazionale VerdeOro è il bacino dove il club bianconero attinge maggiormente: non sempre in maniera fortunata. Comunque in maniera fruttuosa economicamente, visto che a fronte di 55 milioni investiti ne sono stati ricavati più del doppio

Allan uomo d’oro degli ultimi anni, anzi verdeoro dell’Udinese, che col Brasile da sempre ha un gran feeling, salvo fatta per qualche piccola eccezione. L’Udinese si tinge d’oro, quindi, anzi, come detto, di verde oro, ovvero i colori della bandiera brasiliana, che anno dopo anno si è avvolta sempre di più con quella bianconera.

Da Pereira Orlando Arthur Zico che, insieme al suo connazionale Edinho, questa bandiera già trent’anni fa fece sognare i friulani. Ma si è dovuto aspettare molto tempo per vedere indossare di nuovo la maglia bianconera da un altro brasiliano: è il 1998 quando Marcio Amoroso, stella decaduta in patria a causa di un infortunio, viene rilanciata dai Pozzo. Lui ripaga a suon di gol.

Da qui comincia la colonizzazione: nel 1999 arrivano Alberto e Warley. Il primo offre un buon rendimento sulla fascia destra, mentre al secondo pesa l’eredità lasciata da Amoroso. Sempre quell’anno arriva Jorjnho, ma poche tracce di lui restano scritte. L’anno dopo si aggiunge Montezine, anche lui una cosiddetta meteora.

Nel 2003, sulle spiagge di Copacabana, Manuel Gerolin scopre un giovane talento e lo porta a Udine, dove si aggrega alla Primavera: comincia l’ascesa di Felipe, oggi rientrato all’ovile dove di fatto è il Capitano in pectore.

Nel 2004, altri due innesti: Cribari e Gustavo. Per il difensore Udine è un trampolino di lancio importante nonostante le sole 8 presenze, per il secondo solo un lido di passaggio.

Il 2006 porta un’altra infornata: arrivano Barreto, che non si è mai espresso ai livelli che tutti attendevano, Defendi e Texeira, ma su questi ultimi due c’è poco da raccontare. Il 2007 è l’anno di Siqueira, passato poi al Granada e oggi affermatosi definitivamente. Nel 2008 si prova il portiere Saulo, subito girato altrove, come capita a Moreno l’anno dopo e ad Alemao nel 2010.

Siamo al 2011-12: Maicosuel e Danilo li conoscono tutti, il primo forse più per quel rigore funesto contro il Braga che per altro, il secondo è ancora il pilastro della difesa (tanto che Iachini l’ha già incoronato capitano, nonostante qualche voce di mercato e un rapporto non più idilliaco con parte della tifoseria). Come per il Mago non è di certo da ricordare l’esperienza friulana di Naldo, mentre per Allan parlano i fatti (e i soldi intascati dal Napoli).
Da scordare, invece, l’avvento di Willians, meteora o forse solo stella cadente, chissà.

Senza scordarsi G. Silva sulla sinistra (oggi candidato addirittura alla maglia da titolare dopo anni tribolati), Jadson e, lui: Guilherme, il mediano per il quale il club bianconero pare abbia un occhio di riguardo, mentre i tifosi oramai li hanno chiusi tutti e due. L’anno passato tutta da dimenticare l’avventura di Marquinho, voluto da Colantuono ma che dopo 4 mesi era già pronto per partire per gli Emirati. Nessuno l’ha rimpianto.
Un rimpianto è stato Douglas, che il buon Guidolin aveva già individuato come talento, ma per il quale chiedeva pazienza. Non c’è stata e oggi il laterale sinistro è titolare con la Nazionale ed è stato cercato addirittura dal Barcellona.

Aspettando il giovane Marcio Amoroso Jr, figlio d’arte che sta già impressionando in Primavera, ci si può consolare con Evangelista, grande talento ma che pare sia destinato a un prestito.

Oggi in rosa contiamo anche  Matos ed Ewandro, attaccati esterni tutti da scoprire. Il primo ha già mostrato qualche dote l’anno passato prima di essere messo nel cassetto, il secondo è un po’ un oggetto misterioso.
Misterioso anche Samir, che Gino Pozzo ha cercato insistentemente e che l’anno scorso è stato parcheggiato al Verona dove ha collezionato una sola presenza (e una rete).

Insomma, tra tanto esotismo, l’Udinese ha una certezza e si chiama Brasile. Certezza se non altro economica visto he a fronte di 55 milioni complessivamente spesi i soli Amoroso e Allan ne hanno garantiti il doppio in entrate. Insomma il Brasile è se non altro un investimento, poi se sul campo il samba rischia di diventare una mazurca stonata, beh questo è un altro discorso.

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