Udinese: crollo presenze allo stadio

Udinese: crollo presenze allo stadio

Quando si parla di Udinese oggi i dati che si vanno a spulciare più frequentemente sono quelli relativi ai giocatori: passaggi lunghi, tiri in porta, i punti ovviamente. Ma c’è un numero che risalta ancora maggiormente, più nascosto, non relativo alla squadra, ma che su di essa si riflette e – contemporaneamente – riflette anche quanto l’Udinese sta offrendo. Parliamo dei dati relativi alle presenze.

Fonte Tranfermarket
Un crollo verticale spiegato con molte cause, tra le quali c’è certamente la disaffezione: verso il club, verso una squadra straniera e verso un calcio che non piace. Perché la crisi certamente influisce, le tv contribuiscono a rendere poltrone il tifoso medio, ma questo non può bastare a spiegare da solo i 13,425 spettatori che fino ad oggi costruiscono la media nel nuovo stadio Friuli. Un impianto che si è rifatto il look anche per riportare le persone allo stadio, ma che oggi non riesce nemmeno a raggiungere la media presenze di due anni fa quando era palesemente scomodo e senza copertura. “Il campionato dei terzi posti e della qualificazione in Champions ha dato lustro al club, ma non c’è più – spiega Alessandro Calori -. Oggi manca una vittoria che resti, magari una coppa Italia. Fare lo stadio è come vincere uno scudetto. Questo stadio io lo dedicherei a Pozzo, la struttura è stupenda. Forse anche loro si saranno accorti che manca qualcosa,a ma ridare entusiasmo significa i Sanchez o i Di Natale da crescere. Non è facile trovare i talenti oggi, la concorrenza è enorme rispetto a un tempo. Oramai non c’è più la fertilità di prima, oggi le grandi società portano via i migliori”. Parole che certamente sono logiche quelle del Capitano, ma indipendentemente dai risultati serve riportare entusiasmo e passione. “A divertirsi non pensa nessuno – ribatte Calori -, in Italia c’è la cultura del risultato”. Forse, però, la disaffezione va oltre: lo stadio è un gioiello, ma come tutti i gioielli se non c’è anima rimane fine a sé stesso. Il distaccamento nasce da piccoli particolari che, sommati, stanno contribuendo a rendere il tifoso distante. Va bene la crisi, ma avere una squadra troppo straniera, aver lasciato scappare Pinzi che al di là della qualità in campo era una bandiera, la questione del nome dell’impianto che potrebbe essere ‘svenduto’ secondo tanti tifosi per pochi euro, gli investimenti fatti per il Watford e per il Granada sono i punti caldi che spiegano meglio di tutto il resto il dato. Lo zoccolo duro che faceva superare sempre i 15 mila tifosi allo stadio si sta assottigliando, questo è il fatto. Il club fa buon viso a cattiva sorte, si è definito soddisfatto anche dei 10 mila abbonati fatti. Ma i numeri non mentono mai, in campo così come fuori e questo dato non è altro che lo specchio di un problema profondo: la gestione troppo aziendale, quasi come se fosse un’industria, sarà ovviamente produttiva, ma queste 13 mila presenze medie significano che al di là della crisi c’è un distacco verso la commercializzazione di questo sport. (Foto Zimbio)  

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