Udinese, l’ora dei saluti

Udinese, l’ora dei saluti

Quest’anno il caso ha voluto che, nella stessa domenica nella quale si conclude il campionato di calcio di serie A, a Milano cali il sipario anche sul Giro d’Italia. Piu’ o meno nelle stesse ore nelle quali la tradizionale cornice del capoluogo lombardo incoronerà il vincitore della corsa rosa, l’Udinese scenderà sul terreno dello stadio “Sant’Elia” di Cagliari per l’atto finale di questa sua controversa e balorda stagione. Abbiamo scelto quest’elemento di raccordo con lo sport delle due ruote in apertura del nostro intervento, perchè, circa un mese e mezzo fa, presentando Udinese-Palermo, match che cronologicamente seguiva la figuraccia dei bianconeri in quel di Parma, auguravamo a chi gravitava nell’orbita friulana di non doversi risvegliare a fine campionato pronunciando l’amaro motto di un altro grande del ciclismo di tutti i tempi, Gino Bartali, il proverbiale “L’e’ tutto sbagliato, l’e’ tutto da rifare”. E’ la constatazione alla quale l’intero establishment bianconero è giunto nel corso di questa frenetica settimana. Al termine della partita col Sassuolo, che ha segnato l’ottavo stop interno stagionale, Andrea Stramaccioni si professava sicuro di sentirsi ancora pienamente al centro del cosiddetto “progetto” che il tecnico romano avrebbe voluto e dovuto portare a  compimento il prossimo anno. Poi, nel breve volgere di poche ore, con un’evolversi degli eventi che ha costituito quasi un inedito nell’era Pozzo, si è via via compreso che a distanza di nemmeno un anno dalla scelta caduta sull’ex tecnico dell’Inter per dare il via al dopo-Guidolin, la panchina dell’Udinese era destinata a cambiare intestatario. Il diesse Cristiano Giaretta, fedele alle funzioni che gli competono, ha continuato a smentire dissidi tra società e Stramaccioni e cambi di guida tecnica all’orizzonte, ma anche qui una serie di situazioni, talune disegnate dal destino, altre stabilite da quella che è la routine del football del Nuovo Millennio, preludono alla chiusura del rapporto con un tecnico romano per accoglierne con tutta probabilità un altro proveniente dalla capitale. Nessuno avrebbe potuto infatti immaginare che proprio in concomitanza col Galà bianconero, organizzato dall’Associazione degli Udinese Club, si sarebbe scatenato sui siti specializzati e sulla carta stampata il tam-tam riguardante un possibile avvicendamento alla guida tecnica delle zebrette. Un appuntamento, quello di Tricesimo, organizzato ed atteso dai tifosi da dieci anni: tanto tempo era trascorso dall’ultimo rendez-vous dello stesso tenore tra i sostenitori friulani ed i propri beniamini. Tutti presenti, ad eccezione dello staff tecnico, e bocche cucite da parte dei giocatori: un primo inequivocabile segnale a conferma dei cambiamenti in divenire. Poi le conferme giunte da Bergamo riguardanti Stefano Colantuono, finito evidentemente nel mirino dei Pozzo, e pronto a rescindere il contratto che lo legava all’Atalanta con la contestuale rinuncia ad una parte delle spettanze che la società orobica gli doveva in base agli accordi, venuti consensualmente meno un paio di giorni fa. Ed infine, a conferma dei cambiamenti in atto, un fatto legato alla strettissima attualità: la tradizionale conferenza stampa pre-partita, il consueto faccia a faccia di Stramaccioni con gli addetti ai lavori delle testate locali e nazionali, quest’oggi salta. L’ora del commiato è davvero vicina. Con questa determinazione alla quale manca solo l’annuncio ufficiale, i Pozzo vanno ad interpretare gli umori, o per meglio dire i malumori della piazza, che sono poi sentimenti piu’ o meno condivisi da parte delle eminenze grigie del sodalizio friulano. Una scelta del genere, concepita dalle stesse menti che avevano individuato in Stramaccioni, piu’ o meno un anno fa, la figura professionale degna rappresentante di quello che avrebbe dovuto essere il nuovo corso dell’Udinese, non fa che confermare che le suddette “logiche bartaliane” hanno avuto loro malgrado il sopravvento. Dunque si ripartirà dopo Cagliari, salvo clamorose sorprese ed improbabili nuovi ribaltoni, da Stefano Colantuono. E’ pur vero che l’anno scorso, una volta sancita la separazione da Francesco Guidolin, Gigi Delneri pareva sul punto di firmare e poi tutto saltò spianando la strada a Strama. A dodici mesi di distanza, tutto porta al tecnico di Anzio quale figura prescelta per il nuovo cambio in panca: i tecnici pronti a ridursi l’ingaggio che percepivano in precedenza non lasciano insensibile una dirigenza come quella friulana, da sempre attenta alla gestione dei costi. In piu’ Colantuono ad Udine potrebbe ritrovare due elementi come Kone e soprattutto Thereau che invano aveva inserito nella lista della spesa ai tempi della militanza atalantina. Andrea+Stramaccioni+Udinese+Calcio+v+Torino+4EODn5n5FiYlColantuono è pronto a scommettere sull’Udinese per rilanciarsi dopo essere stato sollevato dall’incarico a Bergamo, in favore del goriziano Reja. La scommessa piu’ grande, ancora una volta, la fanno i Pozzo. La cui scelta fa da sfondo ad un altro grande evento che andrà a concretizzarsi nella stagione entrante: l’inaugurazione del nuovo stadio “Friuli”. Ed è anche in questi termini che la famiglia al timone dell’Udinese da quasi trent’anni non potrà piu’ permettersi errori di valutazione. Lo stadio è la struttura tecnica necessaria per la disputa delle partite di calcio, ma un calcio senza spettatori non ha ragione d’esistere. Uno stadio, per attirare spettatori, puo’ rispondere a parametri legati al confort o ad un’architettura di pregio, ma non va dimenticato che a questi aspetti si legano poi altri fattori da ricollegare all’ambito sportivo, il tutto in un paese come l’Italia dove il merito è legato a stretto filo col risultato, ed in una realtà regionale come quella friulana nella quale la voglia di lottare gettata sul campo da gioco, coniugata ad una buona cifra tecnica messa in mostra dai calciatori, sono elementi che vanno a braccetto con l’attribuzione di un applauso piuttosto che di un fischio. Tradotto: il nuovo “Friuli” diventerà la bolgia, il fortino dove gli ottimisti prefigurano un’affluenza media da 18.000 spettatori ogni domenica, solo se si punterà non già alla semplice conferma dello zoccolo duro, costituito per interderci dai 10.000 fedelissimi che quest’anno hanno sopportato ogni sorta di dsagio pur di stare vicini a Di Natale e compagni; occorrerà andare alla conquista di quelli che chi scrive definisce i malpancisti del tifo friulano, quelli che hanno giustificato negli anni la loro assenza allo stadio o per ragioni di scarso confort di fronte all’inclemenza del clima da queste parti, o per un certo venir meno del tasso tecnico del rooster bianconero, passando per l’ostentato profilo basso tenuto dalla dirigenza bianconera che viene troppo spesso interpretato come una marcata assenza di ambizioni dal punto di vista del risultato sportivo. Da ultimo la figura del tecnico, molto importante. Ci piace paragonare l’Udinese ed i tecnici che fanno al suo caso con quanto accadde sul finire degli anni ‘90 ad una squadra nazionale rappresentante di un piccolo stato nostro dirimpettaio, affine ai friulani per mentalità e tradizione storica: la Slovenia. Quella Slovenia appena nata anche calcisticamente alla quale Srecko Katanec, vecchia conoscenza della Sampdoria dello scudetto, cambiò mentalità una volta assunta la responsabilità della squadra. Il tecnico disse che i suoi ragazzi sarebbero dovuti andare oltre alla tipica mentalità dello sloveno medio portato a dire “Siamo piccoli, ma dove vogliamo andare?” per elevarsi verso traguardi ritenuti a torto impossibili, che poi furono raggiunti, leggi la partecipazione dapprima agli Europei 2000 e poi ai mondiali 2002. Insomma, abbandonare i luoghi comuni per migliorarsi sempre. Pertanto, il nuovo tecnico dell’Udinese dovrà trasformarsi nel Katanec della situazione, incuclcando negli elementi che avrà a disposizione questo tipo di mentalità, unita indiscutibilmente all’attribuzione di un’autentica identità di gioco che quest’anno non si è proprio vista. Il tutto per un cambiamento che nella prossima stagione dovrà essere tangibile, e non solo dichiarato a parole. E poichè le ultime due stagioni bianconere vanno si’ ricordate per la conquista del minimo sindacale costituito dalla salvezza, ma hanno avuto un carattere decisamente declinante rispetto a quanto ammirato in precedenza, i fatti storici legati ad altre squadre che in serie A avevano intrapreso, ad un certo punto della loro storia, un percorso “declinante”, devono costituire un monito ed un insegnamento per tutto l’ambiente. Tradizione vuole che a continuare sulla via del declino, ci si dirige verso strade ancor piu’ pericolose. La stagione 2015-2016 dovrà per forza essere quella del rilancio, limitando al massimo gli errori, da parte di tutti. Domani Cagliari per chiudere la negativa parentesi tra recente passato e presente, per poter poi spalancare le porte verso un futuro che dovrà essere necessariamente migliore. Con un sincero in bocca al lupo alla nostra cara, vecchia, amata Udinese. Sergio Salvaro@ Mondo Udinese

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