Udinese, i punti di forza su cui ripartire

Udinese, i punti di forza su cui ripartire

Il campionato dell’Udinese è stato un punto e virgola nel libro bianconero. Un pausa, insomma, tra il punto messo al ciclo-Guidolin e la virgola in attesa della fioritura del nuovo corso targato Andrea Stramaccioni.

Qualcuno ha storto il naso quest’anno, parlando più delle occasioni perdute che di quanto costruito: è vero, l’Udinese quando ha avuto l’opportunità di fare il salto verso posizioni più nobili, ha mancato l’appuntamento. Anche Strama ne è consapevole, ma piangere sul latte versato è inutile, meglio soffermarsi su quanto costruito da luglio.

– Schemi: A luglio si è dovuti partire gioco-forza col 3-5-1-1 di guidoliniana memoria. La squadra è stata impostata per questo modulo, che tra l’altro aveva assimilato nel corso di quattro anni. Sradicarlo subito non era logico, è servito tempo per cambiare. Prima la simbiosi a gara in  corso col 4-3-1-2, poi quest’ultimo modulo espresso interamente nell’ultimo scorcio di torneo. Sarà la base per il futuro, ma si è dovuto lavorare molto sui movimenti di qualche interprete, abituato al passato e alla ricerca costante di Di Natale.

– Senatori: Il tempo passa per tutti, è inevitabile. Domizzi e Di Natale sono i due senatori, i due capitani di spogliatoio che patiscono di più questo aspetto. Il Divin Capitano ha capito che è utile, ma lo sarà solo se accetta un ruolo cosiddetto ‘alla Altafini’. Strama lo vuole ancora con sé, del resto è lui ad aver contributo ancora una volta alla salvezza. Ma il dubbio che attanaglia Totò è se potrà divertirsi nel nuovo stadio ben sapendo che la maglia da titolare passerà anche per altri interpreti. Vedremo a giugno. Domizzi rimarrà a vita a Udine, ma anche lui ha patito acciacchi  e nuovi interpreti che avanzano e anche lui in futuro non può essere il giocatore da 38 partite.
L’unico che appare ancora imprescindibile è il Gladiatore, Giampiero Pinzi, il quale dopo un avvvio difficile ha limato incomprensioni e problemi, riaffacciandosi da protagonista.

– Gruppo: La vera forza del lavoro svolto da Stramaccioni e Stankovic è stata quella sullo spogliatoio. Ereditato dopo un anno tribolato, tra tensioni e ambizioni personali, il tecnico ha messo mano dal primo giorno su questo aspetto. Anche qui ci è voluto tempo e fatica, ma il risultato è stato evidenziato dalla fotografia della stagione, l’abbraccio di Di Natale al suo allenatore dopo il gol al Chievo.

– Giovani: Contemporaneamente a tutto questo si è lavorato con la giusta parsimonia nell’utilizzo dei giovani proiettati al futuro: Perica sta dimostrando il suo valore, Wague – prima di infortunarsi – aveva preso il posto da titolare, si è data fiducia a prospetti più che interessanti come Evangelista, Hallberg e Zapata, aggregandoli costantemente nel lavoro quotidiano della prima squadra. A loro si sono aggiunti i Primavera che potranno essere utili con le nuove norme l’anno prossimo: Pontisso, Coppolaro, Bchniewicz, Meret sono i nomi su cui scommettere e sui quali stramaccioni, assieme a Mattiussi, ha avuto un ruolo importante.

Certezze:  Karnezis si è confermato determinante, Widmer ha trovato un ruolo da protagonista: lo svizzero ha avuto un calo fisiologico nel finale, ma va anche detto che con la partenza di Faraoni non c’è stata più nessuna alternativa nel ruolo. Allan si è,poi, consacrato, così come Thereau ha ribadito il ruolo determinante da seconda punta.

Insomma tra un punto e una virgola ci sono anche punti esclamativi: la stagione, del resto, era stata ampiamente preventivata come ‘anno zero’ fin dall’estate scorsa. Ora, col nuovo stadio, viene il bello. A proposito, nessuno può dirlo, ma quanto ha influito giocare in un cantiere in termini di punti?

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