Udinese: i cinque punti su cui riflettere

Udinese: i cinque punti su cui riflettere

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Giocare subito per l’Udinese può essere sia un bene sia un male. Certamente la voglia di riscatto, si dice, in questi casi può fare la differenza. Però è anche vero che la squadra bianconera ha alcuni limiti evidenziati soprattutto nelle ultime de gare con la Lazio e con l’Empoli.

TENUTA FISICA – Anche Stefano Colantuono l’ha confermato: “Non si può giocare ad alti ritmo per novanta minuti”. Allora o si è bravi nell’amministrare e nel capitalizzare al meglio quanto fatto con le forze al top, oppure si rischia di capitolare come contro i toscani, equazione facile facile. I bianconeri sia a Roma sia contro la squadra di Giampaolo hanno speso tanto nei primi quarantacinque minuti, senza però riuscire a mettere a frutto il loro gioco, poi sono crollati alla distanza, senza peraltro reagire nei finali. Una segnale  da non sottovalutare.

MODULO – Se la tenuta fisica è quella che è, la causa va ricercata in una fase di campionato ancora di rodaggio, ma anche in un modulo assai dispendioso. Il 3-5-2, fin dai tempi di Guidolin, ha funzionato solo se tutti gli interpreti erano al top e, soprattutto, avvezzi a interpretarlo. Servono uomini chiave che ad oggi non sembrano esserci. I ruoli cardine sono sostanzialmente tre: il mediano davanti alla difesa e i due laterali. Nel primo caso è rimasto solo Iturra disponibile. Forse si proverà Pontisso, ma con i giovano serve avere cautela. Mandarlo allo sbaraglio oggi sarebbe non avere logica. Forse si attingerà al mercato, con Lodi nome caldo. Di certo il cileno non ha il passo, non ha la tecnica, per stare lì nel mezzo. Se la partita è arroccata, come a Torino, i suoi raddoppi di marcatura sono utili, altrimenti se si deve fare gioco rimane un giocatore incompleto. Colantuono ha provato anche Fernandes in questo ruolo, ma il portoghese ha tecnica e visione di gioco, ma non ha la prestanza per agire in una posizione dove serve essere al 100 per cento in entrambe le fasi di gioco.
I laterali, poi, vanno a fasi alterne: Edenilson dopo le buone cose viste in pre stagione si è arenato. Non spinge, difende faticosamente, con un dispendio di forze notevole. Adnan va meglio, ma ovviamente deve crescere ancora molto.
Cambiare oggi schema appare impensabile. La squadra è stata pensata per questo modulo, infortuni e problemi vari non aiutano. Col Milan forse rientra Widmer, ma non ci sarà Kone, per cui le scelte sembrano abbastanza scontate.

DIFESA – Se il centrocampo stenta, la prima a soccombere è la difesa: che nelle ultime due stagioni ha preso la bellezza (si fa per dire) di 116 gol, un’enormità. E serve ringraziare Karnezis, più volte migliore in campo, se le disfatte non sono state di più e peggiori. Ma a tre dietro si soccombe se i momenti non sono perfetti, mentre a quattro oggi come oggi sembra che manchino gli interpreti o la volontà di provare.

LE DELUSIONI – In questo avvio la delusione maggiore è Kone: non ci sarà col Milan, ma si conferma un anarchico che purtroppo non è utile alla causa. La tecnica individuale non basta, dopo più di un anno non ha dimostrato ancora nulla.
Non sono delusioni, ma ancora UFO, i vari Marquinho, Felipe, Insua. Si torna al discorso forma fisica, ma gli acquisti fatti per adesso non sembrano poter dare una mano o essere alternative capaci di sradicare le gerarchie.

GOL E FATTORE CAMPO  – Due reti nelle ultime quattro gare, cinque sconfitte consecutive al Friuli. Sono questi i numeri che inchiodano la squadra, figlia di problemi passati ancora non evidentemente risolti. In fase offensiva c’è l’eterno dilemma se Di Natale è utile o meno. Il capitano al di là della prestazione offerta con l’Empoli, oggi appare un lusso più che un giocatore chiave. Uno che fa la differenza se usato a dovere, ma non sul quale basare la fortuna dell’Udinese. Thereau è una seconda punta con poco fiuto per la rete in carriera, Zapata è ancora tutto da scoprire, mentre Aguirre non sembra ancora aver convinto del tutto il tecnico.
I bravi attaccanti sono tali se arrivano rifornimenti, ma è anche vero che quando ci sono stati si è sbagliato troppo.
E poi c’è il fattore casa che non va sottovalutato. Il nuovo stadio doveva esser un fortino, paradossalmente sta facendo faae il salto agli avversari, che sanno di essere sotto gli occhi di tutti e reagiscono come squadra. Cosa che ancora l’Udinese non è.

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